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Ruoli di potere per l’Italia a Bruxelles: un escamotage per indurci alla…responsabilità

Secondo Tim Kington, corrispondente da Roma del londinese The Times, il nuovo Governo guidato da Giuseppe Conte è visto con favore dall’Unione. Ma in realtà cosa è cambiato? E poi, si inizierà ad agire nel segno della discontinuità a partire da nuove regole per l’immigrazione? Fermo restando il colpevole ruolo avuto della stampa…


07/10/2019

di Giambattista Pepi


Italiani in posti chiave delle Istituzioni europee? È un’ a doppio taglio: incarichi prestigiosi e più potere sicuramente, ma anche maggiori responsabilità da assumersi. Un ruolo dialogante da parte di Roma è una premessa fondamentale perché il nostro Paese torni ad avere un ruolo più incisivo in Europa. Il precedente Governo, con Salvini e la Lega nella maggioranza, aveva sbagliato l’ con l’ e questo - alla lunga - si era rivelato un boomerang pagato a caro prezzo. Ora, invece, il presidente del Consiglio, Conte, potrà esercitare le proprie prerogative e funzioni senza i condizionamenti. 
Tim Kington, corrispondente da Roma del quotidiano londinese The Times, di proprietà dell’ Rupert Murdoch, nell’ che ci ha rilasciato tiene a sottolineare come Roma abbia voltato pagina nei rapporti con Bruxelles. E un rapporto non conflittuale, ma disteso e dialogante darà frutti sia all’, che otterrà una maggiore flessibilità nel suo percorso di riduzione del debito, sia all’, che potrà nuovamente contare su uno Stato membro affidabile.

Cosa ne pensa del cambio di guardia nel Governo italiano, con una maggioranza diversa da quella formata dopo le elezioni del marzo 2018, ma con lo stesso premier? 
Il presidente del Consiglio è lo stesso, la maggioranza politica è diversa, ma, soprattutto, c’è una discontinuità nella linea politica soprattutto nei confronti dell’. A Bruxelles il fatto che non ci sia più Matteo Salvini è stato un sollievo. Sarebbe stato interessante vedere come avrebbe reagito l’ se nella nuova Commissione di Ursula von der Leyenil il rappresentante dell’ fosse stato indicato da Salvini.

Questa curiosità rimarrà insoddisfatta visto che Salvini e la Lega adesso sono all’. 
Sì, sono d’. Conte è rimasto, ma il Governo è cambiato profondamente nel modo di rapportarsi con l’.

Solo questo? 
No. Resta la fermezza nell’ la questione dei migranti, ma ribadisce l’ a ricercare una soluzione condivisa con tutti gli Stati membri. E poi ci sono altre misure interessanti: la svolta verso un’ verde e sostenibile, la lotta all’ fiscale anche attraverso l’ dell’ di pagamenti digitali e tracciabili e il taglio del cuneo fiscale per dare più soldi ai lavoratori da destinare ai consumi.

Non le sembra che sia cambiato in fondo non il ruolo, ma la percezione e la considerazione in cui è tenuto il nostro presidente del Consiglio? Se prima era “” della maggioranza M5S-Lega, ora è in grado di esercitare le proprie prerogative in una condizione di maggiore autonomia e indipendenza? 
Sì. All’ Conte era visto più come un portavoce e un rappresentante degli interessi e delle istanze dei due partiti, pur avendo ottenuto, partecipando ai Consigli europei, al G7 e ai bilaterali, consensi e apprezzamenti unanimi. Adesso, però, il consenso verso di lui è cresciuto esponenzialmente. Non dimentichiamo che, durante la formazione del nuovo Governo, il presidente americano Donald Trump, con il tweet nel quale sbagliandone il nome lo aveva chiamato Giuseppi, gli aveva dato un endorsement notevole. Senza contare poi l’ del presidente francese Emmanuel Macron, della cancelliera tedesca Angela Merkel, e della stessa Commissione uscente guidata da Jean Claude Juncker, nonché della neo presidente della nuova Commissione Ursula von derLeyen, la cui designazione aveva contribuito a sostenere. 
 L’ adesso con questo premier e il nuovo Governo giallorosso gode di un consenso maggiore rispetto a quando aveva Salvini nella maggioranza. In quanto Conte viene percepito come colui che ha saputo tenere dritta la barra della dignità, mantenendo inalterato il proprio imprinting di persona moderata, equilibrata, dialogante.

Che ne pensa di Luigi Di Maio alla Farnesina? 
Secondo me, come politico, si è dimostrato piuttosto abile. È riuscito a superare indenne la sconfitta alle elezioni europee, la fase concitata della crisi aperta da Matteo Salvini a metà agosto, ed è stato uno dei protagonisti della formazione del nuovo Governo, facendo entrare nel programma tutte le priorità economico-sociali e le riforme per le quali il Movimento 5 Stelle è impegnato da anni. È ancora piuttosto giovane, ma giudicarlo senza averlo visto all’ sarebbe sbagliato e ingiusto. Aspettiamo i fatti.

