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Perché tre anziani sono stati uccisi nel Sud della Francia dal veleno di una… reclusa?

A indagare sulle misteriose morti è l’indolente quanto geniale commissario Adamsberg, uscito dalla penna di Fred Vargas


26/02/2018

di Catone Assori


Torna sui nostri scaffali per la diciassettesima volta, sempre per i tipi della Einaudi, la francese Fred Vargas, pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau, nata a Parigi il 7 giugno 1957. Una scrittrice fuori dalle righe che, strada facendo, si è distinta “per la precisione e la sonorità delle parole”, nonché per aver dato voce, con cura maniacale sia dal punto di vista fisico che psicologico, a personaggi atipici ma credibili, logorati dalla vita, sempre pronti a battersi per una causa. La qual cosa non deve stupire viste le sue prese di posizione, in alcuni casi discutibili. 
Come quando si impegnò nella difesa di Cesare Battisti, il terrorista ricercato dalla Giustizia italiana per crimini commessi durante gli anni di piombo e per questo condannato all’ergastolo in contumacia (lui che ora risulta di stanza in Brasile, dov’era fuggito dalla Francia  alcuni anni fa, in attesa di una improbabile estradizione). E appunto sul rapporto che la legava a questo discutibile personaggio e sulle relative motivazioni aveva scritto, nel 2004, un libro dal titolo La Vérité sur Cesare Battisti, ancora inedito in Italia. 
Che altro di Fred Vargas? Un nom de plume dove Fred attinge dal suo nome di battesimo mentre Vargas lo ha rubato alla sorella gemella Joëlle (in arte appunto Jo Vargas, nonché sua severa critica), una pittrice che a sua volta lo aveva mutuato dal cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza. E ferma restando una carriera variegata. Lei ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche ed esperta in medievistica; lei che si era cimentata per una decina d’anni in campo musicale, ma senza apprezzabili risultati; lei che nel 1997, anno in cui aveva iniziato a collaborare con il Cnrs, aveva scritto il suo primo poliziesco, Le jeux de l’amour e de la mort, guadagnandosi il primo premio al Festival de Cognac che consisteva, appunto, nella pubblicazione del libro. 
Libro la cui prima stesura era stata scritta, su un quaderno, in soli ventun giorni, in altre parole quelli che corrispondevano al suo periodo di ferie. Con un siparietto al seguito, che lei stessa ha raccontato. “Ovviamente in quel periodo non ero conosciuta, tanto è vero che Michel Lebrun, critico di libri polizieschi, ebbe a dire: Vargas, lui, joue le jeu avec sincérité. In sostanza ritenendomi un uomo. E quando mi chiese Ma lei è Fred Vargas? io risposi imbarazzata: quelquefois! E alla successiva domanda: Perché scrive? Risposi allo stesso modo: Je ne sais pas, je ne sais toujours pas”. Insomma, l’ironia non le mancava. 
Ma veniamo al dunque, ovvero a Il morso della reclusa (Einaudi, pagg. 432, euro 20,00, traduzione di Margherita Botto), un romanzo imbastito sulla figura del commissario Jean-Baptiste Adamsberg, capo dell’Anticrimine al tredicesimo arrondissement di Parigi e protagonista di ben nove romanzi. Di fatto un “nebbioso, boccheggiante, disordinato e indolente sognatore”, tanto da essere definito dai colleghi uno “spalatore di nuvole”; una figura che si caratterizza per la mancanza di un vero e proprio metodo d’investigazione, non essendo capace di ragionare analiticamente né di sostenere approfonditi ragionamenti. Tuttavia i risultati sono dalla sua parte, complice un geniale intuito e una robusta sensibilità nell’immedesimarsi nei problemi degli altri, innocenti o colpevoli che siano poco importa. 
Ed è appunto lui che incontriamo sulla scena de Il morso della reclusa, costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Un caso peraltro facile-facile e ben presto risolto. Per contro la sua attenzione viene attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto “reclusa”. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di una semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d’accordo. E, contro tutto e contro tutti, seguendo il proprio istinto, comincia a scandagliare il passato delle vittime. 
Il giudizio? Un lavoro di qualità che, come i precedenti, risulta povero di sangue e di scene cruenti, che trova i suoi spunti vincenti nel piacere di una lettura senza sussulti, in ogni caso intrigante al punto giusto. Con un finale a sorpresa. Peraltro all’insegna di un inaspettato sorriso che, per il nostro commissario, vale davvero molto…

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