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Pensioni d'oro: a notai e giudici gli assegni più ricchi

"Itinerari previdenziali" ha stilato la classifica dei privilegiati della cosiddetta terza età 


18/02/2019

di Artemisia


Sono i notai, i pensionati più ricchi con circa 78mila euro l’anno. La classifica della cosiddetta casta della terza età è stata stilata da Itinerari Previdenziali, il portale di esperti del settore previdenziale che realizza studi sul sistema pensionistico. 
Per i notai, a dispetto di chi critica l’ammontare di tali assegni, va detto che sono coperti interamente dai contributi. 
Nella graduatoria seguono giornalisti, dirigenti di azienda, iscritti al fondo Volo (prevalentemente Alitalia), commercialisti, avvocati, lavoratori del settore telefonico e infine ragionieri. Ma se si considera anche la pubblica amministrazione e gli organi costituzionali, troviamo alcune posizioni che superano largamente notai, giornalisti e liberi professionisti. 
Al primo posto quindi si collocano i giudici della Corte Costituzionale (200 mila euro), seguiti dai magistrati con 103.000. La media del vitalizio di reversibilità dei giudici della Corte Costituzionale si attesta a 81.667 euro. 
Poi ci sono i vitalizi regionali, quelli dei parlamentari e di alcuni alti burocrati. In Puglia troviamo vitalizi pari a 76.700. Seguono quelli dei deputati in pensione (circa 74.000), senatori in pensione (oltre 67.000), docenti universitari (65.000). Nel Lazio e in Sicilia vengono erogati assegni pari a circa 59.000. Al personale di Camera e Senato vanno circa 56.000, seguiti dai vitalizi della Calabria (circa 56.000). I pensionati dei dipendenti della Presidenza della Repubblica e della Corte Costituzionale arrivano a percepire oltre 53.000. 
Sempre Itinerari Previdenziali lancia l’allarme sulla crisi dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti. I versamenti all’Inpgi non coprono le spese per le pensioni. Nel rapporto si legge che “l’esame del rapporto tra la spesa per pensioni e le entrate contributive evidenzia le difficoltà della Cassa dei Giornalisti (Inpgi) che presenta un valore inferiore a 1, a significare che con le entrate da contributi non si coprono le spese per le prestazioni. A fine 2016 il parametro è lievemente migliorato dello 0,1% risalendo allo 0,77 nonostante il peggioramento della differenza tra pensioni e contributi con un disavanzo che ha raggiunto i 113,9 milioni di euro (+1,23%)”. 
Nel 2017 l’Inpgi ha varato una riforma che prevede per le pensioni di vecchiaia l’allineamento del requisito anagrafico a quello in vigore per i lavoratori dipendenti e per quelle di anzianità l’aumento progressivo del requisito contributivo indicizzati all’aspettativa di vita. Questo dovrebbe consentire all’ente, in tempi non lunghi, di riequilibrare la gestione e rientrare nei parametri previsti dalla normativa vigente. 
Continua intanto l’emorragia di posti di lavoro. Negli ultimi cinque anni, tremila giornalisti sono rimasti senza occupazione. Ad oggi su 15mila dipendenti in Italia, ben settemila usufruiscono di ammortizzatori sociali.

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