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Può l'intelligenza artificiale essere di aiuto ai servizi finanziari?


28/09/2020

di Giorgio Nadali


Luigi Marciano

Può l’Intelligenza Artificiale (AI) aiutare gli investimenti? Lo abbiamo chiesto a Luigi Marciano, CEO di Objectway, leader assoluto in Italia e tra i primi player europei nello sviluppo e produzione di piattaforme software e servizi di business per le istituzioni finanziarie e le imprese.

Secondo la vostra ricerca The Wealth Management Firm of 2025 il costo dei professionisti del Front Office rappresenta di gran lunga la voce di spesa maggiore, cresciuta costantemente a una media del 5% all’anno. Entro il 2025, ci sarà un cambiamento significativo nella giornata tipica di un professionista del Front Office, che trascorrerà più tempo a costruire relazioni, con un maggiore utilizzo di dispositivi portatili per migliorare l’efficacia dell’onboarding dei clienti e la condivisione di informazioni, sempre e dovunque. Quali consigli si sente di fornire? 
L’incremento delle esigenze di compliance e l’esigenza di elevata professionalità correlata alla crescente complessità e dinamicità dei mercati finanziari rende arduo invertire la tendenza dell’incremento dei costi dei professionisti del Front Office. La soluzione consiste quindi nell’aumentare la produttività di questi professionisti per incrementare il numero di clienti e gli asset gestiti per consulente. Noi supportiamo i clienti in questa direzione, aiutandoli a riprogettare e digitalizzare sia l’Advisor Journey che il Customer Journey con le nostre soluzioni tecnologiche che da una parte incrementano l’automazione del lavoro e dall’altra consentono una relazione più frequente tra advisor e cliente, sfruttando i canali digitali con un consistente incremento del tempo che gli advisor possono dedicare ai clienti. Un’altra opportunità che può fare la differenza è usare la nostra soluzione di mass customisation che, usando sofisticati algoritmi e strumenti di AI, consente di generare proposte adeguate e personalizzate per un grande numero di clienti, riducendo il costo dei modelli di servizio personalizzati ed abilitando la loro espansione a più ampi settori della propria clientela.

Il vostro chatbot per la gestione patrimoniale non rischia di mettere in secondo piano il rapporto del consulente con il cliente? 
Al contrario, l’implementazione del chatbot in ambito wealth management mette a disposizione dei consulenti una tecnologia innovativa per integrare la relazione faccia-a-faccia con uno strumento flessibile di interazione digitale. Tali strumenti risultano particolarmente utili per rispondere in tempo reale ai clienti in momenti di turbolenza dei mercati, come quello che stiamo attraversando, quando non è possibile avere incontri faccia a faccia come in questo periodo. Nel segmento del wealth, l’automazione deve infatti supportare la personalizzazione del servizio: qui le possibilità tecnologiche legate all’AI servono a incrementare la produttività dell’advisor, lasciandogli più tempo per la relazione con il cliente, che rimane fondamentale.

Come prevede l'evoluzione dell'AI nei servizi di investimento nel medio e lungo termine? 
Le aree in cui l’intelligenza artificiale inciderà maggiormente sono quelle che sfruttano gli algoritmi, le informazioni che sono – o possono essere – digitalizzate, e la robotizzazione dei processi. Nel front office si sfrutteranno sempre più le potenzialità della “augmented intelligence” al sevizio dell’advisor: dagli algoritmi di ottimizzazione e ribilanciamento dei portafogli per creare proposte di investimento personalizzate, alle tecnologie NLP per la profilazione della clientela, ai modelli di conoscenza (knowledge-based) che permettono di tenere conto di tutte le necessità del cliente. Invece nel middle e back office l'impatto maggiore è connesso con la Robotic Process Automation, dove l'automazione può velocizzare le operazioni e migliorare la qualità dell'analisi e dell’esecuzione degli investimenti.

