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Rocco Casalino: ecco la mia storia. E non è stata una storia facile

L’ex portavoce di Giuseppe Conte si racconta in un libro: dall’infanzia difficile alla laurea in ingegneria, dal Grande Fratello a Palazzo Chigi


01/03/2021

di Tancredi Re


“Non mi ha regalato niente nessuno, questo è sicuro. E se sono orgoglioso di dove sono arrivato non è tanto per il ruolo che ricopro, ma perché non dimentico mai da dove sono partito, cioè dalle condizioni più svantaggiate dell’universo. Sono convinto che esistano casualità, ostacoli, fortune, sfortune, coincidenze, mille cose che non controlliamo, e allo stesso tempo credo che ognuno di noi sia artefice del proprio destino”. 
Rocco Casalino, lo spin doctor dell’ex presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, si racconta nel libro autobiografico Il portavoce. La mia storia (Piemme, pagg. 267, euro 17,90). Un libro che è sia un bilancio, diciamo un primo bilancio, della sua vita, sia un modo, una volta cessato il suo incarico professionale, di rivelarsi nella sua umanità, sfrondato dai “filtri” e dalle etichette che la contingenza e il ruolo svolto gli hanno appiccicato addosso in questi anni, certamente non facili. 
Ma questo lavoro potrebbe essere visto anche come una risposta, garbata ma ferma, agli attacchi ingiusti, anche alla sua vita privata, e alle notizie infondate che lo hanno accompagnato nei due anni e mezzo trascorsi a Palazzo Chigi dove ha curato la comunicazione e l’immagine del premier. 
Come egli stesso racconta fin dalle prime pagine del libro, contrariamente a quel che forse si pensava che fosse, la sua è stata un’infanzia segnata dalla povertà, dalle violenze e dalle umiliazioni. 
Pagine forti, che traboccano di commozione, sdegno, dolore per tutto ciò che ha vissuto, sopportato, patito. 
Casalino ha trascorso i primi quindici anni della sua vita in Germania, dove nacque nel 1972 in una famiglia di emigrati pugliesi. I genitori erano originari di Ceglie Messapica, paese di ventimila abitanti, nell’entroterra pugliese: con un borgo medioevale e un castello imponente, a una manciata di chilometri da Ostuni, la città bianca, sull’Adriatico, e a qualche chilometro in più dal mar Jonio. 
Vive in una casa modesta insieme con il padre violento, la madre e la sorella. Capisce subito che la vita è dura e deve darsi da fare se non vuole finire per soccombere. Vuole studiare e lo fa seriamente: è il più bravo della classe, la matematica gli piace e gli riesce facile. Così, una volta tornato in Italia, si iscrive all’Università di Bologna, alla facoltà di ingegneria, e si laurea in ingegneria elettronica. Una volta laureato, però, scopre presto che le prospettive che gli si offrono nel Mezzogiorno non soddisfano le sue ambizioni e la sua voglia di riscatto. Che fare? Come ci si affranca da un destino che sembra inesorabilmente segnato? 
Nel 2000 fa il provino alla prima edizione del Grande Fratello, condotto da Barbara d’Urso (alla quale il 20 settembre 2020 ha scritto una bella lettera riportata nell’appendice del volume per ricordare questa esperienza) nella speranza di avere l’occasione per un cambiamento. Lascia poi la tv e inizia un percorso da giornalista: diventa professionista nel 2007. 
Qualche anno più tardi, approdato alla politica, scala il Movimento 5 Stelle con la grinta che ha imparato a coltivare. Ama uomini e donne, seduce e si lascia amare, avido di sentimenti veri. 
Rocco è ambizioso ma è anche bravo: impara la comunicazione politica da Gianroberto Casaleggio, per poi cambiare quella del Movimento 5 Stelle, stando fianco a fianco con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, i due pupilli di Beppe Grillo, l’ispiratore e il fondatore prima dei Vaffa Day e poi del Movimento 5 Stelle, e cresce fino ad arrivare alla carica di portavoce dell’ex premier Conte. 
“Mi si critica molto perché pochi sanno cosa effettivamente faccio. E il mio passato di gieffino (partecipante al Grande Fratello - ndr) non mi viene perdonato” scrive tra l’altro nella lettera indirizzata al direttore di un giornale per rispondere al profluvio di critiche, insinuazioni, bassezze di cui è stato fatto oggetto. Più che per demeriti propri, direi per il ruolo che ha ricoperto, e la sua vicinanza a un uomo, Giuseppe Conte, un non politico, catapultato da un giorno all’altro dentro il Palazzo a governare i destini di un grande Paese senza aver mai fatto gavetta. Anche se, pur commettendo errori, è stato un buon Capo del Governo. 
Che dire dopo aver letto questo libro? Che di storie come quella di Casalino, che nonostante le mille difficoltà incontrate nella sua vita, ha voluto forgiarla in modo che potesse essere vissuta con dignità e onore, ce ne sarebbero tante da raccontare. Vivere, lo sappiamo - e lo sperimentiamo ogni giorno, e non solo durante questo anno segnato dalla pandemia - è un “mestiere” difficile. Ma la vita, ci ricorda la grande e compianta scrittrice Oriana Fallaci, ha quattro sensi: amare, soffrire, lottare e vincere. Chi ama soffre. Chi soffre lotta. Chi lotta vince. Ama molto, soffri poco, lotta tanto, vinci sempre.

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