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Portogallo, paradiso di migliaia di italiani

Il mio viaggio-verità nella colonia sull'Atlantico dove i pensionati possono salvarsi i risparmi dalle tasse di Renzi


24/10/2016

di Sandro Vacchi


La costa dell'Algarve

Portogallo - «Gli italiani? Ormai il loro è un esodo biblico, e non solo di pensionati». Maddalena Di Santo, fisico da fotomodella e occhi scintillanti, è uno dei terminali degli italiani in Algarve, la regione più meridionale del Portogallo, dove migliaia di nostri connazionali si sono trasferiti o sono sul punto di farlo. Il motivo? Le tasse.
Un accordo bilaterale fra Roma e Lisbona prevede che i cittadini residenti in Italia oppure in Portogallo possano scegliere a quale regime fiscale sottostare, e indovinate un po' qual è il più favorevole, soprattutto dopo che i lusitani hanno deciso di non far pagare un euro di tasse ai pensionati del settore privato che si trasferiscono da loro: in sostanza, la pensione si incassa al lordo, non al netto come in Italia, con un guadagno che può superare il 60 per cento. Per dieci anni. Ecco perché Maddalena parla di esodo biblico, è una dei non molti giovani italiani che hanno un lavoro e gli occhi le luccicano di soddisfazione. Ma partiamo dall'inizio.
Nel Pleistocene della Repubblica, vale a dire nel 1982, Italia e Portogallo firmarono una convenzione per evitare le doppie imposizioni. Senza dilungarci sui numerosi articoli del testo, il 18 dice che le pensioni e le altre remunerazioni analoghe, pagate a un residente di uno Stato contraente in relazione a un cessato impiego, sono imponibili soltanto in questo Stato.
In seguito il Portogallo, attanagliato da una crisi economica ancor più grave di quella che negli anni più recenti ha ridotto l'Italia a brandelli, ha fatto questa pensata: perché non richiamare pensionati dal resto d'Europa, preferibilmente abbienti, che prendano la residenza qui e portino denaro? Lo hanno fatto anche Tunisia e Bulgaria, per esempio, ma non esiste confronto con il Portogallo, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza e di bellezza dei luoghi, senza contare che si mangia benissimo e il costo della vita è un venti per cento inferiore al nostro.
Poiché un'idea che ancora circola nel nostro Paese di babbei è quella che è tanto bello pagare le tasse, anche se i servizi fanno pietà, e dato che gli ottimati che ci guidano sono convinti che il problema sia l'evasore, mentre è l'esattore che alimenta la voracità della spesa pubblica, l'Italia non uscirà mai dalla spirale vessatoria dello Stato, e i pensionati sono in pole position come bancomat per i Governi, che siano prima, dopo o con Renzi. Non solo: poiché sui pensionati benestanti poggia il futuro dei loro figli rovinati dal Jobs Act, privi di garanzie presenti e soprattutto di prospettive future (pensioni), è umano che genitori avveduti pensino ai rispettivi pargoli.
Gli stessi genitori di Maddalena si sono trasferiti in Portogallo, e lei è in piena carriera e si è inventata un mestiere che va per la maggiore a Faro, capoluogo dell'Algarve delle spiagge e dell'estate che dura almeno sei mesi. «All'inizio si sapeva poco di questa cosa, poi nel 2014 ha cominciato a prendere piede e oggi si parla di quattromila italiani in Portogallo, che hanno portato miliardi di euro» dice la giovane manager nel suo ufficio (0039 393 2597756 / 00351 920572033 / info@trasferirsiinportogallo.com) nel centro di Faro.
E illustra subito la condizione “sine qua non” sulla quale alcuni suoi colleghi invece glissano: i 183 giorni, vale a dire metà dell'anno, da passare in Portogallo perché le cose siano in regola. Sembra niente, ma se una persona si trasferisce da sola, ha gli affetti lontani, semmai è malaticcia e certamente anzianotta lo è, altrimenti non sarebbe in pensione, può essere dura, nonostante le amicizie che si possono fare e le varie amenità che si raccontano. Tant'è che alcuni hanno rinunciato, tornando indietro, in quanto si sentivano quasi al confino.
Ma rimaniamo alle cose da fare se si decidesse di trasferirsi da queste parti per metà dell'anno. Servono i documenti di identità, un certificato storico del Comune di residenza, una dichiarazione dell'ente che eroga la pensione su quanto è l'importo e da quando la si incassa, i Cud degli ultimi cinque anni, l'attestazione che non si è risieduto in Portogallo nei cinque anni precedenti. E – ripeto – la cosa vale solamente per i pensionati del settore privato, anche se quelli del pubblico stanno insorgendo.
Con questo malloppo di carte (ad ogni modo, fate riferimento a un intermediario, anche per ragioni di lingua) si richiede il Nif, che è il codice fiscale portoghese, mentre la Camera Municipal del luogo dove si intende risiedere rilascerà il certificato di residenza. È obbligatorio avere un appartamento di proprietà o in affitto, anche cointestato, in Portogallo: per questo c'è solo l'imbarazzo della scelta, in Algarve è tutta un'offerta di alloggi, soprattutto fuori stagione; attenti invece ai prezzi di Lisbona.