Lei è laureato in ingegneria nucleare. Perché la scelta di fondare Objectway Spa trent'anni fa? 
La situazione del settore nucleare alla fine degli anni ’80 ha determinato la mia scelta di sfruttare la mia esperienza nell’ingegneria dei sistemi complessi per sviluppare soluzioni software per il settore dei servizi di investimento, un segmento di business altrettanto complesso, dinamico e ad alto valore aggiunto dove la tecnologia e la finanza devono essere fuse per produrre soluzioni performanti e affidabili. Ho puntato sulla creazione di un ecosistema di soluzioni innovative che potessero supportare a 360° le esigenze degli operatori dei servizi di investimento. Guidati da questa visione, abbiamo investito con costanza e oggi siamo “un player consolidato con la capacità d’innovazione di una fintech”, come ci ha definiti una delle società di consulenza tecnologica più note al mondo.

Il vostro core business è quello di accelerare l’evoluzione digitale di Banche, SGR, SIM, Outsourcer e altri operatori finanziari. Quali resistenze trovate in questa evoluzione culturale oltre che tecnologica? 
Non parlerei di resistenze, ma piuttosto di diversi stadi di maturità dei clienti rispetto all’uso della tecnologia. Queste differenze si mappano sul normale ciclo di adozione delle tecnologie che ogni istituto finanziario adatta al proprio passo e ai bisogni del proprio modello di business. I risultati positivi ottenuti da chi sta utilizzando per primo queste nuove soluzioni sta rassicurando i più prudenti e facilitando l’adozione da parte del resto del mercato. 
D’altra parte, siamo in un periodo di grande cambiamento dei comportamenti e delle esigenze degli investitori, che vogliono essere più coinvolti nelle decisioni di investimento e si aspettano una user experience in linea con quelle di altri settori. E questo deve essere uno sprone per gli istituti che non hanno ancora intrapreso il lavoro di valorizzazione del loro enorme bacino di dati.

Ci commenti i numeri e i risultati di Objectway nell'ultimo anno. 
Abbiamo chiuso l’ultimo anno fiscale con un volume d’affari intorno ai 75 milioni di Euro. È stato un anno caratterizzato dall’acquisizione di Algorfin, la divisione software e servizi di Unione Fiduciaria S.p.A., che per noi ha un grande valore poiché consolida la nostra posizione di leader a livello nazionale nel settore dei fondi aperti ed alternativi. Abbiamo inoltre rafforzato la nostra posizione di player di riferimento per il digital wealth management in UK e in Europa e oggi il mercato internazionale rappresenta oltre un terzo del nostro fatturato.

In quanto tempo secondo Lei l'Internet banking soppianterà interamente la banca tradizionale? 
Oggi anche le banche cosiddette “tradizionali” offrono già una serie di servizi digitali. Spesso manca, però, una user experience coerente tra un canale e l’altro e i processi sono duplicati. 
Secondo il recente report di S&P sulla disruption tecnologica nelle banche, la digitalizzazione è inevitabile, anche considerando il passaggio generazionale della ricchezza. 
Sopravvivranno gli operatori che adotteranno un business model agile, in grado di rispondere rapidamente alle nuove esigenze della clientela e conquistare nuovi segmenti di mercato.

L'AI ci renderà tutti HNWI, rendendo anche obsoleti wealth e asset managers? 
L’AI ha molte potenzialità ma purtroppo non quella di far diventare ricchi tutti gli investitori. I wealth e gli asset manager continueranno ad essere l’asset principale delle istituzioni finanziarie grazie alle loro relazioni e alle loro competenze, specialmente nel segmento private o HNWI, dove il fattore umano è essenziale per interagire con i clienti e per prendere importanti decisioni patrimoniali. L’AI sarà uno strumento che aumenterà le capacità dei wealth e degli asset manager e migliorerà il servizio al cliente. Consentirà anche di mettere a disposizione dei segmenti affluent o retail capacità di investimento più sofisticate e personalizzate. In generale, potrà anche aiutare a fidelizzare l’investitore, aiutandolo a cogliere la competenza, l’innovatività e la distintività dell’istituzione finanziaria.

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