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Quando l'amore è una malattia, i guai ne rappresentano la logica conseguenza

Piemme ripropone, in un unico volume, la trilogia dispotica Delirium, una saga di successo firmata dalla statunitense Lauren Oliver


05/03/2018

di Valentina Zirpoli


Si chiama - per chi ancora non la conoscesse - Lauren Oliver, ma all’anagrafe figura iscritta come Laura Schechter. È nata l’8 novembre 1982 a Queens ed è cresciuta a Westchester, New York, una cittadina molto simile a quella descritta in Prima di domani, il suo romanzo d’esordio che, a partire dal marzo 2010 (pubblicato da HarperCollins negli Stati Uniti e da Hodder & Stoughton in Inghilterra), avrebbe riscosso un robusto successo nell’ambito delle pubblicazioni per giovani adulti, tanto da diventare un film per il grande schermo. 
Figlia di due professori di Letteratura (il padre, Harold Schechter, è anche un autore di true crime), sin da piccola era stata incoraggiata a scrivere storie, oltre a disegnare, dipingere e danzare in costume. In altre parole vivendo l’infanzia all’insegna della fantasia. La qual cosa non l’avrebbe però distolta dagli studi, tanto da conseguire una laurea in Letteratura e filosofia presso l’Università di Chicago. Quindi il ritorno nella Grande Mela, dove avrebbe frequentato un corso di scrittura creativa in abbinata al suo impegno nella sezione young adults della Penguin Books. Lavoro peraltro abbandonato nel 2009 per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, visto che buona parte del primo libro lo aveva scritto sul suo BlackBarry mentre andava e veniva dall’ufficio in metropolitana. 
E visto che il ferro va battuto sin che è caldo, a tamburo battente Lauren Oliver era tornata sugli scaffali con Delirium, un romanzo distopico ambientato nella città di Portland e in un futuro dove l’amore viene considerato una malattia vera e propria. Peraltro identificata come Delirium Amoris Nervosum, causa presunta di criminalità e guerre. Una malattia da eliminare con un’operazione al cervello all’età di diciotto anni, salvo manifestazioni anticipate che comportano interventi immediati. “L'operazione, chiamata cura, è molto pericolosa”, tanto che alcuni pazienti riportano lesioni al cervello che comportano una riduzione delle capacità intellettive e di movimento. 
Di fatto Delirium avrebbe rappresentato il primo libro di una trilogia, seguito da Chaos e Requiem. Lavori usciti nell’arco di tre anni e ripresi a tamburo battente, con gli stessi titoli, dalla Piemme, che ora li ripropone in un’unica soluzione (come peraltro già successo negli States) sotto il titolo, appunto, di Delirium (pagg. 860, euro 20,00, traduzione di Francesca Flore). 
A tenere la scena in questa trilogia, che ha appassionato milioni di lettrici in tutto il mondo, è Magdalena “Lena” Haloway, alle prese con le sue giovanili complicazioni amorose. Perché nella vita “ci sono amori felici, amori disperati, amori facili e amori impossibili. Ma non c’è amore più grande dell’amore proibito”. 
Lena ha diciassette anni e vive con la zia Carol e le cuginette Grace e Jenny dopo aver perso la madre, guarda caso suicidatasi per colpa del delirium. Ovviamente studia: frequenta infatti l'ultimo anno del liceo assieme alla sua migliore amica, Hana, una ragazza bellissima e molto ricca. E non vede l’ora di essere curata, smettendo così di temere di ammalarsi e poter cominciare la vita serena che è stata decisa per lei. Ma mancano 95 giorni all’operazione e, mentre viene sottoposta a tutti gli esami necessari, a Lena capita l’impensabile. In altre parole si infetta di delirium innamorandosi di Alex: un ragazzo di bell’aspetto, poco più grande di lei e già curato, quindi impossibilitato a provare sentimenti. 
Alex e Lena si danno appuntamenti in segreto e dopo un breve periodo il ragazzo le confessa di non essere mai stato operato e di provenire dalle Terre Selvagge, terre sconosciute separate dalle città da una recinzione, dove scappano le persone che rifiutano di essere curate e che sono alla ricerca della libertà. In questo modo rischiando la vita, perché la punizione per l'attraversamento della recinzione è infatti la morte. Alex le confida inoltre di far parte della Resistenza, un gruppo di infiltrati che si mischia con la gente di Portland per combattere la cura e organizzare una ribellione. 
Lena inizialmente è spaventata e decide di non incontrarlo più. Ma questa decisione viene presa mentre entrambi partecipano a una festa illegale dopo il coprifuoco, che sfocia in un raid da parte della polizia, decisa a punire coloro che infrangono il coprifuoco. Ovvero uccidendoli. Alex e Lena però si salvano e ricominciano a frequentarsi clandestinamente. E quando mancano poche settimane alla sua procedura, Lena decide di scappare con Alex nelle Terre Selvagge. Ma prima di mettere a punto il loro piano sono costretti a una fuga improvvisata dopo che Hana ha raccontato alla polizia (vatti a fidare delle amiche) le loro intenzioni. 
Una volta arrivati alla recinzione, i due hanno però la polizia alle calcagna. Lena riesce ad attraversare il confine, mentre Alex resta dall’altra parte... E qui ci fermiamo, in quanto se volessimo riassumere un malloppone di quasi novecento pagine ci vorrebbe un sacco di tempo. Ricordiamo soltanto che, in una “società di automi che non conosce passione, ma nemmeno affetto e comprensione, Lena sta per scoprire l’importanza di scegliere chi si vuole diventare e cosa si vuole fare della propria vita”. Un contesto che costringerà le lettrici (alle quali l’autrice elargisce ringraziamenti a piene mani, visto che le hanno reso possibile la carriera di scrittrice) a porsi delle domande e, soprattutto, a riflettere.

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