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Patuelli: “Con i fondi del Recovery il nostro Paese può ripartire, ma a patto che…”

Il credito - assicura il presidente dell’Abi - continuerà a essere abbondante e a tassi bassi. Il Piano per usufruire dei finanziamenti Ue è un’occasione straordinaria per superare ritardi e lacune, ma occorre rendere sostenibile il debito pubblico e poi ridurlo. Fondamentali per il rilancio le riforme fiscale e della Giustizia


01/02/2021

di Giambattista Pepi


Antonio Patuelli

Le banche fanno e continueranno a fare la loro parte sostenendo e accompagnando l’Italia lungo il cammino di modernizzazione e di sviluppo, così come sono state impegnate ad aiutare famiglie e imprese costrette ad affrontare una crisi gravissima. Ma in questo momento non devono essere lasciate sole: occorre che le autorità di regolamentazione e vigilanza, nel perseguire l’obiettivo della stabilità finanziaria, non perdano di vista quello della crescita economica e non creino ostacoli al ruolo essenziale che in questa fase difficile svolgono proprio gli istituti di credito. 
Nell’intervista a Economia Italiana.it, Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, conferma che le banche contribuiranno a superare la recessione più pesante che abbia colpito il nostro Paese dal Secondo dopoguerra a causa della pandemia da Covid-19. 
Il credito - ha aggiunto - continuerà a essere abbondante e a buon mercato: i tassi resteranno infimi grazie allo straordinario impegno della Banca Centrale Europea (“Fa più di quello che si immaginava potesse fare”) che, attraverso una politica monetaria ultra accomodante con tassi ai minimi storici e l’acquisto dei titoli del debito sovrano che riduce lo spread garantisce che le banche possano fornire volumi di finanziamento a tassi di interesse mai così bassi alle famiglie e alle imprese. 
Le quali, con le moratorie sui prestiti accordatati prima che scoppiasse la pandemia e i finanziamenti concessi con le garanzie dello Stato potranno superare le attuali difficoltà e tornare presto a realizzare i loro progetti e gli obiettivi di crescita e sviluppo.

Qual è oggi lo stato dell’arte del mercato del credito? 
In Italia il credito all’economia è in crescita. Secondo i dati ufficiali della Bce, tra la fine di febbraio e la fine di novembre 2020, gli impieghi sono aumentati del 3%, mentre sono diminuiti negli altri Paesi dell’area dell’euro. Il trend positivo è sostenuto dalle garanzie accordate dallo Stato, dal fondo delle piccole e medie imprese e dalla Sace. 

Anche nel Mezzogiorno?   
In base ai dati della Banca d’Italia, gli impieghi nel Sud e nelle Isole hanno una variazione su base annua del +2,7% contro il + 2,6% del Paese. I prestiti alle imprese nel Sud sono cresciuti del 5,9% contro un +6,9% dell’Italia. Per le famiglie prestiti e mutui sono cresciuti dello 0,7% contro un +1,2% generale. Quindi non ci sono differenze sostanziali tra le due macro-aree del Paese quanto a volumi di credito erogati. E anche nel Sud i tassi applicati ai prestiti sono ai minimi storici.

Il denaro continuerà a essere a buon mercato? 
Per ora i tassi di interessi applicati alle operazioni di finanziamento sono infimi. Pensiamo che dovrebbero continuare a rimanere ai minimi storici. In occasione dell’ultimo meeting, la Bce ha mantenuto inalterati i tassi applicati alle banche sui rifinanziamenti e la politica monetaria non cambierà fino alla metà del 2022. Ricordiamo che la pandemia da Covid-19 non ha generato una crisi simmetrica, cioè a dire non ha colpito allo stesso modo tutti i comparti merceologici. 
Nel 2020 ci sono stati comparti, come ad esempio l’agro-alimentare, il farmaceutico, in parte il manifatturiero, e altri che sono andati bene; mentre, purtroppo, ce ne sono stati altri che sono andati male: turismo, viaggi, trasporto aereo. Quindi è una situazione a macchia di leopardo che evidenza una maggiore o minore domanda di finanziamenti in relazione all’andamento delle imprese e del comparto in cui operano. 