Con il contratto d'affitto arriveranno anche le bollette. C'è chi sostiene che siano l'unica testimonianza attendibile della permanenza semestrale in Portogallo, però la nostra bruna interlocutrice la pensa diversamente: non sarebbero i consumi di casa quelli che contano, ma quanto gli italiani spendono, acquistano e investono in Portogallo. Dunque, meglio conservare scontrini, biglietti, ricevute e tutto quello che dimostri le spese sostenute. Gli scontrini non servono a niente, sostengono invece altri, ma quello che conta sono il contratto d'affitto annuale e le bollette di acqua, luce e gas.
L'interpretazione è fumosa e molto libera, come si vede. Mi par di capire che al Fisco italiano importi poco quanto si spende in Portogallo, ma che ci si viva effettivamente almeno per sei mesi l'anno, anche non continuativi, e che quindi più che l'importo degli scontrini farebbero fede le date. Ai portoghesi, al contrario, interessa che da loro si spenda, quindi richiederebbe le bollette dei consumi, ma anche gli scontrini di bancomat e ristoranti non sarebbero sgraditi; soprattutto, però, il contratto d'affitto, al punto che la scuola di pensiero più lassista sostiene che se una persona si ferma per meno della metà dell'anno, basta che al 31 dicembre dimostri di avere un alloggio abitabile e questo testimonierebbe la sua intenzione di occuparlo come residenza abituale.
La nebbia è fitta, e a chi parla di controlli frequenti si contrappone chi replica tranquillo che non c'è niente di tutto ciò. Un altro punto oscuro è: come viene considerata la casa che si lascia in Italia, cioè diventa seconda abitazione? Se è l'unica che si possiede o che si ha in affitto, sembra di no. La legge numero 80 del 23 maggio 2014 – Conversione con modificazioni del decreto legge 28 marzo 2014 n. 47 – Misure urgenti per l'emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per Expo 2015 dice all'articolo 9 bis: «È considerata direttamente adibita ad abitazione principale una e una sola unità immobiliare posseduta da cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso». Meglio, in ogni caso, sentire un commercialista.
Dopo questo ambaradan si può prendere la tessera sanitaria portoghese, ciò non toglie che non si possa essere curati anche in Italia. Ci si fa accreditare la pensione, che in breve arriverà al lordo, su una banca portoghese (confusione anche qui: c'è chi dice che italiana fa lo stesso), non si pagano più le addizionali locali Irpef in Italia e tanti auguri per la vostra nuova vita. Non ho trovato uno solo dei nuovi “portoghesi” incontrati che fosse infelice, solo un po' preoccupati per la burocrazia.
In Algarve c'erano ancora 25 gradi a metà ottobre. Soprattutto la zona ovest è incantevole, un merletto di rocce, grotte e falesie su un mare verde e blu. Anche l'interno è bello, con paesetti di montagna quasi incontaminati, dove fuggire nei due mesi centrali dell'estate, quando Albufeira, Portimao e Lagos diventano invivibili.
A proposito di Lagos. Ha quindicimila abitanti stanziali, è bella e decorosa, strade pulitissime, gente più che disponibile come in tutto il Portogallo, due ospedali, un centro sportivo con piscina di prim'ordine (Lagosemforma 00351 282780210), un mercato del pesce faraonico. Una matrimoniale per due all'hotel Lagosmar (00351 282763523) è costata 238 euro per sette notti, colazione inclusa. Si può cenare nella vicinissima trattoria A Forja, che vi toglie la voglia di pesce con venti euro: in due.
Molte più notizie potrete averle da Marco Monticelli (www.vivereinportogallo.eu 00351 914294986 / 0033 651692639). Per quanto riguarda gli appartamenti, José Rio (josemsrio.imobarlavento@gmail.com / 00351 917529796).
Dopo, non fatevi mancare Lisbona, il fantasmagorico ponte Vasco Da Gama, il Mosteiro dos Jeronimos, il museo degli Azulejos, la Torre di Belem, il Pedrao dos Descobrimientos... Poi scappate di nuovo in Algarve, oppure nel Minjo o nell'Alentejo o a Porto o nei mille altri “dove” di questo piccolo, incredibile Paese servito da meravigliose autostrade semivuote.
Per l'auto potete rivolgervi a Rentalcars (06 94800197), che propone occasioni davvero allettanti. Unica controindicazione: in tutto il Paese funzionano due soli aeroporti, cioè Lisbona e Porto. In Algarve ci sarebbe Faro, ma non è collegato con l'Italia: tutti pregano (Maddalena per prima) che lo sia presto, e sembra che Ryanair provvederà fra qualche mese. Per ora, a Faro, dovrete accontentarvi dei numerosi aerei che vi passano sulla testa a ogni ora. Ah: cercate di non parlare spagnolo. Grazie di avermi letto. Anzi: obrigado!

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