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Riforme per tappe e con la voglia di sedurre finanza e industria


10/09/2018

di Artemisia


«Le riforme annunciate vanno realizzate con gradualità. Senza rincorrere il tutto e subito. Hanno una prospettiva di legislatura. Quindi partiranno gradualmente, partiranno più o meno tutte con una prima fase, con un equilibrio che non è di tipo politico, accontentare un pezzo o un altro, ma un equilibrio che dipende dalla strategia di politica economica, perché una riforma si regge anche sull'altra». A Cernobbio al tradizionale Forum Ambrosetti, salottino buono dell’industria e della finanza italiana, il ministro dell’Economia Tria ha lanciato messaggi rassicuranti. Non ci saranno strappi con Bruxelles, non sarà sforato il tetto del 3% nel rapporto tra debito e Pil, ma si continuerà a perseguire il cammino di rientro del debito. Questo significa che le promesse fatte in campagna elettorale saranno spalmate nell’arco delle legislatura, quindi nel corso di cinque anni. Chi quindi pensava di intascare subito il reddito di cittadinanza, deve pazientare. Il governo intenderebbe procedere per gradi: prima il rafforzamento dei centri per l’impiego e un piccolo vantaggio per le pensioni più basse, poi la misura assistenziale Stesso discorso per la flat tax. Si dovrebbe partire da un intervento sulle partite Iva con due aliquote: del 15% fino a 65mila euro di ricavi e del 20% per redditi superiori. Allo studio anche il taglio della prima aliquota IRPEF dal 23 al 22% per redditi fino a 15mila euro. 
Ma la vera partita per soddisfare le richieste delle imprese, che sono il bacino elettorale leghista, è il taglio del cuneo fiscale in una versione “selettiva”. Riguarderebbe infatti le aziende innovative con incentivi fiscali per gli investimenti. Sarebbe un modo per promuovere quelle realtà imprenditoriali che hanno maggiori possibilità di essere competitive e quindi di fare più business. Il taglio delle tasse verrebbe concesso nel caso di contratti stabili. Questa operazione verrebbe quindi a completare il decreto Dignità. Con quel provvedimento si penalizzavano i contratti precari e con la prossima manovra sarebbero premiati gli impieghi a tempo indeterminato. Questo consentirebbe anche di ricucire il rapporto con Confindustria che, ultimamente, ha smorzato i toni polemici verso il governo. 
Da notare inoltre come a Cernobbio sia spirato un vento di maggior attenzione alla maggioranza giallo-verde. Salvini è stato accolto a braccia aperte mentre qualcuno ha osservato l’errore dell’assenza di Di Maio che però il giorno prima aveva rilasciato una intervista al Sole 24Ore. «C’è interesse a conoscersi meglio per sapere come si svilupperà la politica economica del Paese. È un’esigenza di tutte le parti in causa, incluso il mondo della finanza», spiega Gabriele Galateri di Genola, presidente delle Generali mostrando maggiore attenzione di quella che si darebbe a un fenomeno politico transitorio. La finanza, il mondo delle banche e le imprese sono sempre molto sospettosi ma in questo caso hanno capito che il populismo è un fenomeno non solo italiano e quindi bisogna cominciare a considerarlo con serietà.

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