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Quando i razzisti al cubo lanciano accuse di razzismo

L'ipocrisia di non amettere ciò che si è: il bello, o il brutto, di un Paese dove tutto va alla rovescia


12/02/2018

di Sandro Vacchi


Eccoci a noi, a questo Paese alla rovescia dove tutto è ribaltato come un calzino e sarà ancor più messo sottosopra dalle imminenti elezioni politiche, almeno questo rischiamo. L'Italia è l'unico posto al mondo dove esiste l'apartheid verso i nativi, eliminato in Sudafrica nel 1991. Da noi nuovi colonizzatori sono accolti, riveriti e mantenuti da una classe dirigente imbelle e traditrice, e potremmo dire anche corrotta, in quanto attaccata coi bulloni ai propri privilegi di casta. 
In Italia i razzisti veri, quelli coi fiocchi, i controfiocchi e il timbro notarile in ceralacca, si definiscono orgogliosamente antirazzisti e distribuiscono, nel contempo, patenti di razzismo ai loro connazionali che detestano e schifano, una massa di poveri cristi che vivono in periferie degradate quando non sono autentici immondezzai. E' qui che si combatte la guerra fra poveri e più poveri, questi ultimi magrebini e africani spesso arrivati clandestinamente, ma difesi con ostinazione dai razzisti veri, i quali pagano, coi soldi dei razzisti finti, centri d'accoglienza e tutto un ambaradan di volontariato cooperativo sul quale stendiamo un velo pietoso. Andate a rileggervi la storia di Mafia Capitale per capirci qualcosa. 
In Sudafrica, almeno, le cose erano chiare: i ricchi bianchi e afrikaans da una parte, orgogliosamente razzisti; i poveri neri dall'altra, altrettanto orgogliosamente africani. Qui da noi, invece, i primi sono così ipocriti da non ammettere di essere ciò che sono, vale a dire degli ipocriti. E dei razzisti al cubo. I neri, o negri che dir si voglia, che sbarcano come gli americani in Normandia, sono tenuti infatti a distanza di sicurezza dalle loro belle case, dagli attici di via della Spiga a Milano e dei Parioli a Roma, come dalla radical-chic Capalbio che ha rifiutato con la puzzetta sotto il naso di accogliere la sua quota di migranti: sporcano, stonano col paesaggio, forse rubano. 
Costoro, tanto carucci, però, ma così sfortunati a causa delle guerre (quali?) fomentate naturalmente da Trump, Putin e Salvini, vanno così a pestare i piedi ad anziani pensionati nei condomini fatiscenti di venti piani, a commercianti messi in ginocchio dalle grandi catene della distribuzione e dalle tasse irrefrenabili, a una classe operaia ormai estinta a causa della delocalizzazione incentivata dalla razza padrona, alla piccola e micro borghesia bottegaia e impiegatizia che un tempo viveva di poco, ma dignitosamente. 
Il bello, o il brutto, nel Paese dove tutto va a rovescio, è che i fighetti, quelli che disprezzano Briatore ma ormeggiano la barca di fianco alla sua, gli abbonati a “Micromega”, i lettori di Saviano, sono tutti, ma proprio tutti, fantaccini, trombettieri, marescialli e anche generaloni di quella che di ritiene sinistra. Gli altri, al contrario, i diseredati, si stanno sempre più spostando a destra, quando non se ne fregano del tutto e mandano a ramengo i politici di ogni razza (si potrà dire?) e colore e smettono di votare. Sono diventati il primo partito d'Italia, e non definiamoli delusi: proprio non ne possono più. E gli altri, la sinistra, a interrogarsi sul perché. Io ho una sola risposta, anzi una esclamazione: deficienti! 
Eh sì, perché i signorini di questa sinistra al borotalco che sta più a destra del Partito liberale di Malagodi mezzo secolo fa, andrebbero presi a pernacchie ogni volta che escono di casa, costretti a pestare lo sterco che hanno seminato nel Paese, a vivere per una ventina di anni allo Zen di Palermo o a Scampia, o a Quarto Oggiaro oppure a Bari Vecchia: allora si farebbero una cultura. Sì, perché sono straordinariamente ignoranti, nella loro presunzione di superiorità. 
