Share |

Poggio alle Ghiande? Una tenuta con scommessa e con un paio di morti al seguito

Messi (momentaneamente) a riposo i vecchietti del BarLume, Marco Malvaldi dà voce a una commedia gialla giocata - ci mancherebbe - sul filo dell’ironia e del sorriso


27/11/2017

di Massimo Mistero


Comunque la si rigiri, l’abilità narrativa di Marco Malvaldi non fa una grinza, forte di una capacità per certi versi unica nel saper amalgamare una buona storia con personaggi che dicano qualcosa. Gestendo peraltro trame e ambientazioni credibili all’insegna dei piccoli-grandi intrighi di provincia. Non lesinando sui colpi di scena all’insegna dell’ironia, del sorriso e, al tempo stesso, della riflessione. Una penna oltre tutto forte di una robusta onestà intellettuale: “Attingere dalla bravura dei grandi ritengo sia quasi naturale. Partendo da Rex Stout e il suo Nero Wolfe, da Agatha Christie e il suo Hercule Poirot, sino ad approdare a Ian Fleming, i cui romanzi si propongono alla stregua di manuali di scrittura e di intrattenimento. Per non parlare della bravura dei nostri Fruttero & Lucentini e Loriano Macchiavelli”. 
Una qualità - aggiungiamo noi - che fa da contraltare a quella del rimpianto stilista dell’auto (e non solo) Alberto Bertone, il quale un giorno ebbe a dirci mentre la sua matita svolazzava su fantasiosi nuovi modelli: “Tutti copiamo dagli altri, io per primo. L’importante è il valore aggiunto che sappiamo regalare alle nostre opere, che in questo modo finiscono per proporsi degli unici”. 
Ma torniamo a Malvaldi, una faccia che sprizza simpatia, nato a Pisa il 27 gennaio 1974. Città dove tuttora vive con la moglie Samantha e il figlio Leonardo e dove si è laureato in Chimica presso la Scuola Normale Superiore (ateneo che lo ha visto lavorare a lungo come ricercatore “in attesa di contratto”). Un giocoliere delle parole che aveva anche studiato al conservatorio con l’intenzione di diventare un cantante lirico, salvo poi rendersi conto che non faceva al caso suo; un uomo che ama andare a letto presto in quanto ritiene di dare il meglio - narrativamente parlando - soltanto al mattino; una persona dal carattere “permaloso quanto un corso, sempre pronta a inalberarsi per poco”, che dell’ironia ha saputo fare bandiera (“Da giovane cialtrone, fortunatamente, sono diventato un maturo perfezionista. Persino nel… lavare i piatti”). 
Che altro? Un saggista impegnato, che si sforza di farsi capire da tutti. Come nel caso de Le regole del gioco. Storie di sport e di altre scienze inesatte: un lavoro nel quale analizza varie discipline sportive applicando princìpi di matematica, fisica, aerodinamica e via dicendo. “A darmi lo spunto - ci aveva tenuto a precisare qualche tempo fa - erano state le punizioni maledette del grande Andrea Pirlo, con la palla a impazzire nella sua traiettoria verso la porta”. Ma forse anche la sua passione per il ping pong, sport che pratica a livello agonistico in una squadra di serie C con la scusa di “per mantenersi in forma”. 
Lui che, abbracciata la narrativa di settore, si è inventato l’allegra combriccola del BarLume, già in scena in sette romanzi (La briscola in cinque, Il gioco delle tre carte, Il re dei giochi, La carta più alta, Il telefono senza fili, La battaglia navale e Sei casi al BarLume) e approdata agli onori del piccolo schermo. Una mini-tribù di giocatori di briscola composta da quattro vecchietti (nonno Ampelio, Aldo, il Rimediotti e il Del Tacca, affiancati dal barrista Massimo, locale che ha avviato con Aldo il Bocacito, e dalla banconiera Tiziana) che si muovono all’insegna della semplicità e dell’ironia e che sono riusciti a far breccia sul grande pubblico. Uno sgangherato clan di investigatori quanto mai abili nello spettegolare su quanto sta succedendo in Paese e che, strada facendo, sono anche riusciti a fare tresca con la giovane commissaria Alice Martelli. La quale, nel retro de bar, dà lezioni di biliardo a tutti mentre raccoglie indizi e non solo. 
Ma questa volta i nostri piacevoli vecchietti sono stati messi (momentaneamente) a riposo, in quanto la trama de Negli occhi di chi guarda (Sellerio, pagg. 272, euro 14,00) si sviluppa su ben altri argomenti. Forse per lasciare volutamente in stand-by il lettore che si è abituato alle storie surreali che maturano e si sviluppano nel BarLume. 
A tenere la scena, anche in questo caso, è la campagna toscana, dove in un magnifico podere vivono due gemelli sessantenni, Alfredo e Zeno Cavalcanti, che hanno passato tutta la loro vita nella superba tenuta di famiglia. Alfredo, ex broker fallito, ha dilapidato quasi tutto il suo denaro in investimenti sbagliati; Zeno è invece un collezionista d’arte mite e tranquillo, che si rapporta con una amicizia di vecchia data con il suo anziano uomo di fiducia Raimondo, un strambo personaggio che in gioventù aveva frequentato alcuni manicomi. Della partita sono anche i pochi residenti che hanno affittato gli alloggi della tenuta, oltre a Margherita Castelli, la bella filologa chiamata a ordinare la collezione di Zeno, e Piergiorgio Pazzi, un genetista al quale i due fratelli hanno richiesto una consulenza decisamente singolare: in pratica vogliono sapere quale dei due ha più probabilità di morire prima dell’altro. Con un patto al seguito: il verdetto dovrà essere rispettato. La questione è legata alla vendita del podere Pianetti ai cinesi, che vorrebbero trasformarlo in albergo. Alfredo, che è in bolletta, è favorevole; Zeno, ci mancherebbe, contrario. 
Ma una notte succede l’imprevedibile: un incendio si lascia infatti al seguito il cadavere di Raimondo. I sospetti si appuntano su Alfredo, ma qualcuno, tra i residenti, tira fuori una vecchia storia. Il vecchio agricoltore e custode della tenuta sosteneva “di possedere un’opera autentica di Ligabue regalatagli dallo stesso pittore, insieme al quale era stato rinchiuso in un manicomio alla fine degli anni ’50. Ma dove è finito il dipinto? Podere Pianetti viene messo sottosopra, ma del quadro nessuna traccia. Fino a che un’altra morte fa intravedere un’incredibile e assurda verità”. 
Che dire: Malvaldi, con l’abilità che gli è congeniale, costruisce una commedia gialla imbastita sul gioco delle parti dei diversi personaggi: il citato tuttofare Raimondo Del Moretto, l’inquietante uomo delle pulizie Piotr Kucharski, l’ingegnere immobiliarista Giorgio De Finetti, l’architetto Marco Giorgetti, la professoressa di chimica in pensione Giancarla Bernardeschi, la nobile di casato e d’animo Cristina Salituitti… Tutti credibili attori, assieme a Margherita e al genetista Piergiorgio, sulla scena di una storia impregnata di mistero, nella quale ognuno di loro riveste un ruolo importante. E dove l’autore, con garbo e piacevolezza, finisce per stravolgere ogni certezza del lettore.

(riproduzione riservata)