Cosa potrebbe succedere quando verranno meno le agevolazioni dello Stato e ci sarà un ritorno alla normalità? 
Sui criteri di valutazione del merito creditizio le norme non sono mai cambiate. Nel senso che il Decreto dell’8 aprile 2020 n. 23 (“Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali” - ndr) convertito con modificazioni nella legge 6 giugno 2020 n. 41. non ha mutato, né aveva la possibilità di farlo, le normative europee al riguardo che sono quelle che determinano con più rigore la verifica preventiva del merito di credito del cliente. Peraltro il fondo erogatore delle garanzie poi effettua controlli anche sulle concessioni di credito. 
Va detto inoltre che, con l’autorizzazione preventiva dell’Unione Europea, la Legge di bilancio 2021 ha prolungato fino al 30 giugno 2021 la concessione di autorizzazioni di prestiti garantiti. Abbiamo pertanto cinque mesi davanti per continuare a lavorare così. Infine, nei primi giorni dell’anno l’Ue ha segnalato che, permanendo rischi al ribasso per l’economia a causa della pandemia, i provvedimenti straordinari di carattere finanziario potranno essere prorogati al 31 dicembre 2021. E questa è una scelta che favorisce un’ulteriore proroga da parte dell’Italia delle misure di emergenza finanziaria a suo tempo adottate e attualmente vigenti.  

Fino al 31 dicembre un debitore era considerato in stato di default se aveva pagamenti arretrati per più di 90 giorni in misura del 5% del suo debito: adesso la percentuale è all’1%. Insomma, basta avere piccoli arretrati per trovarsi nei guai. Questo può rappresentare una remora alla concessione di finanziamenti da parte delle banche? 
Queste decisioni sono state prese dall’Autorità Bancaria Europea (Eba) molto tempo prima di quando è scoppiata la pandemia e vincolano tutti i gli Stati membri dell’Ue non solo quelli appartenenti all’area dell’euro.  Queste decisioni riflettono soprattutto la prevalenza dei Paesi del Nord Europa che sono abituati a una maggiore puntualità nel pagamento dei debiti contratti con le banche rispetto a quanto avviene in genere nei Paesi Mediterranei. 
Come Abi non siamo rassegnati che questa normativa rimanga inalterata perché, alla prova dei fatti, occorre vedere negli altri Paesi se poi tutta questa puntualità abituale antecedentemente alla pandemia è rimasta inalterata anche adesso. Preciso che l’Associazione Bancaria Italiana fin dal 2015 è dell’avviso che quella dell’Eba è una scelta di eccessiva rigidezza e quindi sbagliata. 
In ogni caso, oggi possiamo controllare agevolmente i nostri conti correnti da remoto tramite le app scaricate nei telefonini, o mediante il servizio home banking, oppure recandoci allo sportello. Bisogna in altre parole che sia le banche, sia i clienti siano scrupolosi e verifichino eventuali scoperture nei conti correnti. Se ci fossero problemi i clienti non aspettino di superare le scadenze, ma contattino le rispettive banche prima della scadenza del debito per trovare una soluzione soddisfacente. 

Cosa si può fare per rendere la normativa meno penalizzante per la clientela e meno vincolante per gli intermediari finanziari? 
Occorre agire. La proroga delle moratorie ex lege disposta dalla Legge di bilancio 2021 se non accompagnata da una interpretazione delle linee guida dell’Autorità Bancaria Europea, che oggi pongono un limite di 9 mesi alla durata complessiva del periodo di sospensione dei pagamenti, produce il rischio di dover riclassificare da parte delle banche come deteriorate tutte le esposizioni oggetto di moratoria con conseguenze gravemente dannose per i debitori. 
Pensiamo sia necessario intervenire quanto prima per ottenere una interpretazione delle regole che consenta la proroga delle moratorie oltre i 9 mesi senza le conseguenze ricordate. Allo stesso tempo occorre ampliare i parametri stabiliti dall’Autorità Bancaria Europea per consentire misure di agevolazione per i debitori (ad esempio l’allungamento dei piani di ammortamento) senza che la concessione di queste agevolazioni faccia scattare la riclassificazione della posizione come deteriorata. 

