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Percorso a ostacoli per le piccole partite Iva con la fatturazione elettronica


30/09/2019

di Artemisia


Tempi duri per le piccole partite Iva. Allo studio del Governo, c’è l’ipotesi di introdurre l’obbligo della fatturazione elettronica per i contribuenti con aliquota secca al 15%. In compenso il regime forfettario per questi piccoli imprenditori con entrate fino a 65mila euro, dovrebbe essere confermato. L’obiettivo del governo è di evitare comportamenti elusivi ed evasivi con l’illusione di rendere tutto più trasparente. I piccoli e piccolissimi imprenditori che già vivono una situazione di stress economico, sarebbero costretti a prendere confidenza con i software o con la piattaforma “Fattura e corrispettivi” del sito dell’Agenzia delle Entrate. Coloro che godono di un regime forfettario non sono soggetti a Iva ma il meccanismo avrebbe, nelle intenzioni del Governo, un effetto deterrente rispetto all’evasione e a comportamenti fuori della legge. Trasmettere le fatture all’amministrazione finanziaria garantirebbe una maggiore trasparenza. Tutto questo sulla carta. In realtà è un problema in più per i piccoli imprenditori che saranno alle prese con il sistema online. Sono circa 285 mila i contribuenti che hanno abbandonato il regime a tassazione progressiva Irpef per entrare nel regime forfettario. 
Il maggior fautore della fatturazione elettronica per le piccole partite Iva è il Pd che in un intervento al question time in Commissione Finanze della Camera, è tornato sulla questione dell’evasione da parte delle partite Iva. Un meccanismo diffuso è quello di cedere parte dei ricavi a un altro contribuente per poter pagare entrambi il 15% di imposte. 
Un’altra misura sulla quale stanno lavorando al ministero dell’Economia è quella del super forfait al 20% per redditi compresi tra 65mila e 100mila euro. Secondo l’ultima legge di bilancio dovrebbe debuttare con il nuovo anno, il 1 gennaio 2020. Trattandosi però di un regime forfettario, è sottoposto all'autorizzazione della Commissione europea che ancora non si è espressa. 
La fatturazione elettronica fa parte di un piano di lotta all’evasione annunciato dal premier Giuseppe Conte nella missione a New York. Il capo del governo ha parlato di “un patto con i cittadini” in modo da pagare tutti per pagare meno. Allo studio diversi meccanismi di incentivazione della moneta elettronica, degli scontrini, dei pagamenti digitali e anche al carcere per i grandi evasori. 
Sembrerebbe tramontata l’ipotesi di penalizzare il prelievo del contante mentre verrebbe introdotto un "meccanismo premiale" (da identificare) per chi usa oltre un certo livello di spesa la carta di pagamento o di credito. 
L’evasione rappresenta una zavorra per l’economia italiana. Ogni anno 110 miliardi di euro vengono sottratti a fisco e all’Inps. Inoltre in base ai dati del consuntivo 2018, analizzati dalla Corte dei conti, più della metà dei controlli garantiscono un recupero fiscale inferiore a 1.500 euro, cioè meno di quanto costano. Non è tutto: circa il 50 per cento degli accertamenti è chiuso per inerzia del contribuente, perché si tratta di soggetti falliti o che risultano nullatenenti. 
L’ostacolo maggiore al recupero delle somme e quindi alla lotta ai furbetti, è la carenza di personale. Un aiuto potrebbe venire dal potenziamento del ravvedimento operoso, che consente ai contribuenti di emendare le dichiarazioni anche successivamente alla conclusione dei controlli, beneficiando di significative riduzioni in termini sanzionatori e nella determinazione degli interessi dovuti, ma imponendo il pagamento immediato (non rateizzabile) delle somme pretese. 
Secondo il viceministro dell’Economia Antonio Misiani, “occorre proseguire sulla strada della tracciabilità ''con una serie di misure'' tra cui l'introduzione di ''incentivi per l'uso delle carte elettroniche’'.

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