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Quando le famiglie si sgretolano il problema più grave è quello della casa

Per questo è nato nel 2012 il progetto sociale e culturale Smallfamilies® e per questo trova ragione d’essere smALLhome, un’antologia di 34+1 racconti edita da Cinquesensi


30/01/2017

I dati ufficiali la dicono lunga: le separazioni sono cresciute del 70,7% negli ultimi vent’anni mentre i divorzi sono aumentati del 50 per cento. Risultato? Il 16% delle famiglie italiane è monogenitoriale, ovvero composta da uno solo dei due genitori che vive in modo prevalente o esclusivo con uno o più figli. Sono, in altre parole, le famiglie a “geometria variabile”. Capofamiglia è nell’85% dei casi la madre (con il 24,9% di quelle single a rischio povertà). Ma la situazione non risulta allegra in ogni caso: donne e uomini separati costituiscono infatti il 12% degli utenti Caritas, fermo restando che in due decenni i processi per mancato pagamento - complice la crisi - dell’assegno di mantenimento dei figli sono aumentati del 20 per cento.
In tale ottica, nel 2012 è nato a Milano il progetto di natura sociale e culturale Smallfamilies®, con l’obiettivo di orientare, informare, sostenere, conoscere e tutelare i diritti dei genitori single e delle famiglie a “geometra variabile”, anche attraverso servizi convenzionati con le diverse realtà attive sul territorio. Sviluppando peraltro diverse iniziative, identificabili in un portale online, oltre che in social network, media, esperti/consulenti tematici, dati, ricerche e policy, eventi, progetti culturali, raccolta di testimonianze, collaborazioni.
Sulla base di un assunto: a tutte le famiglie monogenitoriali - siano esse formate da divorziati, vedovi, separati da matrimonio o da coppie di fatto, genitori unici - devono essere riconosciuti pari diritti. Gli interventi a loro favore devono essere attuati secondo un approccio trasversale e integrato, con attenzione particolare a chi vive in situazioni di fragilità, di isolamento o è a rischio povertà. E in tale contesto è sempre la casa, o meglio la mancanza di una casa, a incidere profondamente sulla vita delle persone. E così la pensa anche Gisella Bassanini di Smallfamilies®, che per il terzo volume della collana smALLbooks (Cinquesensi Editore) ha accolto l’idea che fosse appunto la casa il filo conduttore volto a intrecciare storie e frammenti di vita. Risultato? smALLhome. Abitare nelle famiglie a geometra variabile (pagg. 192, euro 10,00), un lavoro curato da Raethia Corsini e Laura Lombardi che propone - avvalendosi di una cover firmata da Dario Fo e realizzata nel 1983 per il monologo Rientro a casa con Franca Rame - i racconti di 34 narratori (Cristina Taverna, Pierluigi Bacci, Carlotta Dazzi, Marina Citterio, Daniela Mosca, Claudio Barbagallo-Barbecoq, Vincenzo Campisi, Marina Citterio, Lisa Corsi, Marianna Corte, Carlotta Dazzi, Johnny Dell’Orto, Max Di Nicolantonio, Viola Duini, Nora Esse, Alessandra Giordano, Diego Grandi, Margherita Loy, Eva Mangialajo Rantzer…) in abbinata ai pensieri di alcuni mini-scrittori. Un’antologia di testimonianze sulle difficoltà e le opportunità legate a nuove soluzioni abitative, scelte o subìte, scritte da persone più o meno note dai 5 agli 80 anni.
Che altro? La prefazione di questo lavoro è stata scritta da Cini Boeri, convinta di aver maturato una lunga esperienza in materia. La quale annota: «Per cominciare, sono una figlia naturale, nata in un tempo in cui questo poteva essere un problema. Per fortuna mia madre e il mio padre adottivo mi accolsero nello stesso modo e con le stesse attenzioni dedicate agli altri loro figli, anche se questo non mi mise completamente al riparo da qualche sguardo e commento di troppo. Successivamente scoppiò la guerra, io e la mia famiglia (antifascisti da sempre) lasciammo Milano per trasferirci in zone più sicure», ovvero a Gignese, sopra il Lago Maggiore. «Durante la guerra conobbi Renato, un partigiano che sarebbe diventato mio marito. Dopo la liberazione tornammo a Milano, io mi laureai in Architettura, fuori dall’aula d’esame mi aspettava il mio primo figlio, Sandro, erano i primi anni Cinquanta. Dopo la laurea iniziai a lavorare nello studio di Gio Ponti, successivamente andai da Zanuso, dove rimasi molti anni. Nel 1963 aprii il mio studio e… Di fatto ho sempre confidato molto nell’autonomia degli spazi, cercando di proporla sempre, fino a diventare la cifra del mio lavoro, ma anche della mia vita privata». Ma nonostante la teorizzazione di questa autonomia, anche Cini Boeri, come lei stessa precisa, si sarebbe separata…

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