La Bce ha fatto quel che doveva?  
Fa di più di quello che si immaginava potesse fare. Nel senso che se lo spread è così basso dipende dagli interventi consistenti e prolungati. Noi eravamo abituati a svalutazioni del 15-20% e a un’inflazione anche a due cifre: questo determinava la perdita del potere di acquisto per stipendi, salari e risparmi. Con una moneta solida come l’euro c’è molta più tranquillità sotto questi aspetti tant’è che tra le tante problematiche questa non viene citata. Ed è un risultato importante. 

Spread bassi, inflazione impalpabile, credito abbondante e a buon mercato, fondi, tra sovvenzioni e prestiti, in arrivo dall’UE: condizioni favorevoli per rilanciare l’economia e ridurre l’indebitamento attraverso il Recovery Plan.  
È un’occasione straordinaria per colmare lacune e ritardi. Penso soprattutto agli investimenti in infrastrutture materiali ed immateriali. I grandi investimenti previsti nel Recovery Plan nazionale sono anzitutto per le infrastrutture ferroviarie e la portualità. Penso che questo valorizzi due elementi: da un lato, la centralità del Paese nel Mediterraneo con gli investimenti portuali; dall’altro i movimenti interni di merci e persone con gli investimenti nel trasporto ferroviario che, a parte l’Alta velocità da Torino a Salerno, hanno strutture assai vetuste, che consentiranno di risparmiare tempo e denaro. 
Tutti questi investimenti produrranno attività per le imprese e lavoro per le persone. Quindi è una fase di attesa di una ripresa del nostro Prodotto interno lordo che dovrà essere forte, intensa e duratura. Le banche stanno sostenendo l’economia in questa fase difficile E intensificheranno il loro impegno anche nei confronti delle imprese che si occuperanno dell’attuazione di questi grandi investimenti. 

Ma la crisi del Governo allunga i tempi e complica il cammino in Europa del Recovery Plan nazionale… 
Anche in questo caso non commentiamo la polemica politica. Come Abi teniamo a dire che l’utilizzo delle risorse del Pnrr dovrà assicurare la sostenibilità anche nel medio periodo del debito pubblico e mettere in prospettiva il rapporto debito-Pil su un sentiero di riduzione. Le modifiche legislative e gli incentivi devono avere carattere di certezza e stabilità nel tempo, per poter creare aspettative positive e dare la possibilità ai potenziali fruitori di pianificare i propri investimenti e poter contare sul mantenimento delle agevolazioni per il tempo necessario. È importante che vi sia semplicità e facilità di accesso alle misure, specie per ciò che concerne agevolazioni e incentivi, sia per le procedure previste, sia per la chiarezza dei criteri per l’applicazione.  

E delle misure di carattere finanziario contenute nel Recovery Plan cosa ne pensate? 
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede l’utilizzo di strumenti finanziari per favorire l’apporto di risorse private (in forma di credito o capitale) al fianco di quelle pubbliche per attivare nuovi investimenti in particolare nell’area delle filiere strategiche, del miglioramento dei servizi turistici e delle infrastrutture ricettive, dell’economia circolare e dell’housing sociale (l’edilizia abitativa sociale è una tipologia di intervento immobiliare e urbanistico che consiste nel garantire in locazione una soluzione abitativa a individui e nuclei familiari del ceto medio il cui reddito non sia sufficiente per l’acquisto di un immobile, ma sia troppo elevato per accedere a soluzioni di edilizia popolare - ndr). 
Il Pnrr ipotizza anche la costituzione di un “Fondo di fondi”, che alimenti fondi operativi specializzati per strumenti finanziari, rischi assunti e settori di intervento. Si prevede, inoltre, la possibilità di favorire la sinergia tra gli interventi finanziati attraverso il programma europeo Invest EU (Il Fondo Invest EU è lo strumento del nuovo quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea per il periodo 2021‑2027 che riunirà in un unico programma i 14 differenti strumenti finanziari attualmente disponibili per sostenere gli investimenti nell’Ue - ndr) e quelli del Recovery and ResilienceFacility (è il principale strumento di ripresa previsto dal piano Next Generation EU, quello che fornirà un sostegno finanziario anticipato, sotto forma di prestiti e sovvenzioni per un importo complessivo di 672,5 miliardi di euro, per aiutare i Paesi dell’Ue nella ripresa post-pandemia - ndr). 
Affinché tali misure possano sviluppare al meglio il loro potenziale è necessario che i diversi strumenti finanziari funzionino in maniera omogenea per tipologia di obiettivo, evitando la proliferazione di misure agevolative con la conseguente polverizzazione delle risorse disponibili e la maggiore difficoltà a canalizzare gli incentivi verso i beneficiari finali, in tempi compatibili con l’urgenza di favorire la ripresa economica. I possibili strumenti finanziari sono: 1) garanzie su finanziamenti bancari; 2) contributi in conto interessi su finanziamenti bancari; 3) finanziamenti agevolati, eventualmente associati a finanziamenti bancari. Un discorso a parte riguarda poi gli strumenti di partecipazione al capitale di rischio. 

