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Per l'Italia in arrivo una procedura per debito eccessivo?

Potrebbe deciderlo la Commissione a meno che il nostro Governo non prepari una adeguata manovra correttiva


20/05/2019

L’Europa ha paura dell’Italia. Teme che diventi come la Grecia, se non peggio. Nessuno ne prende le parti in Europa e Roma oggi appare molto più isolata di quanto non fosse l’autunno scorso in occasione della manovra finanziaria 2019. Nonostante lo zelo ammirevole con cui il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, si sforza di rassicurare i mercati che i conti pubblici sono in ordine, affermando che il debito pubblico è sotto controllo e che gli impegni saranno rispettati, l’Europa è molto preoccupata. 
Non è un mistero che le cancellerie facciano pressing sulla Commissione europea perché il 5 giugno - quando saranno comunicate le raccomandazioni di Bruxelles agli Stati membri non in linea con i parametri del Trattato di Maastricht e con il Patto per la stabilità e la crescita - si avvii la procedura per debito eccessivo nei confronti di Roma. 
Un’ipotesi che se diventasse realtà limiterebbe la nostra sovranità in materia di politica economica e di bilancio che peserà non soltanto sulle scelte del Governo gialloverde, ma anche sugli esecutivi futuri. 
Non sono del resto soltanto gli Stati membri più grandi (Germania e Francia in primis) ma anche quelli più piccoli (come l’Austria o l’Olanda) a chiedere di intervenire per metterci in riga prima che sia troppo tardi, prima cioè che si scateni una nuova crisi che metta a repentaglio l’euro, come già avvenne con la crisi del debito sovrano nel 2011. Anche se allora le colpe gravi arrivavano anche da altre parti. 
Insomma, l’Italia rischia, anche se la decisione finale del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker arriverà solo dopo l’elezione del Parlamento europeo. Questo, guarda caso, per evitare di fornire pretesti a sovranisti e populisti che sarebbero pronti ad avvantaggiarsene a discapito dei partiti filoeuropei. 
Per sperare di salvarsi - ecco cosa pensa Bruxelles - il nostro Governo dovrà fare già durante l’estate una manovra correttiva di almeno 2-3 miliardi sul 2019 ed andare a trovare oltre 30 miliardi di euro sul 2020 per impedire che il debito cresca ancora. 
Facile a dirsi, difficile a farsi poiché, com’è noto, occorrerà disinnescare le clausole di salvaguardia evitando l’aumento dell’Iva. In autunno si dovrebbe pertanto profilare una manovra-monstre da 50-60 miliardi. Ma dove reperirli senza dar via libera all’aumento dell’Iva, che avrebbe un effetto depressivo sui consumi e che il Governo dice di voler evitare a tutti i costi. 
Sarà questo lo snodo fondamentale per testare la capacità reale del Governo del cambiamento di riportate in equilibrio il bilancio ponendo su un percorso discendente il debito pubblico e, a un tempo, affrontare la questione della crescita economica che, un anno dopo il cambio di guardia a Palazzo Chigi, resta, al di là degli annunci roboanti, asfittica e del tutto insoddisfacente. (G.P.)

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