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Quando il carisma della parola muove la storia

Gianluca Lioni e Michele Fini presentano i personaggi che, in epoche diverse, hanno coinvolto popoli e nazioni in decisive battaglie di civiltà


10/09/2018

di Giambattista Pepi


India. 528 a.C. Budda ha trentacinque anni, e quello che tiene è il suo primo sermone pubblico, passato alla storia come Discorso di Varanasi. “O monaci. A mio avviso, si devono evitare i due estremi. Quali sono questi due estremi? L’uno è la ricerca del piacere dei sensi. Una condotta bassa e volgare, una passione ignobile e vana. L’altro estremo è la ricerca dell’ascetismo, dell’automortificazione, che è dolorosa, faticosa e altrettanto vana. Il tathāgata, colui che è giun­to alla verità, evitando questi due estremi cammina per una via di mezzo che è una via luminosa, una via piena di serenità, che conduce alla pace, alla conoscenza, all’illuminazione, al nirvāna”. 
Roma. 15 marzo del 44 a.C. Il console e imperatore Caio Giulio Cesare viene ucciso, trafitto da ventitré coltellate, mentre si reca al Senato. Marco Antonio, uno dei suoi fedelissimi ne tiene l’orazione funebre al Senato. Ne traccia la vicenda umana dall’adolescenza agli studi, ricordandone le qualità e le capacità, elencandone i tanti successi militari, le grandi vittorie, l’alto impegno al servizio dello Stato. E poi il finale, carico di pathos, mostrando il corpo esani­me, lacerato dalle ferite, la toga sporca di sangue. “Sei stato scannato spietatamente dagli amici, tu che facesti tante leggi perché nessuno fosse ucciso dai suoi avversari, giaci scannato in quel Foro per il quale tante volte passasti incoronato. Sei caduto trafitto dalle ferite su quella tribuna dalla quale tante volte parlasti al popolo. Ahimè, canizie insanguinata, toga lacerata, che tu, a quanto sembra, solo per questo indossasti, perché fossi in essa ucciso”. 
Palestina, 29 d. C. E’ qui che un giovane rabbì, Gesù il Nazareno pronuncia il Discorso della Montagna. “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il re­gno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi”.  
Arabia. 631 d. C. Maometto, profeta e fondatore dell’Islam, prima di congedarsi dalla vita terrena, affida ai suoi seguaci il suo testamento e i comandamenti di Allah. “O gente, ascoltatemi con sincerità di cuore. Adorate Dio che è unico, come unico è il vostro antenato. Eseguite la preghiera cinque volte al giorno, digiunate nel mese di Ramadan e date delle vostre ricchezze in elemosina. Se potete, eseguite il pellegrinaggio. In ve­rità, i credenti sono fratelli e i beni di un fratello sono inviolabili, salvo col suo consenso. Ricordate che siete tutti uguali”. 
Italia. 16 novembre 1922. Il nuovo presidente del Consiglio, Benito Mussolini, è in giacca e cravatta dietro il banco del governo e tiene il suo primo discorso in Parlamento. “Il popolo italiano, nella sua parte migliore, ha scavalcato un mini­stero e si è dato un governo al di fuori, al di sopra e contro ogni de­signazione del Parlamento. Lascio ai melanconici zelatori del super­costituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamen­te su ciò. Io affermo che la rivoluzione ha i suoi diritti. Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusiva­mente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo pri­mo tempo, voluto”. 
Città del Vaticano (Roma).  11 ottobre del 1962. Papa Giovanni XXIII che la mattina aveva aperto lo storico Concilio Vaticano II, la sera parla al popolo gremito in Piazza San Pietro. “Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del papa. Troverete qualche lacri­ma da asciugare. Dite una parola buona: il papa è con noi, special­mente nelle ore della tristezza e dell’amarezza. E poi tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre, sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, per continuare a riprendere il nostro cammino”. 
Quelli che abbiamo provato, per quanto ci è riuscito possibile, a riassumere (non senza pentimenti perché molti altri avrebbero merito di essere citati) sono brani tratti da celebri discorsi pronunciati da uomini e donne illustri che hanno fatto la storia del loro tempo. In alcuni casi sono stati eventi eccezionali, riportati nelle tradizioni orali e scritte di grandi religioni e filosofie come il Discorso della Montagna pronunciato da Gesù Cristo in Palestina, oppure il Discorso di Varanasi del Budda. Altri, invece, sono stati discorsi coraggiosi pronunciati davanti a temibili accusatori, come accadde a Galileo Galilei, che portato al cospetto del Tribunale della Santa Inquisizione, dovette abiurare la teoria da lui sostenuta secondo la quale era la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa come nella teoria tolemaica, sostenuta dalla Chiesa; o quello di Socrate, che, pur essendo innocente,  accetto di morire (si suicidò bevendo un potente veleno: la cicuta), piuttosto che rinunciare ad essere un uomo libero. 
E che dire dei discorsi con i quali grandi condottieri o capi di stato hanno infiammato i loro eserciti o dato forza ai loro cittadini per combattere e vincere battaglie e conflitti in nome di grandi principi: la libertà, la democrazia, la pace? Come Pericle, Temistocle, Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte, Churchill, De Gaulle solo per citarne alcuni vissuti in secoli diversi. 
Nel libro I grandi discorsi che hanno cambiato la storia (Newton Compton, pagg. 320, euro 12,00), gli autori  Gianluca Lioni e Michele Fina partendo dall’antichità hanno presentato i personaggi che, a loro giudizio, hanno saputo interpretare – in epoche diverse - i bisogni, i sentimenti e, oseremmo dire, i sogni e le aspirazioni dei loro popoli oppure lanciato sfide alla società e al potere costituito (Oliver Cromwell, Nikita Kruscev, Michail Gorbacev, Martin Luther King, Nelson Mandela, J. F. Kennedy), o che sono finiti nei libri di storia anche grazie al loro pensiero manifestato con forza ed orgoglio di fronte a grandi masse di uomini e donne (Robespierre, Mandela, Toro Seduto). 
Uomini e donne, tutti, fuori dal comune, che hanno saputo trasferire con le parole alle masse del loro tempo il carisma, la visione, i sogni di potere, di conquista, di liberazione che coincidevano perfettamente con i desideri, le aspirazioni, le necessità di chi li ascoltava. Gli uni e gli altri accomunati da un destino identico. A questi uomini e a queste donne di tutti i tempi, che gli autori hanno saputo farci riscoprire in maniera sobria e delicata, attraverso l’accurata selezione dei loro discorsi, tutti noi pensiamo dovremmo essere loro un po’ grati. Infatti, senza la loro testimonianza e il loro esempio, che si è appalesato nelle parole e nei gesti, il mondo e la civiltà umana non sarebbero potuti divenire ciò che sono oggi.

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