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Ridere non fa male a nessuno. E allora datevi da fare con le 7.820 battute contenute nel “Formichetti”

Proponiamo, firmata da Gino & Michele, la più nota, apprezzata, divertente, graffiante raccolta trentennale di facezie. Un malloppone di 1.280 pagine utile a rinverdire, anche a piccole dosi, il buonumore quando è finito sotto le scarpe


03/02/2020

di Lucio Malresta


Settemilaottocentoventi, non una di meno, è l’incredibile numero di battute umoristiche (“Belle, medie, spiazzanti e qualcuna un po’ piatta”) contenute nel Dizionario delle formiche 1990-2020 (Baldini+Castoldi, euro 30,00), in quello che è stato proposto al pubblico dei lettori come Il Formichetti di Gino & Michele, al secolo Gino Vignali e Michele Mozzati. E non ci si può sbagliare sul numero visto che tante sono le facezie elencate una dopo l’altra nell’ambito delle 1.280 pagine, supportate dall’indice degli autori e da quello delle battute suddivise per argomenti. Così si va dalla a di abbronzatura alla z di zoo, rimandando “la voce di zoccole a quella di puttane” (leggi, ad esempio: Fare l’amore con dieci donne è fantastico, soprattutto perché ti presentano un sacco di amiche). 
Insomma un corposo lavoro, a detta dei curatori, che si dipana fra risate, risatine, sorrisi e magari anche qualche vaffa (“Sottilissimo è infatti il filo che separa una buona battuta da una tremenda stronzata”), con il ricordo ancora vivo di quando, trent’anni fa, venne dato alle stampe Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano. Un clamoroso caso editoriale (con due milioni di copie vendute, o giù di lì) ispirato da un guizzo di Marcello Marchesi e supportato, nella prima edizione, da appena cinquecentoquaranta battute. “Come dire che la nuova raccolta batte le prime Formiche per settemiladuecentottanta a zero”. 
Il Formichetti, si diceva, che strizza maliziosamente l’occhio a Il Mereghetti, considerato “l’assoluto vangelo dei film usciti nei secoli dei secoli. A fronte di una irriverente idea che è stata accettata affettuosamente dal critico cinematografico, nonché nostro amico, Paolo Mereghetti”. Il Formichetti, “da trent’anni la più nota e apprezzata raccolta di battute, enciclopedica nel rigore umoristico e nella quantità di facezie, efficace, divertente e con ampio parcheggio”. 
Insomma, un dizionario della risata, come peraltro lascia intendere la prima di copertina (dove campeggia una inquietante foto di Marty Feldman nella parte di Igor in Frankenstein Junior), allargato alle più disparate freddure di una marea di autori. 
Un concentrato di benessere legato alla fantasia di personaggi che vanno da Giorgio Faletti (A me piacciono tanto le donne nude perché c’hanno l’esterno tutto in pelle…) a Leo Longanesi (Ero così cretino che cercavo nella Bibbia l’indirizzo di un buon albergo in Palestina), dagli stessi Gino & Michele (I ragazzi dell’85 sono strani. Ne ho visti alcuni rubare la droga per comprarsi un’autoradio) a Pier Dac (Penso alla quantità di manzo che occorrerebbe per fare un brodo con il lago di Ginevra), da George Bernard Shaw (Per giocare a gol non è necessario essere stupidi. Però aiuta) a Sant’Agostino (Dammi castità e continenza, ma aspetta un momento). 
E ancora, tanto per farci il palato: da Giovanni Guareschi (Perché sono monarchico? Perché non c’è più il re) a Cicerone (Non c’è niente di più ridicolo che non sia stato detto da qualche filosofo), da Ken Dodd (Honolulu ha tutto: la sabbia per i bambini, il sole per tua moglie, gli squali per tua suocera) a Winston Churchill (Ho dato le mie dimissioni, ma le ho rifiutate), da Woody Allen (Il mio grado nell’esercito? Ostaggio, in caso di guerra) a Max Hodes (Risparmiate l’acqua, diluitela), da Eros Drusiani (I coglioni sono sempre più di due) a Umberto Saba (I premi letterari sono una crudeltà. Soprattutto per chi non li vince). 
E, sempre per lasciarvi con la bocca buona, da Wilson Mizner (Se rubi a un autore è plagio. Se rubi a molti è ricerca) a Honoré de Balzac (Una notte d’amore è un libro letto in meno), da Mario e Pippo Santonastaso (Anche Michelangelo ha fatto le sue cappelle) a John Le Carré (Quelli che possono, fanno. Quelli che non possono, insegnano), da Roberto Benigni (Berlusconi nella sua vita ha avuto una decina di mogli, di cui due sue) a Dario Vergassola (Asia Argento, parliamo della sua carriera di attrice. Lei, tra i giovani, è considerata un’icona. Non si saranno dimenticati una “f”?). E dire che ne abbiamo citato soltanto una ventina… 
Per la cronaca Gino Vignali e Michele Mozzati, rispettivamente nati a Milano nel 1949 e nel 1950, sono scrittori, autori televisivi e teatrali nonché condirettori dell’agenda-libro Smemoranda. Una coppia che se non ci fosse bisognerebbe inventarla, peraltro nata per caso: “Eravamo ancora ragazzi quando nel 1970 fondammo un gruppo cabarettistico composto da quattro persone, I Bachi da sera, gruppo che si sarebbe sciolto con la fine degli studi universitari. Ma il nostro sodalizio, sotto appunto l’etichetta di Gino & Michele, sarebbe proseguito, contribuendo alla nascita e alla crescita di Radio Popolare, ideando e conducendo trasmissioni satiriche tra le quali Passati col rosso, Do you remember sixty eigth e L’orecchio (per la quale avrebbero scritto la sigla con Enzo Jannacci, Ci vuole orecchio, che sarebbe ben presto diventata una fantastica hit)”. 
In ogni caso la loro vera svolta professionale sarebbe arrivata con le trasmissioni, ideate da Antonio Ricci, Drive In, Matrioska e L’araba fenice. Primi passi - ne abbiano già parlato - di una carriera, lunga sempre, in campo televisivo, cinematografico, teatrale, editoriale e giornalistico. Mettendo peraltro a segno colpi da maestro, come l’ideazione negli anni Settanta della citata agenda Smemoranda, il loro contributo alla nascita e al successo di Zelig o la pubblicazione nel 1991 del citato Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano nonché di altri libri di successo. 
A seguire si sarebbero lasciati risucchiare dal ruolo di responsabili di progetto (“Un po’ produttori e un po’ registi”) nel campo dello spettacolo. Sin quando, tre anni fa, decisero di chiudere con questo tipo di lavoro. Continuando però a frequentarsi, artisticamente parlando, ma anche - “avendo un sacco di tempo a disposizione” - dedicandosi alla scrittura nel ruolo di solisti. 
Così, mentre Gino avrebbe dato alle stampe tre gialli (che fanno parte di una tetralogia dedicata alle quattro stagioni in quel di Rimini), Michele si è divertito a ricamare storie sul suo pittore preferito, Edward Hopper. Sul quale nel 2016 aveva scritto Luce con muri per poi concedersi il bis nel 2018 con Silenzi e stanze, in altre parole inventandosi dodici racconti surreali ispirati, appunto, alle luci, alle persone e agli oggetti dipinti dal celebre artista americano.

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