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Può la lettura rappresentare un punto di svolta nella vita?

Dalla voce pacata di Elisabetta Bricca un romanzo di formazione di rara intensità. Capace di giocare a rimpiattino con… Virginia Woolf


08/06/2020

di LUCIO MALRESTA


Una scrittura che piacevolmente sorprende quella di Elisabetta Bricca, nata il 31 gennaio 1972 a Roma e cresciuta ner core della Capitale - città dove si è laureata in Sociologia, comunicazione e mass media presso La Sapienza (“A scuola ero brava, in quanto amavo lo studio”) - anche se a un certo momento della vita ha puntato sul cambiamento. 
Nel senso che, dopo aver lavorato dodici anni come copywriter per diverse agenzie pubblicitarie, ha deciso - con il marito Antonio e le loro due bambine Viola e Flaminia (oggi di 13 e 15 anni) - di trasferirsi in Umbria, e più precisamente nel “Rifugio del Daino”, un antico casolare circondato da ulivi (“L’olio di collina che produciamo è davvero buono”) e boschi, che domina il Lago Trasimeno. Trasloco e nuova vita peraltro fantasiosamente immortalati ne Il rifugio delle ginestre, edito da Garzanti. 
“In quel periodo - tiene a precisare l’interessata - avevo già pubblicato, con un certo successo, Sangue ribelle ed ero in procinto di dare alle stampe D’amore e di ventura. Pertanto, sull’onda dell’entusiasmo, ritenevo di potermi mantenere con i diritti d’autore. Ma evidentemente avevo fatto male i miei calcoli…”. Così eccola darsi da fare per ammortizzare le spese sostenute anche come traduttrice, oltre ad affittare stanze della loro grande casa che il marito, di professione falegname, ha contribuito a restaurare. 
Ah, dimenticavamo. Della famiglia fa parte anche un Carlino di nome 0anà e una gatta, Molly, che recentemente ha dato alla luce due frugoletti, entrambi peraltro già adottati ma in attesa di… trasloco (“Una è stata battezzata Duchessa, l’altro non lo sappiano ancora”). E per quanto riguarda le passioni della nostra autrice? Un occhio di riguardo per l’arte, i viaggi (purtroppo sempre meno vista la situazione), la cucina, il vino e le Women’s Fiction di spessore. “Ma a volte, e se mi va, mi diverto anche a camminare e riflettere”. 
Per non parlare - fermo restando che se oggi potesse scegliere le piacerebbe fare il medico - del suo doppio sogno nel cassetto (“Vorrei che un giorno si potesse realizzare un film tratto da uno dei miei libri, ma soprattutto spero di poter migliorare la mia scrittura, che ritengo lirica ed evocativa”), nonché dell’attaccamento alla lettura. Con una predilezione dichiarata per la poesia del francese Arthur Rimbaud (“Per me quasi una specie di droga bimensile”) e dell’americana Silvia Plath. “Ma mi intrigano anche le penne di Joanne Harris, William Faulkner, Lev Nikolaevič Tolstoj, Emilio Salgari, Stephen King e tanti altri”. 
Insomma, come si è potuto notare, molta carne al fuoco per una mamma alla prese con cento frenetici impegni. “Fortuna vuole - tiene a precisare - che dorma poco e che possa quindi far fronte ai miei interessi, ai miei doveri e al mio ruolo di scrittrice”. Ruolo quest’ultimo che la vede impegnarsi in maniera molto personale. “In effetti quando mi dedico a una storia per prima cosa - oltre a fare ricerche - devo avere ben chiaro il ruolo del protagonista, attorno al quale imbastisco poi l’ambientazione e la vicenda”. 
E per quanto riguarda il suo domani narrativo? “Un libro storico ambientato nel primo Novecento e giocato sulla Scuola di ricami di Romeyne Robert Ranieri di Sorbello, un fortunato laboratorio femminile che aveva tenuto banco in Umbria fra il 1904 e il 1934. Una tematica che credo rientri nelle mie corde”. 
L’abbiamo presa alla lontana, come si sarà capito, per regalare un inedito spaccato dell’autrice in modo che il lettore possa farsi carico, con maggiore cognizione di causa, dei contenuti del suo ultimo libro, Cercando Virginia (Garzanti, pagg. 240, euro 17,00). Uno straordinario romanzo di formazione che si rifà al “potere salvifico della letteratura”. E che si propone, al tempo stesso, “un elogio al coraggio di tutte le donne che sono disposte a sacrificare gli affetti e la stabilità di un’esistenza convenzionale per combattere l’ingiustizia e vedere riconosciuti e rispettati i propri diritti”. 
Anche perché, parola di Elisabetta Bricca (una donna, a suo dire, lunatica, impulsiva, poco accomodante, ma accogliente e leale sia in amore che nelle amicizie), “le appartenenti all’altra metà del cielo devono imparare ad avere più fiducia in loro stesse e nelle loro capacità. Perché non siamo oggetti, siamo persone. E in quanto tali abbiamo il diritto di essere ciò che vogliamo”. Da qui una specie di introduzione alla storia dedicata a Virginia Woolf, un’autodidatta di successo, che nel romanzo ha per certi versi un ruolo di primo piano. 
La vicenda è ambientata a Cortona, principale centro culturale e turistico della Val di Chiana (in quel di Arezzo), nel 1976. Ed è qui che incontriamo Emma, rannicchiata in un fienile, immersa nelle pagine dei libri che è costretta a leggere di nascosto. Lontana dagli occhi del padre che la vorrebbe impegnata nelle faccende domestiche, sinora è riuscita a proteggere il suo piccolo-grande segreto. Ma quando si rende conto di non poter più continuare in questo modo, “preferisce andarsene e accettare il posto da cameriera offertole da una ricca aristocratica di origini inglesi che si fa chiamare signora Dalloway”. 
Per Emma le nuove mansioni rappresentano l’occasione di conquistarsi una significativa indipendenza. “Ciò che non si aspetta è di trovare nella signora Dalloway una specie di mentore, oltre che un’amica fidata”. Fin dai primi giorni di servizio, infatti, la padrona di casa si accorge della curiosità che accende l’animo della ragazza. Per questo decide di proporle delle ore di lettura condivisa alla scoperta di una delle prime scrittrici femministe della storia: Virginia Woolf. Così, attraverso la lettura di Una stanza tutta per sé, Le tre ghinee e Diario di una scrittrice, “Emma si nutre delle parole illuminate di Virginia e inizia a coltivare il sogno di una vita in cui è lei a scegliere il proprio destino”. 
Ma per realizzarlo deve “combattere contro chi tenta in ogni modo di ostacolarla e tenerla lontana dai libri. Solo così potrà davvero trovare la sua personale Virginia e, in lei, la voce per esprimere ciò che sente davvero dentro”. 
In sintesi: una storia forte e garbata al tempo stesso, poeticamente intrigante, a fronte di un lavoro che accarezza l’immaginazione del lettore (“Ho molto gradito questo complimento: attraverso i suoi libri riesco a guardarmi dentro e a farmi vedere la realtà da un’altra prospettiva”). 
Una storia capace di trascinarci fra i desideri nascosti di una ragazza che ha deciso di dare una svolta alla propria vita - purtroppo segnata da un padre padrone - intraprendendo un percorso che la porterà lontano. Il tutto a fronte di una scrittura che gioca a rimpiattino con la bellezza delle parole cercando disperatamente, come successe appunto a Virginia Woolf, di trovare una voce personale. Rompendo in questo modo un silenzio che, oggi come ieri, “risuona sempre potente”.

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