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Piero Angela, novant'anni di storie raccontate con il sorriso sulle labbra

Il noto giornalista-divulgatore non ha perso l’ironia e l’aplomb che hanno fatto di lui uno dei nostri più apprezzati divulgatori culturali


05/02/2018

di Valentina Zirpoli


Chi non conosce Piero Angela? Se attingessimo, ipoteticamente, alle ricerche della Nielsen scopriremmo - nel suo caso - un tasso di notorietà a ridosso del cento per cento. Lui divulgatore scientifico, giornalista, scrittore e conduttore televisivo, nato come cronista radiofonico, poi diventato inviato, quindi apprezzato conduttore del telegiornale Rai. Lui che strada facendo si sarebbe proposto come il numero uno nell’ideazione e nella conduzione di trasmissioni divulgative in stile anglosassone, con le quali avrebbe dato vita a un apprezzato, oltre che seguìto, filone scientifico, peraltro supportato da numerose pubblicazioni. Attività che spazia dalla biologia alla psicologia, dalla tecnologia ai percorsi dell’evoluzione umana, sino ad approdare alle problematiche ambientali e via di questo passo. 
Tematiche, peraltro allargate al contesto culturale, delle quali si sarebbe fatto portavoce anche il figlio Alberto, una specie di clone paterno seppure dotato di una personalità tutta sua, e del cui successo Piero ha parole di apprezzamento, tanto da ironizzare: “In effetti oggi sono diventato per tutti soltanto il padre di Alberto…”. Anche se il percorso per arrivare alle dieci lauree honoris causa che sono state conferite a Piero è ancora lungo da percorrere. E ferma restando una precisazione al seguito: “Se fosse stato per me Alberto non avrebbe lavorato in Rai, per evitare un tiro al piccione incrociato. A venirmi incontro, tuttavia, fu il vicedirettore di Raiuno, Andrea Melodia, il quale mi fece notare che mio figlio già collaborava con varie reti televisive e quindi, da libero professionista, avrebbe potuto darsi da fare anche con me. Insomma non ci fu alcuna assunzione e Alberto partecipò a SuperQuark solo perché era bravo”. 
Per la cronaca Piero Angela è nato a Torino il 2 dicembre 1928, figlio di un medico antifascista, il severo e taciturno Carlo, insignito della medaglia dei Giusti tra le nazioni. Un padre che leggeva Tito Livio e Tacito in latino, “con il quale mi è però mancato il dialogo: è infatti morto quando avevo vent’anni e sino a quell’età nei sei in grado di apprezzare certe cose”. Lui che era stato incaricato di tenere brevi trasmissioni settimanali alla radio su argomenti medici, che andavano in onda in diretta. E “ogni tanto lo accompagnavo in quello storico studio dove c’era un oggetto diventato famoso, che oggi si trova esposto nel Museo della Rai, custodito sotto una teca di vetro: la scatoletta magica dell’uccellino, un congegno meccanico che imitava il canto dell’usignolo e che non era soltanto un modo per riempire gli intervalli, ma anche una tecnica per passare la linea a Roma sulla base di due cinguettii”. 
Piero Angela, si diceva, che si propone generoso, razionale e di indole schiva, frutto di una educazione rigida e con princìpi severi. Un uomo dalla faccia accattivante, che ama il jazz (è infatti un provetto pianista); un numero uno sempre pronto al sorriso e a una garbata ironia. Come quando, ad esempio, ricorda di essersi “annoiato mortalmente ai tempi del liceo, proponendosi peraltro come un pessimo studente”. Il motivo? I suoi professori evidentemente non conoscevano l’antico motto latino ludendo docere (insegnare divertendo). Un motto al quale lui si è sempre attenuto nel trattare materie a prima vista ostiche e di scarso impatto. Riuscendo in questo modo a coinvolgere chiunque. 
Sta di fatto che a ottantanove anni suonati Piero Angela si porta ancora dietro una lucidità da far invidia, peraltro dimostrata nel suo ultimo lavoro. Un libro diverso dai precedenti, in quanto non si rapporta con la divulgazione scientifica. Non a caso si tratta di “un racconto personale - benché sinora abbia avuto una certa reticenza nel parlare di se stesso - dedicato al pubblico che da tanti anni mi segue nel mio lavoro, spesso con vero affetto. Ma ora, avvicinandomi ai novant’anni, mi sono reso conto di essere stato testimone diretto di tanti eventi piccoli e grandi del passato, e che forse alcuni di questi potevano interessare i lettori”. 
Risultato? Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute (Mondadori, pagg. 226, euro 19,00). Un viaggio che questa volta non ci accompagna nel corpo umano, nella preistoria, nel passato o nel futuro, bensì fra le pieghe di un vissuto diverso, attraversando due secoli e molti continenti, in mezzo a mille peripezie, incontri, scoperte e avventure: in altre parole la sua vita. Perché questa volta il principe della divulgazione televisiva, l’autore di decine di bestseller che hanno svelato a tre generazioni di italiani la bellezza della scienza, ha scritto un libro che lui stesso spiega con queste parole: “È il racconto delle mie esperienze di lavoro, il dietro le quinte di oltre cinquant’anni di televisione, nel quale rispondo anche a domande che spesso mi vengono rivolte in occasione di incontri o conferenze, e che riguardano la mia vita, la mia formazione, gli inizi in Rai, il pianoforte, persino la mia infanzia. Di quando mi ero avvicinato per la prima volta alla scienza, complice un regalo: i dieci volumi, contenuti in un mobiletto, dell’Enciclopedia della scienza. Il più gettonato? Il libro dei Perché. Probabilmente è nato lì il piacere di capire”. 
E così ecco affiorare, fra le righe di questo leggibilissimo libro, il ritratto dell’Italia con i buchi nelle scarpe, quella degli anni Trenta e Quaranta, quella degli anni esaltanti del miracolo economico, quella delle bugie legate a un compagno delle elementari che in seguito si sarebbe fatto prete, quella della nascita del piccolo schermo, ma anche quella della sua straordinaria carriera. 
Il tutto arricchito da decine di aneddoti, fra foto ingiallite e dossier segreti, incontri imbarazzanti e scienziati imbrogliati, con tanti faccia a faccia al vertice (come quelli con Sean Connery e Federico Fellini). E poi dibattiti sulle medicine alternative, la non democrazia della scienza, la bella storia del Cicap, il viaggio nel corpo umano oppure la rivisitazione delle antiche ville romane. Regalando, in questo modo, un qualcosa di prezioso ai giovani che lo venerano come un mito. Perché la passione di sapere e la voglia di scoprire possono portare molto lontano nella vita, e fare di chiunque una persona speciale. Come è successo a lui, per l’appunto.

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