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Roma, il più grande romanzo dell’antichità

Massimo Blasi ci fa rivivere le emozioni e i sentimenti di una storia che attraversa i secoli e sopravvive tuttora


22/02/2021

di Giambattista Pepi


La storia dell’antica Roma è sempre affascinante. Da qualunque capitolo si voglia cominciare a leggerla pensiamo sia difficile rimanere indifferenti, non sentirsi coinvolti nella successione degli eventi grandiosi che ne hanno scandito la scalata e l’affermazione progressiva fino a diventare la più grande potenza dell’antichità per poi declinare affondata dalla corruzione, dalla violenza, dalle rivolte, dalle invasioni barbariche.  
Dopo L’incredibile storia degli imperatori romani in cui
delinea i ritratti degli uomini che hanno fatto grande l’Urbe, offrendoci uno spaccato estremamente ricco e variegato dell’animo umano, tanto delle sue grandezze quanto delle sue meschinità, Massimo Blasi torna ad affascinarci con il libro Il grande romanzo di Roma antica (Newton Compton, pagg. 383, euro 12,00), nel quale, con una prosa accattivante, ci trasporta attraverso il tempo alla scoperta del più grande impero dell’antichità. 
Una storia unica che attraversa otto secoli e che sopravvive fino a oggi. Ma ce n’era bisogno? In fondo esistono migliaia di libri sulla storia romana scritti da autori italiani e stranieri. Ma la storia - lo sappiamo - può risultare noiosa, se si deve studiare come esigono che si faccia gli storici e gli eruditi in genere secondo l’ortodossia: ricordare nomi, eventi, date, diventa un esercizio mnemonico, che toglie il piacere di “scoprire” le vicende più importanti che hanno contrassegnato l’ascesa, l’affermazione e poi il declino di questa straordinaria ed impareggiabile città. 
Una cosa infatti è scrivere di storia, altro raccontarla. Consapevole di ciò, Blasi ha puntato sul racconto divulgativo. “Ho deciso di scrivere questa storia di Roma - scrive l’autore, filologo e storico del mondo antico, nonché docente nei licei - cercando di conciliare al meglio il rigore scientifico e la più aggiornata ricerca storica con una forma piacevole e accessibile a tutti”. 
Re, senatori, imperatori e donne straordinarie; nemici che hanno cercato di offuscarne lo splendore ed eroi che hanno dato la vita per la gloria dell’urbe. Leggere questo libro è stato riscoprire in maniera diversa la storia di Roma. Come non essere emozionati rivivendo le guerre di conquista degli eserciti e dei condottieri romani? Come non restare affascinati dalla retorica e dalle scelte compiute da consoli, dittatori, princeps, imperatori succedutisi nel corso dei secoli alla guida della capitale d’Italia e impegnati a renderla potente e gloriosa? Come non essere affascinati dall’organizzazione della vita statuale con il diritto romano e le leggi applicate dai suoi magistrati, dalla magnificenza delle opere che l’abbellirono, dalla vita del popolo minuto tra sollazzi e miserie? 
E questo vale per tutti i periodi storici dell’antica Roma: dalla fondazione (che secondo la tradizione annalistica sarebbe avvenuta nel 753 avanti Cristo per mano della figura leggendaria del latino Romolo, primo dei mitici sette re), alle prime guerre sannitiche legate alla sua sopravvivenza e alla sua prima espansione nel Lazio per giungere più tardi al periodo delle tre guerre puniche (264-146 a.C.) combattute contro la città di Cartagine e delle tre guerre (212-168 a.C.) contro la Macedonia, che le avrebbero consentito di diventare la massima potenza del Mediterraneo e dell’Oriente. 
Idem se ci si sofferma sulle guerre civili e le dittature (tra il II e il I secolo a.C.), oppure se ci si spinge all’età imperiale attraverso l’opera degli imperatori: i Giulio-Claudi (dal grande Augusto all’inquietante Nerone), i Flavi (Vespasiano, Tito, Domiziano), gli Adottivi (Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio); gli Antonini e i Severi; gli imperatori dell’anarchia militare fino agli Illirici. E, ancora: il Dominato (Diocleziano, Massimiano e altri), gli imperatori di Occidente e Oriente. La persecuzione dei cristiani (Gallieno, Diocleziano), fino all’editto di Costantino e Licinio (313 d. C) che fa del cristianesimo la religione dell’Impero, fino al trasferimento della capitale a Costantinopoli. 
E poi lo sfregio di Roma con il saccheggio (410 d. C.) compiuto dai visigoti di Alarico I, l’invasione degli unni di Attila (452 d. C) fermati da Papa Leone Magno. Infine la deposizione (476 d. C.) dell’ultimo imperatore, Romolo Augusto (o Augustolo), da parte di Odoacre, un generale romano, ma unno o sciro di origini, che si sollevò e ne prese il posto proclamandosi augusto, ma pagando poi questo gesto con la vita. 
Blasi è riuscito nel suo intento? Secondo noi sì. A voi, se vorrete leggere il suo libro, il verdetto finale.

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