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Quando il male ha tante facce, difficile trovare la ragione giusta

Torna sugli scaffali la genialità di Stephen King con un thriller sorprendente, The Outsider, che approderà in dieci puntate anche sul piccolo schermo


05/11/2018

di Massimo Mistero


Un autore da 500 milioni di copie non si inventa da un giorno all’altro. D’altra parte la genialità narrativa di Stephen King - che strada facendo ha sposato anche la sceneggiatura (con una puntata sulla regia datata 1986 quando diresse Brivido, tratto dal suo racconto Camion) - si è espressa in una variegata produzione che ha trovato supporter in tutto il mondo, ispirando registi famosi del grande schermo come Stanley Kubrick, Brian De Palma, John Carpenter, David Cronenberg, Rob Reiner e Frank Darabont. Ferme restando le tante serie televisive (le ultime? 22.11.63 e La torre nera), nel novero delle quali deve essere messa in conto anche quella in dieci puntate tratta dal suo ultimo romanzo, The Outsider (pagg. 530, euro 21,90, traduzione di Luca Briasco), proposto in questi giorni dalla Sperling & Kupfer, il suo editore italiano di riferimento con ottanta e passa titoli in catalogo. 
Serie che sarà firmata da Richard Price (The Wire, The Night Of) e prodotta da Jack Bender (Beverly Hills 90210, I Soprano, Giudice Amy) e Marty Bowen (Power Rangers), che avevano già collaborato all’adattamento di Mr. Mercedes. Con lo stesso King a proporsi come produttore esecutivo oltre che co-sceneggiatore dell’episodio pilota. 
Insomma, un successo annunciato, in quanto anche in quest’ultimo thriller l’autore ha saputo catturare l’attenzione dei lettori regalando sorprese, brividi e colpi di scena a non finire. Imbastendo la trama sul ritrovamento del cadavere di un ragazzino di undici anni nel parco di una cittadina di provincia. Omicidio che porta a sospettare di Terry Maitland, il noto allenatore della Little League, insegnante di inglese oltre che marito e padre esemplare. Maitland però… Ma di questo ne riparleremo.


Stephen King, si diceva, nato a Portland, nel Maine, il 21 settembre 1947, figlio di David Spansky (un cognome che in seguito sarebbe stato modificato in Donald Edwin King). Un uomo di origini scozzesi-irlandesi non certo esemplare, visto che era sparito nel nulla quando lui aveva soltanto due anni, costringendo la moglie ai lavori più umili per tirare avanti. Logico quindi che, crescendo, il giovane Stephen si sia dovuto confrontare con chissà quante delusioni e umiliazioni. Ad esempio adattandosi a fare il benzinaio, l’addetto a una lavanderia e persino lo spazzino. 
A complicare le cose nel 1971 sarebbe arrivato il matrimonio, fortunatamente felice (visto che sta ancora andando avanti), con una compagna di studi, Tabitha Jane Spruce (diventata in seguito, a sua volta, scrittrice e poetessa), che gli avrebbe regalato a tambur battente una figlia, battezzata Naomi, che guarda caso lo ha aiutato proprio nelle ricerche del libro del quale stiamo parlando. 
Tirare avanti non risultava quindi facile. Tanto più che alcol e droga facevano parte del suo quotidiano per lenire gli schiaffi in faccia ricevuti dalla vita. In ogni caso non mollando mai quella che riteneva fosse la sua strada: scrivere. Inizialmente senza grossi risultati. Sin quando nel 1974, dopo tre tentativi andati a vuoto, avrebbe ingranato la marcia giusta, incassando i primi 2.500 dollari dalla casa editrice Doubleday per la pubblicazione di Carrie. “Un romanzo passato inosservato nell’edizione rilegata, ma che avrebbe riscosso un enorme seguito in quella economica, superando il milione di copie vendute”. 
Per non parlare del successo legato alla sua trasposizione cinematografica, supportata nel 1980 dall'indimenticabile interpretazione di Jack Nicholson. La qual cosa gli avrebbe consentito di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Regalando ben presto ai lettori altri capolavori come Le notti di Salem, Shining, Stand by me, Le ali della libertà e Il miglio verde, romanzi che ancora oggi tengono banco al botteghino, a fronte di una carriera costellata di premi e riconoscimenti (l’allora presidente Barack Obama, ad esempio, gli aveva conferito nel 2015 la National Medal of Arts). 
Ma, come a volte succede, la fortuna gli avrebbe girato le spalle. “Nel 1998, all’apice della fama, venne infatti travolto da un’auto mentre passeggiava, rischiando addirittura la vita. Ma riuscì a venirne fuori, seppure dopo un lunghissimo periodo di convalescenza e riabilitazione”. Per poi tornare in pista come se niente fosse successo. 
Lui che ammette di divertirsi ancora molto a scrivere. Poco importa se racconti (“Anche se nelle storie brevi un minimo errore può tradursi in una specie di detonatore nella mente del lettore”) o mallopponi lunghi sempre che gli consentono di dare voce a contesti e storie di robusto spessore. Fermo restando il piacere di dare il via libera alla sua sbrigliata fantasia, acuta quanto intuitiva, che si rifà bene e spesso alle sue esperienze di vita, ovviamente condendole con bordate di terrore e di inquietudine, di odio e di vendetta, di amore e di morte. Con porte spalancate - ma questo lo sanno ormai tutti - sul fantastico, in particolare l’horror e il gotico moderno. 
Tracciato un adeguato profilo (almeno così riteniamo) di questo eclettico personaggio, oggi seguitissimo anche sui social media, spazio al canovaccio di The Outsider, un lavoro che si dipana fra le righe di una storia di intrigante lettura pronta a nutrirsi di una vicenda a voci multiple, in quanto a suo dire il male (che assicura di conoscere bene) ha molte facce. A partire da un omicidio sconvolgente. E nella cittadina di Flynt è subito caccia all’assassino. 
La storia ha inizio nella tarda serata di un giorno di luglio, appunto a Flint City (un luogo d’invenzione, tiene a precisare King), quando una brava persona, che sta portando a spasso il suo cane, si imbatte nel cadavere martoriato di un bambino. Un fatto incredibile in un posto dove si conoscono quasi tutti e non succede mai nulla. Nemmeno a dirlo la polizia avvia subito una serie di indagini a tappeto per cercare di catturare nel più breve tempo possibile il responsabile di questo atroce delitto. E i primi indizi scivolano verso una figura di primo piano, Terry Maitland, il gentile quanto esemplare professore di inglese che allena i “pulcini” della locale squadra di baseball. 
Insomma, il colpevole perfetto, in quanto impronte digitali, gruppo sanguigno e persino il Dna sono i suoi, così come ad accusarlo ci sono alcuni testimoni oculari. Caso risolto per il detective Ralph Anderson, che lo arresta platealmente allo stadio durante una partita. Purtroppo per lui l’interessato ha, a sua volta, un alibi a prova di bomba: quel giorno, il 10 luglio, il prof non era infatti in città. Un alibi anche in questo caso supportato da testimoni oculari, impronte e via dicendo. Ma allora chi è l’assassino? E quale ruolo ha in questa brutta faccenda il detective Anderson?

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