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Raccontarsi in modo più efficace? Con "Storyfactory" ora si può

E per chiarirci meglio le idee Andrea Fontana, Ad aziendale nonché sociologo della comunicazione, ha dato alle stampe un saggio di piacevole lettura - Io credo alle sirene - nel quale ci trascina a riflettere su una realtà intrisa di finzione e illusione


31/10/2017

Oggi aziende e individui sono chiamati costantemente a raccontarsi: dai social media ai deep media la chiamata alla narrazione (di marca, prodotto e vita) è diventata un imperativo. Devi avere contenuti significativi ed emozionanti se vuoi differenziarti. Questa continua pressione al racconto di sé - con toni emozionali e personalizzati - ha generato una nuova necessità: rispondere in modo innovativo e risolutivo alle problematiche aziendali per il raggiungimento degli obiettivi d’impresa e i suoi risultati economici. Sia nella comunicazione, nel marketing, nell’organizzazione del personale. 
Queste sono le nuove complessità che, in questo momento storico, devono essere capite, studiate e soprattutto gestite. La prima azienda in Italia a occuparsi di questo tema e a creare una serie di soluzioni adatte a diversi settori di mercato è Storyfactory: creativa società di consulenza strategica nel cuore di Milano che ha codificato e intercettato i cambiamenti del mercato, inclusi quelli all’interno dei luoghi di lavoro dove la comunicazione raramente è empatica ed efficace. Fornendo così, grazie alle sue competenze, un nuovo approccio narrativo in grado di migliorare il governo e l’efficacia della comunicazione, il suo impatto sui risultati e la qualità del lavoro tramite il corporate storytelling. 
Fare storytelling non vuol dire banalmente, come credono in tanti, raccontare delle storie (anche se il termine storytelling ultimamente va di moda e spesso è utilizzato in modo improprio); per Storyfactory vuol dire costruire una strategia narrativa e una storia unica e personalizzata: progettata in modo efficace con l’obiettivo di coinvolgere anche emotivamente chi ascolta per raggiungere l’obiettivo prefissato con l’azienda e l’interlocutore finale. 
Lo storytelling applicato in modo consapevole e ragionato al mondo del branding, della comunicazione web e dei social media, del design di prodotto, del lavoro, dei percorsi all’interno di spazi museali, o di altra natura, è un nuovo modo fondamentale per occuparsi (diversamente dal passato) dei processi di marketing interni ed esterni. Tutte queste strategie utilizzate in modo sinergico portano alla soluzione delle esigenze di aziende medie e grandi specializzate in settori diversi. 
Storyfactory è in grado di costruire strategie narrative e percorsi narrativi funzionali che attivano nei pubblici un forte senso di coesione, appartenenza e utilità. Storyfactory con il suo nuovo modo di porsi affascina, istruisce e aiuta imprese e persone, tramite una narrazione “cucita su misura”, per mettere ordine nella marea di informazioni e contenuti trovando il modo migliore di comunicarli e condividerli in modo efficace e chiaro. 
Infatti, la narrazione d’impresa efficace è la base strategica per conquistare un posizionamento corretto - e di conseguenza più alto - restando a galla in un mercato in continua evoluzione e soggetto a rapidi cambiamenti. 
In conclusione perché fare corporate storytelling servendosi proprio di Storyfactory? Perché se non ci affidiamo a dei veri professionisti del settore una storia sarà raccontata comunque da qualcun altro: scritta, a voce o sui social. Una storia sulla nostra impresa, sul nostro marchio, sulle nostre persone. Sarà poi davvero quella giusta, quella reale? Meglio non rischiare: dall’efficacia, dalla verità e struttura dei racconti dipende - come Storyfactory insegna - l’efficacia dell’azienda e dei progetti futuri nel mondo dell’imprenditoria. 
Di solito crediamo solo in quello che vediamo o in ciò che abbiamo vissuto in prima persona. Non è sempre giusto così. Lo spiega Andrea Fontana, sociologo della comunicazione e Ad dell’azienda Storyfactory, nel suo ultimo libro da poco pubblicato da Hoepli Io credo alle sirene. Come vivere (e bene!) in un mare di Fake News (pagg. 104, euro 9.90). Bisogna convincersi e forse rassegnarsi: la vita di tutti noi è intrisa di finzione e illusione. La finzione è la norma e la realtà. Di conseguenza, secondo Fontana, le “fake news” non esistono. Esistono le “notizie falsate” che influenzano la percezione del singolo o del gruppo di persone; percezione che modifica la realtà. Questa è la tesi che l’autore espone nel suo interessante e scorrevole lavoro, dove credere che esista una realtà unica, univoca e oggettiva al di fuori di noi stessi, è ormai un pensiero del passato; superato dalla velocità, dalla falsità e superficialità della comunicazione di oggi. 
Ora la vita corre fra mondi virtuali, social network e immagini per rappresentare il “non vero”, il desiderio, la fake news che si confonde con la realtà. E non è detto, come si potrebbe pensare in modo superficiale, che la fake news rappresenti necessariamente il male; ormai viviamo in un mondo dove la società ci impone determinati modelli: dobbiamo essere performativi e avere successo. Di conseguenza viviamo tentando di creare continuamente una “finzione positiva” per rispondere e adeguarci ai modelli imposti e richiesti dalla società attuale. Andrea Fontana nel suo libro spiega come orientarsi in questo mare di fake news.

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