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Per quale motivo Berlusconi e Salvini ignorano la Meloni?

I due leader disertano l’evento organizzato da Fratelli d’Italia. E l’incontro per suggellare l’anti-inciucio diventa la solita commedia all’italiana 


19/02/2018

di Damiano Pignalosa


Poteva essere il segnale della coesione e della compattezza di tutto il centrodestra ma così non è stato. Al teatro Adriano di Roma è andato in scena un monologo da parte di Fratelli d’Italia che, con Giorgia Meloni in primo piano, ha voluto sottolineare più volte la grave assenza da parte dei leader della coalizione: Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.
L’intenzione era quella di firmare, davanti ai propri sostenitori, un accordo anti-inciucio che allontanasse definitivamente i tempi del patto del nazareno tra il Cavaliere e Renzi. Come se non bastasse, continuano a persistere le voci che vedrebbero di buon occhio una coesione di intenti tra Lega e 5 Stelle nel caso in cui non si riuscisse a raggiungere la maggioranza: innalzamento delle pensioni minime, abolizione di Equitalia, fine dello split payment e aggressione al debito sono tra i punti in comune riscontrati nei programmi dei due partiti che continuano a flirtare tra loro.
Per Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia tutto questo resta inconcepibile tanto da ribadire: «Questa manifestazione è dannosa se vuoi fare l'inciucio. Non so perché Salvini e Berlusconi abbiano scelto di non partecipare alla nostra manifestazione. Mi lascia perplessa questa assenza. Giudicheranno gli italiani». Una frizione, quella tra i leader della coalizione di centrodestra, che a pochi giorni dal voto, almeno in parte, fa perdere quella sicurezza che si millantava solo pochi giorni fa.
Sia Berlusconi che Salvini hanno bisogno come l’aria dei voti che Fdi porterebbe a tutto il centrodestra, ecco perché sicuramente ci saranno dei chiarimenti tra i leader che si presenteranno uniti verso le elezioni. Un mezzo passo falso, quello commesso a Roma, che riporta di attualità una delle problematiche principali di questa tornata elettorale. Chiunque vada al potere difficilmente riuscirà ad ottenere la maggioranza assoluta, e la possibilità che si arrivi a larghe intese diventa la carta da utilizzare per cercare di trovare una qualsivoglia governabilità.
Se questo fosse vero, ci ritroveremmo davanti ad una schiera di traditori che in fase pre-elettorale hanno rifiutato a più mandate la possibilità di fare accordi, ma che una volta arrivati al governo non se ne infischierebbero delle buone parole spese verso il proprio elettorato, perseguendo un obiettivo che sa più di poltrona che di coesione per il Paese. In fondo, sembra essere quella l’unica via: il Pd ha le ossa rotte e sa già che per aumentare le proprie posizioni in Parlamento dovrà fare accordi con Grasso e le altre fazioni politiche. Il Movimento 5 Stelle è impegnato a cacciare dal Partito gli esponenti protagonisti di rimborsopoli, perdendo nel frattempo il controllo sulle fasi cruciali della campagna elettorale. Infine c’è il centrodestra, che mette a nudo tutte le sue fragilità facendo degli accordi un suo vessillo.
Il 4 Marzo si avvicina e quello che trapela è una forte insoddisfazione da parte del popolo italiano, che anche questa volta non riuscirà ad affidare la gestione del Paese ad un’unica entità politica, rimandando, per l’ennesima volta, tutte quelle speranze di uscire dal tunnel della crisi e dell’asfissiante pressione fiscale che attanaglia il Belpaese ormai da troppi anni. Non bisogna meravigliarsi se la stragrande maggioranza degli elettori alle urne neanche ci si recherà. Ecco perché le varie scaramucce tra i leader ormai non fanno neanche più clamore e danno adito ad un silenzio assordante da parte del popolo che non ha neanche più la forza di ribellarsi.    

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