Antonio Gramsci voleva l'egemonia culturale del Partito comunista, e per decine di anni le Botteghe Oscure oscurarono davvero tutto il resto. Ma i signorini di oggi? Sono parti del Sessantotto, aborti, lavativi in cachemire che non hanno mai stretto la mano a un operaio e non sanno quanto sa di soffritto lo tinello altrui. Loro si interrogano, poveri cocchi, e perdono voti. 
Una ragazza tossicomane di diciotto anni è stata ridotta in frammenti a Macerata da tre nigeriani clandestini. Se l'avesse fatto non dico un naziskin, ma un leghista, un ammiratore di Giorgia Meloni, o anche solo un italiano qualsiasi esasperato, sarebbero fioccate le interrogazioni parlamentari e le richieste di leggi contro il razzismo e la xenofobia. Invece? Niente. 
La controprova di quanto affermo? Pochi giorni dopo la giornata del macello africano, un tizio ha armato la pistola e ha sparato su tutti i neri che trovava, senza ammazzarne nemmeno uno, peraltro. Il risultato? Marce antirazziste, indignate proteste, richieste di pene esemplari. 
Il pazzoide è entrato in carcere, un luogo non troppo peggiore di certe periferie urbane, abitato anch'esso da diseredati, derelitti ed emarginati, e come è stato accolto? Con grida di entusiasmo, con la ola come allo stadio. E' o no la dimostrazione di quanto detto sopra? 
Non esiste già, e da tempo, una spaccatura insanabile fra due Italie? 
Una delle quali ha, tra l'altro, la faccia tosta di chiedere voti all'altra? 
Uno dei migliori cervelli non pensanti di coloro che si credono i meglio fichi del bigoncio, vale a dire Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, ha titolato: “Fascio-leghista spara sui migranti. Salvini e Forza Nuova con lui”. Attenzione: il segretario della Lega aveva immediatamente detto che lo sparatore pazzo deve marcire in carcere, e non mi sembra dunque tanto solidale con lui. Ma tant'è, la loro logica è questa. Applichiamola pedissequamente e avremo che i tre clandestini che hanno sfilettato la diciottenne a Macerata sono la mano armata della Boldrini, che applaude ogni qualvolta ne sbarca qualcuno sulle nostre coste. 
Ragionano in questo modo, le menti più lucide del Paese, poi stupiamoci se tutto va a rovescio. Gli italiani hanno paura del fascismo? Semmai hanno paura di un governo che non li difende e li tartassa, di questi rigurgiti di ideologia a senso unico, di giustizia col paraocchi, di due pesi e due misure usati in processi e sentenze. 
Sempre più spesso si troveranno italiani più o meno matti, più o meno stufi, più o meno vittime di governi cialtroni, i quali si faranno “giustizia” da soli. Giustizia, questa senza virgolette, che non ottengono più da anni da chi, invece, dovrebbe proteggerli. 
Il comunismo è stato sconfitto dalla storia, ma circola ancora nel sangue di milioni di persone neanche troppo nascoste fra noi e insensibili ai suoi massacri, disumani almeno quanto quelli del nazismo. Un'altra controprova? Le foibe sappiamo tutti chi le usava, erano un po' i forni crematori dei partigiani rossi in Istria. Nella giornata in cui si dovrebbe ricordare quel massacro - di italiani! - coperto per anni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deprecato per sette volte il nazionalismo e ha pronunciato una sola volta la parola comunismo: come se l'essere italiani, e andarne orgogliosi, ed esporre il tricolore, fosse stata una colpa o una sorta di provocazione verso chi la bandiera la voleva tutta rossa. 
L'ennesima controprova? A Modena qualcuno ha sfilato con un simpatico striscione con su scritto “Maresciallo siamo con te. Meno male che Tito c'è” e falce e martello come ciliegina. Altri benpensanti hanno intonato: “Ma che belle son le foibe da Trieste in giù”. 
