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Per ogni sei euro di nuova ricchezza prodotta annualmente in Italia, più di uno è riconducibile all'economia e al valore della bellezza

Intervista a Claudia Milia, l’imprenditrice che ha ideato il brand Plumes


29/10/2018

di Giorgio Nadali


Claudia Milia, lei è laureata in Economia & Management all'Università Bocconi. Come le è venuta l'idea di aprire il primo atelier di bellezza? 
Con Plumes ho unito il desiderio di creare un business tutto mio e la passione per il beauty. Nello specifico per il mondo dello sguardo, unica parte del mio viso a cui ho sempre prestato particolare attenzione. L’idea di Plumes è nata quasi per caso, durante un lungo viaggio in solitaria in Asia. Un giorno avevo voglia di coccolarmi un po’, così ho provato un trattamento per le ciglia: è scattata subito la scintilla!

Le imprese del settore beauty hanno superato le 153mila attività e sono cresciute del 4% negli ultimi cinque anni. Come sfida la concorrenza? 
Il mio settore è una nicchia ben specifica del settore beauty. Questo mercato è in forte espansione. Si pensi che i primi veri competitor sono emersi soltanto tra la fine dell’anno scorso e quest’anno. Noi ci focalizziamo non solo sulla bellezza ma soprattutto sul benessere delle clienti. Lavoriamo affinché, grazie alle nostre consulenze, le clienti imparino ad accettare e apprezzare se stesse. Intraprendiamo con loro un percorso di valorizzazione dello sguardo, e quindi della loro immagine, che le porta ad essere più consapevoli e sicure di sé. Questo di conseguenza influenza la loro vita quotidiana e le loro relazioni.

Lei ha due atelier a Milano e uno a Roma. In cosa consiste e in cosa fa la differenza il suo "Metodo Plumes"? 
Il Metodo Plumes si fonda sul concetto che ogni donna porti con sé una storia, che la caratterizza e la rende unica. È proprio questa unicità che noi vogliamo preservare. Per questo motivo non utilizziamo regole o strumenti standard. Lo scopo principale è quello di far emergere la vera identità di una persona attraverso il suo sguardo, la parte del corpo che più esprime l’interiorità e la personalità. Non sarebbe possibile farlo con righelli e goniometri. Per questo le nostre lash&brow artists lavorano a mano libera, cercando di svelare le peculiarità e i punti di forza di ciascun individuo. Come recita il nostro slogan – Be you. But cooler -, la missione di Plumes è guidare le persone a scoprire la versione migliore di se stesse.

In Italia l’economia della bellezza vale 240 miliardi, la metà della Germania, ma anche meno di Francia (374 miliardi) e Regno Unito (339 miliardi). Pensa che sarà possibile recuperare questo gap e come? 
In Italia le donne amano essere naturalmente belle. Non apprezziamo artifizi, volgarità e conformismo. Ecco spiegati questi numeri. Detto ciò, si sta finalmente sviluppando globalmente un senso della bellezza, inteso come cura di sé. Partendo da questo presupposto, sono certa che l’Italia saprà farsi valere in questo settore grazie alla qualità che da sempre la contraddistingue. Quindi non escludo che possa colmare a breve questo gap.

Per ogni 6 euro di nuova ricchezza prodotta annualmente in Italia, più di 1 è riconducibile all’economia e al valore della bellezza. Come giudica questo dato? 
La ricerca di bellezza per l’essere umano è un valore imprescindibile. Tendiamo a circondarci di oggetti belli, frequentare ambienti belli, in quanto siamo attratti dal “bello” in tutte le sue forme. E con questo termine intendo “bello” in senso soggettivo: ciò che mi gratifica, che mi appaga, che mi fa stare bene. Ecco perché la bellezza “si vende” così bene; perché porta al benessere. Il dato che lei cita quindi, a mio avviso, è destinato a crescere costantemente.

Quali progetti di crescita ha per il futuro della Sua impresa? 
Riceviamo frequenti richieste di nuove aperture in città italiane. Non escludo quindi che nel breve termine si inaugurino altri atelier Plumes. Parallelamente sto lavorando a una linea di cosmetici che possa aiutare le mie clienti nelle fasi di preparazione e mantenimento dei nostri trattamenti. Ci sono numerosi progetti in cantiere ma è ancora prematuro parlarne.

Il 60% dei prodotti cosmetici è “Made in Italy”, ma l’Italia è il quarto Paese in Europa per consumo di cosmetici. Cosa ne pensa? 
Penso che, come in altri settori, l’Italia sia estremamente capace di esportare e vendere il proprio valore oltre i confini. Il Made in Italy è rinomato più all’estero che nel nostro paese. Nel mondo della cosmetica, manca ancora un’adeguata educazione all’acquisto. Siamo consapevoli della nostra eccellenza nella moda, nel design, nel turismo e nella ristorazione, ma l’importanza della cosmetica resta ancora marginale. È compito dei produttori italiani farla emergere con una più adeguata comunicazione e investendo maggiori capitali nel mercato italiano.

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