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Quando Mussolini non era (ancora) il Duce

Lo storico Emilio Gentile racconta la storia di un politico “avventuriero” pronto a rinnegarsi pur di conquistare il potere


24/02/2020

di Giambattista Pepi


Prima non interventista. Allo scoppio della Prima guerra mondiale interpretò con fermezza la linea non interventista dell’Internazionale Socialista, ma era del parere che il conflitto non potesse giovare agli interessi dei proletari italiani, bensì solo a quelli dei capitalisti. 
Poi interventista. Il 18 ottobre 1914, mutando esplicitamente la propria originaria posizione pubblicò sulla Terza pagina dell’Avanti! un lungo articolo intitolato “Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante”, in cui rivolse un appello ai socialisti sul pericolo che una neutralità avrebbe comportato per il partito, cioè la condanna all’isolamento politico. La nuova linea non venne accettata dal partito che lo espulse. 
Prima socialista poi nazionalista. Grazie all’aiuto finanziario di alcuni gruppi industriali nel 2014 fondò e diresse Il Popolo d’Italia. E dalle colonne del suo giornale attaccò senza remore i suoi vecchi compagni. 
Prima parlamentarista poi antiparlamentarista. L’interventismo si fece via via sempre più acceso, accompagnato dalla veemenza contro le istituzioni parlamentari, che nella sua idea di guerra come anticamera della rivoluzione avrebbero dovuto essere spazzate via dalla novità della guerra mondiale, grazie alla quale le masse rivoluzionarie si sarebbero affacciate armate sul palcoscenico della storia. 
Prima socialista e libertario poi reazionario e liberticida. Dopo avere fondati i Fasci di combattimento disse: “Noi siamo, soprattutto, dei libertari cioè della gente che ama la libertà per tutti, anche per avversari. (...) Faremo tutto il possibile per impedire la censura e preservare la libertà di pensiero di parola, la quale costituisce una delle più alte conquiste ed espressioni della civiltà umana”. Ma poi dall’esperienza dei Corpi liberi tedeschi trasse la conclusione che squadre di uomini armati potevano essere utilissime per intimidire l’opposizione: il 15 aprile 1919, subito dopo un comizio della Camera del Lavoro fascisti, arditi, nazionalisti e allievi ufficiali, distrussero la sede dell’Avanti! Si tenne in disparte, credendo che i suoi uomini non fossero ancora pronti per combattere una “battaglia di strada”, ma difese il fatto compiuto. 
Stiamo parlando, ma forse l’avrete già capito, di Benito Mussolini. Una figura emblematica; una personalità poliedrica, complessa, contraddittoria. Di lui si sa ormai quasi tutto. Eppure gli storici italiani e stranieri continuano ad interessarsene. E periodicamente vengono pubblicati libri che svelano particolari, aneddoti, incontri, epistole, aspetti meno conosciuti della sua vita, del suo pensiero e della sua azione. 
Uno dei nostri più grandi storici, Emilio Gentile, nel libro Quando Mussolini non era il Duce (Garzanti, pagg. 392, euro 20,00) ci racconta la storia di un uomo per molti aspetti ancora sconosciuto: non rivoluzionario, non anticapitalista, e neppure “duce”. Un uomo politico isolato, che si autodefinisce “avventuriero di tutte le strade”. E con spregiudicatezza è pronto a rinnegarsi pur di conquistare il potere. 
Niente nei primi anni del Novecento lasciava presagire che quest’uomo potesse forgiare il destino di un Paese accompagnandolo prima sull’altare e poi facendolo precipitare nell’abisso. 
L’autore approfondisce il periodo che va dalla Grande Guerra (1914-18) alla fine del 1919, perché fu uno dei periodi cruciali della vita di Mussolini. Periodo durante il quale avvenne una radicale metamorfosi della sua personalità politica, da socialista marxista rivoluzionario e internazionalista fino al 1914 a promotore nel 1919 di un movimento nazionalista ferocemente antisocialista al quale diede il nome di fascismo
“Molti storici hanno studiato la metamorfosi politica di Mussolini proponendo interpretazioni contrastanti” scrive Gentile nell’introduzione. “Alcuni hanno sostenuto che nel Mussolini del 1919 erano già presenti i tratti fondamentali del duce di un partito milizia, fondatore di un regime totalitario, imperialista, razzista, antisemita e guerrafondaio. Per altri storici, invece, nel 1919, Mussolini era ancora un rivoluzionario, allo stesso tempo antisocialista e anticapitalista, privo di idee politiche e sociali, dopo aver ripudiato il socialismo marxista, andando avanti a tentoni senza sapere dove dirigersi. In realtà nessuna di queste interpretazioni ha superato la verifica storica, condotta su documenti editi e inediti che sono la materia di questo libro”. 
E allora, ci si chiede, come fu possibile a quest’uomo conquistare il potere come il duce antidemocratico di un partito milizia e fondare un regime totalitario? “L’ascesa di Mussolini e del fascismo - risponde senza scomporsi Gentile - non fu il risultato della volontà di un uomo o di cause inevitabili o ineluttabili. Si dice che la natura non fa salti, ma la storia, opera dell’uomo, talvolta compie atti catastrofici, improvvisi e imprevedibili”.

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