Come gestire questi diversi strumenti
Per ciascuna delle tre tipologie di agevolazione, coerentemente con gli obiettivi del Pnrr di semplificazione e digitalizzazione, è possibile immaginare la realizzazione di altrettante piattaforme nazionali finalizzate alla loro erogazione, secondo modalità standardizzate. Per la garanzia su finanziamenti bancari, in Italia abbiamo già una possibile piattaforma che funziona efficacemente e alla quale si dovrebbe far riferimento: il Fondo di garanzia per le Piccole e Medie imprese.  Le nuove garanzie per l’accesso al credito delle imprese dovrebbero essere direttamente gestite dal Fondo di garanzia per le PMI o, comunque, seguirne lo schema operativo. 
Anche per i contributi in conto interessi esiste un possibile modello di riferimento che funziona e che ormai le banche hanno imparato a gestire efficientemente: la nuova legge Sabatini.  
Per i finanziamenti agevolati direttamente erogati dallo Stato e dalle Regioni non esiste una piattaforma di erogazione unica o uno schema agevolativo unico. Esiste, però, un possibile modello di riferimento da cui, con le necessarie semplificazioni, si potrebbe partire: il Fondo Rotativo Imprese (Fri).   
Le piattaforme dovrebbero servire anche per l’erogazione di agevolazioni di matrice locale, prevedendo – come è già per il Fondo di garanzia delle Pmi - sezioni regionali. Il sostegno pubblico a operazioni di capitalizzazione delle imprese (ad esempio tramite investimenti nel capitale di fondi di private equity, banche o tramite Offerte pubbliche di sottoscrizione per quotazioni nei mercati azionari) è previsto solo in alcuni casi specifici: tale intervento dovrebbe costituire un perno importante per la ripresa nella fase post pandemica in un’ottica di sostenibilità e ottimizzazione della struttura finanziaria delle imprese. 

C’è un aspetto importante connesso all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e sono le riforme senza fare le quali sarà ben difficile raggiungere gli obiettivi e spendere le risorse comunitarie. 
Esatto. Tra gli elementi essenziali alla ripresa del Paese è anche menzionata la riforma di alcune componenti della giustizia civile e del sistema tributario italiano per renderlo più equo, semplice ed efficiente.  
L’efficienza della giustizia civile, la certezza del diritto, la definizione dei contenziosi in tempi certi e ragionevoli sono precondizioni per lo sviluppo delle imprese in un contesto di legalità e per migliorare l’attrattività dell’Italia rispetto agli investimenti esteri.  
L’evoluzione del sistema fiscale poggia molto sulle banche che hanno elevate responsabilità e rischi fiscali. La gestione di questi compiti per obblighi di legge dovrebbe essere inquadrata in un più corretto rapporto tra amministrazione finanziaria e banche. Il rapporto di servizio che si è instaurato - ed è destinato nel tempo a intensificarsi - merita lo stesso rispetto dei principi di: equità (evitare oneri impropri per le banche); semplificazione (intesa non solo per il contribuente finale ma anche per chi è obbligato a svolgere un ruolo per conto del fisco senza essere parte dell’Amministrazione finanziaria) ed efficienza (di tutte le fasi del prelievo fiscale, comprese, quindi, quelle gestite dalle banche per conto del fisco). 

Il Paese in definitiva cosa può e cosa deve aspettarsi dalle banche? 
Le banche sono impegnate per ragioni etiche, strategiche e per loro stesso interesse a che ci sia il massimo della resilienza, dello sviluppo possibile e delle risorse. Lo abbiamo già visto nel secondo dopoguerra: dopo immani distruzioni c’è stata una formidabile ripresa economica. Ci auguriamo che finita la pandemia l’Italia si riprenda e si metta a correre! 

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