Costoro non sarebbero razzisti, vero? E' vero: sono stronzi e lo rimarranno per sempre, e la Meloni ha un coraggio da leonessa, dichiarandosi ufficialmente razzista verso i centri sociali. Di fronte all'omologazione forzata, alla marmellata globalizzante, alla robotizzazione del lavoro ma anche dell'essere umano, bisogna avere il coraggio di dirlo: nell'ambito della specie umana, dell'Homo Sapiens, le razze esistono, le si vede a occhio, le si scopre nel Dna quando si parla di “individuo di razza caucasica” oppure “asiatica” o ancora “africana”. Sono razziste anche le provette e gli alambicchi? 
Sia ben chiaro, non ne faccio una questione di “merito” assurdo, cioè bianco migliore di nero, ma che uno sia bianco e un altro nero è inequivocabile, oppure vogliamo chiuderci gli occhi. E' il concetto di uguaglianza che invece è assurdo, folle. Io non sono uguale a Donato Bilancia, a Gianfranco Stevanin o al mostro di Milwakee (tutti bianchi), ma sono diverso – e ben contento di esserlo – anche da chi ha fatto a pezzi Pamela, cioè tre neri africani della Nigeria. Sono xenofobo? Certo che ho paura di certi stranieri, e chi non l'avrebbe, visto che ne girano armati di machete oppure di piccone, come quel Kabobo che cinque anni fa uccise tre persone a Milano? Non sono uguali alla gente civile, lo sappiamo tutti, ma i politicamente corretti vorrebbero vietarci perfino di pensarlo, ipocriti inavvicinabili che sanno di mentire e costringono noi a vivere blindati. 
Radical-chic e preti suicidi e ignoranti fantasticano di Stati d'Europa, di un mondo da Zecchino d'Oro mentre ci si avvia all'auto distruzione. Senza più confini, chi siamo noi e chi gli altri? Con culture appiattite, omologate, e con una sola infame moneta, stiamo avviandoci verso un solo Stato, senza differenze. Poi, alla fine, saremo un solo uomo: lo stesso cervello, gli stessi pensieri, lo stesso cuore di tutti gli altri. E trovo molto, molto difficile immaginare che tutti saremo più buoni, più intelligenti e incolori perché ce l'avrà ordinato la Merkel di turno. 
Questa è roba da fantascienza solo all'apparenza, ma non si creda che i pazzi non siano lucidi, che i criminali non sappiano spacciare falsa etica, falsa bontà, false speranze, come i pusher spacciano droghe. 
Mi fido più di Vladimir Putin, ex spia sovietica che ha saputo liberarsi dalle pastoie ideologiche e ha riportato in auge un Paese che sembrava defunto, piuttosto che di tutte le belle faccine di Bruxelles. Non fosse altro perché il russo ha messo al bando la Open Society di George Soros, accusata di propaganda sovversiva. E Soros è contro la sovranità, vuole distribuire un milione di immigrati all'anno nell'Unione Europea e ha fornito dieci milioni di dollari a Hillary Clinton, paladina dei falsi buoni, ovvero dei buonisti benpensanti con il timbro di democratici ma il cameriere nero, o filippino, o indiano, pronto a mettere l'aragosta in pentola. 
In Italia sono arrivati a dirci che gli immigrati sono indispensabili e ce ne vogliono milioni perché ci pagheranno le pensioni. Per il momento, e chissà fino a quando, li paghiamo noi. Poi, quando sarà il momento per loro di andare in pensione, vorrei vedere quanti rimarranno qui anziché tornare al Paese d'origine. Ma, soprattutto, visto che da noi vige il sistema contributivo, cioè si ottiene una pensione commisurata ai contributi versati, quali contribuiti hanno mai pagato all'Inps gli uomini dei barconi? 
Vadano a spazzare il mare i seminatori di ignoranza a buon mercato, che ritengono ignoranti gli avversari perché non la pensano come loro. 
Sanno, almeno, che nel 1933 il popolo più avanzato, e anche colto, d'Europa era quello tedesco? E che votò Hitler? Lo votò! E noi, razza di idioti manovrati da questi manipolatori di cervelli, abbiamo affidato alla Germania l'intera Europa: alla nazione più razzista che ci sia, a chi ha inventato le camere a gas e i forni crematori, la soluzione finale. Oggi in pericolo sono interi popoli, e Lor Signori, da Capabio e Cortina, ci fanno la lezioncina antirazzista. 
Il razzismo è il miglior pretesto per far sentire superiori tutti gli idioti. L'antirazzismo la migliore occasione per far sentire intelligenti molti imbecilli.

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