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Romano Artioli: l'avventurosa storia di un sogno rubato

Memorie automobilistiche e autobiografiche di un imprenditore di successo che con passione e dedizione riuscì a far rinascere la Bugatti. Finché, come nel più classico dei thriller, arriva il colpo di scena finale che segna l’inizio della sua presunta fine


23/09/2019

di Mario Pinzi


Ci sono imprenditori che si sforzano di trovare un’idea geniale per cambiare le sorti di un settore, ma ci sono anche uomini che, giovanissimi, s’innamorano di un sogno e fanno di tutto per realizzarlo. 
Romano Artioli è un personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni. 
La sua figura e la sua storia di vita sono indissolubilmente intrecciate con quella del Garage 1000 Miglia e della Bugatti, la storica casa automobilistica fondata a Milano dall’italiano Ettore Bugatti, nota principalmente per essere diventata l’auto della nobiltà europea. 
Un imprenditore lungimirante come Romano Artioli, che ha avuto la capacità di trasferire il suo sogno a tutti i dipendenti creando un’unione di intenti mai vista prima, e che oggi, all’età di 86 anni, ha raccolto le sue memorie di vita in un libro autobiografico divenuto thriller per quello che gli è accaduto: Bugatti & Lotus thriller. La costruzione di un sogno (Cairo edizioni, Milano 2019, pp.228, euro 16,00).


Tutto ebbe inizio quando l’autore, mantovano per nascita e bolzanino d’adozione, classe 1932, aprì, poco più che diciottenne, il Garage 1000 Miglia, il suo primo centro di assistenza auto e iniziò a revisionare i motori dimostrando da subito una grande abilità. 
Trascorsi alcuni anni ebbe l'occasione di incontrare il patron Enzo Ferrari che, attraverso una stretta di mano, gli diede l'opportunità di vendere le sue auto nel Triveneto e nella Germania meridionale.
Conseguiti i successi di quel magico accordo, nel 1982 Romano Artioli volse lo sguardo verso Oriente per arricchire il proprio business e divenne il primo importatore in Italia del marchio Suzuki ottenendo un successo clamoroso. 
Tutti questi risultati rafforzarono il suo sogno: far rinascere l'auto della nobiltà che, dopo la morte di Ettore Bugatti, diventò di proprietà dello stato francese. 
Artioli si sentì pronto al “grande salto” nel 1987 e, confortato anche dall’ingegner Paolo Stanzani, convinse la Francia a cedere il marchio e subito dopo acquistò anche il gruppo Lotus. 
La nuova fabbrica venne edificata su un terreno di oltre 70mila metri quadrati nel comune di Campogalliano, in provincia di Modena, nella “terra dei motori”. 
Siamo ormai a metà anni Novanta e, mentre la Bugatti EB 112 veniva nominata “la berlina più bella al mondo”, quando tutto sembrava aver preso la “curva” giusta, arrivò, come nel più classico dei thriller, il colpo di scena clamoroso finalizzato ad eliminare un temibile concorrente che stava offuscando i marchi delle supercar. 
Per mettere fine a questo fantastico progetto iniziò una sporca guerra che utilizzò le trappole più vili promosse da banchieri, avvocati e famelici affaristi. 
Vi invito ad acquistare questo libro per comprendere chi c’è dietro a questo intrigo e scoprire chi ha spezzato questo fantastico sogno made in Italy.

(riproduzione riservata)