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Quello che le donne hanno fatto per sé e per l'Italia

Nel volume della Fondazione Nilde Iotti vengono ripercorse le tappe principali del difficile cammino di emancipazione sociale ed economica e di affermazione civile e politica delle donne nel nostro Paese


09/07/2018

di Tancredi Re


Per capire e farsi una ragione dei molteplici problemi esistenziali che riguardano l’umanità bisognerebbe risalire alla Genesi: il perché della stirpe, ossia da Adamo ed Eva e Caino e Abele ad oggi. Indubbiamente è un’indagine in cui ci perderemmo sin dall’inizio, soprattutto se non si hanno nozioni di teologia, filosofia, antropologia, sociologia ed altro ancora e, questo, al di là del “credo” individuale e della propria religione di appartenenza. 
L’intento sarebbe capire, o, almeno, ipotizzare le ragioni del comportamento di ciascuna persona, il modo di rapportarsi con i propri simili e quali valori ciascuno ha inteso e intende dare ad ogni forma di vita umana (e animale) in particolare. In ogni caso si è sempre discusso sui ruoli delle due specie: uomo e donna, e di genere, ma in realtà pensiamo nessun teologo, filosofo, sociologo o antropologo è riuscito a darci conferme prive di dubbi in merito. 
Per molto tempo le donne, nei vari contesti culturali e di origine, sono state considerate “inferiori” all’uomo; spesso un accessorio del capofamiglia (padre o marito). Soffermandoci sulla nostra realtà locale e senza allontanarci troppo dalle epoche, nel Codice di Famiglia del 1865 (si consideri che l’unificazione politica dell’Italia si era compiuta nel 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia sotto la dinastia dei Savoia) le donne non avevano il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi, e neppure essere ammesse ai pubblici uffici; inoltre se sposate, non potevano gestire il denaro guadagnato con il proprio lavoro; e secondo l’articolo 486 del Codice Penale per la donna adultera era prevista una pena detentiva, mentre il marito veniva punito in caso di concubinato. 
Lungo, contrastato e accidentato è stato il cammino intrapreso dalle donne italiane, prima per essere riconosciute come persone, e, come tali, titolari di diritti soggettivi (politici, economici, e così via) e, successivamente, come cittadine a tutti gli effetti, e, quindi capaci di partecipare a pieno titolo al progresso civile, politico ed economico dell’Italia apportandosi capacità, talenti, virtù, qualità ed esperienza. Infatti, se volgiamo lo sguardo indietro nel tempo, nemmeno tanto, possiamo renderci conto meglio di quanta strada abbia percorso la donna all’interno della nostra Nazione che di anni ne ha 157. 
Nel Risorgimento italiano, come fa notare Graziella Falconi nell’introduzione al saggio collettaneo della Fondazione Nilde Iotti Le donne e l’Italia Settant’anni di lotte e di conquiste (Donzelli, pagg. 344, euro 30,00), il dibattito sui diritti delle donne, la loro educazione ed emancipazione fu assai provinciale, tanto che non furono pochi i pensatori del tempo a ribadire la soggezione della donna. In particolare, il filosofo e patriota torinese Vincenzo Gioberti (1801-1852) sosteneva che «la donna è in un certo modo verso l’uomo ciò che è il vegetale verso l’animale, o la prima parassita verso quella che si regge e si sostenta da sé»; mentre il filosofo e presbitero trentino Antonio Rosmini (1797-1855), anticipava:  «compete al marito, secondo convenienza della natura, essere capo e signore; compete alla moglie, e sta bene, essere quasi un’accessione, un compimento del marito, tutta consacrata a lui e dal suo nome dominata». Affermazioni alquanto “lapidarie” e maschiliste, o comunque non troppo delicate, che rispecchiavano la concezione e la cultura dell’epoca. Tanto vero che persino le donne si schieravano dalla parte degli uomini. Nel 1866 la contessa di Belgioioso, citata sempre dalla Falconi, ricordava: “Quelle poche voci femminili che si innalzano chiedendo dagli uomini il riconoscimento formale della loro uguaglianza, hanno più avversa la maggior parte delle donne che degli uomini stessi”. Non per questo, tuttavia, il diritto della donna a considerarsi pari (e non superiore) è rimasto offuscato; anzi, con il passare degli anni abbiamo assistito ad una progressiva evoluzione culturale e di costumi. 
La battaglia per i diritti delle donne, fin dagli inizi del Novecento, ha avuto un carattere transazionale, ma è stata più faticosa nel nostro Paese. Il successo della partecipazione alla vita politica e all’esercizio del diritto di voto per le prime elezioni dell’Italia repubblicana non sarebbe stato possibile senza quel risveglio femminile determinato dalla lotta di Liberazione, dall’organizzazione in partiti politici e dall’associazionismo. 
Un piccolo drappello, quello delle ventuno donne elette nell’Assemblea costituente che avrebbe scritto la Costituzione della nostra Repubblica. Le quali, pur appartenendo a schieramenti politici diversi e in certi casi contrapposti (si pensi ai contributi di donne come Nilde Iotti e Tina Anselmi, che fu il primo ministro donna del dopoguerra) seppe applicare un gioco di squadra su temi come l’uguaglianza, la famiglia, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, la parità salariale, l’accesso delle donne alle professioni. Furono le nostre madri costituenti a scrivere nella prima parte i diritti fondamentali delle persone e dei cittadini, a porre la prima pietra di leggi fondamentali per la vita quotidiana della nazione e per la sua modernità. 
Nel volume, suddiviso in due parti (le costituzionaliste dei diritti e Cittadinanza femminile: temi e problemi) le 21 autrici (da Livia Turco a Laura Orlandini, da Rosa Russo Jervolino a Maria Teresa Morelli, da Tina Anselmi a Francesca Russo per passare da Mariapia Garavaglia, Fiorenza Taricone, Susanna Mancini) tutte a diverso titolo pienamente  e autorevolmente impegnate nella nostra società, ci offrono uno sguardo in profondità su singoli aspetti di questa storia dell’emancipazione della donna in Italia nell’arco degli ultimi 70 anni: dall’elezione dell’Assemblea Costituente ai giorni nostri. Una storia che, in fondo, appartiene un po’ a tutti noi. Perché nel riemergere alla luce dopo anni di oscurità, e nel conquistare il posto che meritano, le donne hanno fatto, soprattutto, un favore al Paese rendendolo migliore e più forte.

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