A Bruxelles la nascita del secondo Governo Conte ha ammorbidito le originarie posizioni euroscettiche: l’ potrà così beneficiare di una maggiore comprensione? 
Alla fine di quest’ il rapporto deficit-Pil si posizionerà al 2,2%. Nel 2018 il vecchio Governo lo aveva dovuto riportare intorno al 2% dal 2,4% dove l’ spinto, ma solo dopo che la Commissione europea aveva minacciato di aprire nei confronti dell’ la procedura per violazione della regola del debito. Ma se c’ un’ dei conti pubblici allora, e c’è ancora adesso, bisognerebbe domandarsi che cos’è cambiato da allora.

Già, cos’è cambiato? 
È tutta una questione di immagine, comunicazione, capacità di sapersi confrontare, di farsi ascoltare, di saper dialogare. È una questione di approccio. Non si può far parte di un’ sovranazionale come l’ Europea riconoscendo e rispettando le regole solo quando conviene, e non si può chiedere di cambiare le Istituzioni europee ponendo veti, lanciando ultimatum, e minacciando la fuoriuscita dall’ o dall’ un giorno sì e l’ pure. Salvini diceva che occorreva superare a qualsiasi costo i limiti nel rapporto deficit-Pil e debito-Pil per sostenere spese senza limiti, infischiandosene di Bruxelles e dei suoi burocrati, attaccando il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel. Il vecchio Governo - con le debite eccezioni, come l’ ministro del Tesoro, Giovanni Tria e lo stesso premier Conte - è stato provocatorio nei confronti di Bruxelles e questo né le Autorità europee, né tanto meno i Governi degli altri Stati membri, lo potevano accettare e tollerare. Ecco dove sta la differenza tra ieri e oggi, tra il vecchio ed il nuovo Governo.

La stampa ha anche qualche colpa nell’ esacerbato questi toni? 
Sì. La stampa ha scritto che l’ si comportava in modo bellicoso. Ha fatto la sponda tra Roma e Bruxelles seminando zizzania. E non è stata tenera né quella italiana né quella estera.

E quindi? 
Occorre moderazione. Bisogna parlarsi. Se ci si incontra, si parla dei problemi, ci si confronta e si studiano le soluzioni più appropriate.

Sembra che questo clima di distensione tra Roma e Bruxelles sia servito a far sì che l’ abbia potuto beneficiare di ruoli importanti: dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, al Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni. Una presenza simile potrà favorire il ritorno di Roma sulla scena europea con un ruolo federatore e contribuire alla stagione delle riforme? 
Sì, se ci sarà una stagione di riforme. Ma attenzione: avere voluto gli italiani in ruoli chiave all’ dell’ può essere visto o interpretato anche come il tentativo di accrescerne la responsabilità verso l’. In altre parole, portando l’ nella cosiddetta “ dei bottoni” può voler dire: vuoi contare di più? Vuoi avere più potere? Bene, ci fidiamo di te, ma dimostraci di credere all’, contribuendo con un’ fattiva di collaborazione e, occorrendo, una critica costruttiva, a mettere in moto quelle dinamiche che possano poi favorire cambiamenti e riforme per rilanciare il progetto europeo. Insomma, da un’ recalcitrante e distruttiva a un’ proattiva e autenticamente europeista. Credo che all’ (non solo ai mercati) piaccia quest’.

A proposito di riforme, quali sono i primi passi concreti che deve compiere l’ per recuperare il consenso perduto da parte di alcuni Stati? 
Penso che l’ europea debba affrontare con regole nuove l’.

La riforma del Trattato di Dublino e il recente accordo informale per la ridistribuzione dei migranti una volta giunti in Italia e Malta bastano a segnare una discontinuità rispetto al passato? 
Non saprei. Ma posso dire questo. Tutte le istituzioni erano fuori moda: si pensi alla Brexit e all’ di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, al vento populista che soffiava in Europa e minacciava di travolgere tutto. Può essere che, senza fare niente, l’ possa tornare a essere popolare tra la gente visto che questa marea di soggetti contrari a tutto e a tutti passerà. Forse potrebbe tornare a essere di moda senza fare niente.

In fondo è ciò che sta avvenendo con la Brexit. È stato il più formidabile messaggio per la promozione dell’ unita che si potesse immaginare: il Regno unito ha fatto tutto da solo e l’ è rimasta a guardare quel che avveniva oltre la Manica. 
Sì. Il Regno Unito ha vissuto e sta vivendo giorni difficili e complicati dopo il referendum sull’ dall’. Si sa che dovrà uscire entro il 31 ottobre con o senza accordo, ma è difficile immaginare adesso cosa accadrà ai rapporti tra Regno Unito ed Ue, quali ripercussioni ci saranno per l’, senza più l’ doganale, o in Irlanda con o senza barriere. Tutto questo è ancora da vedere in concreto.

È possibile che Londra alla fine ci ripensi e torni sui suoi passi, magari indicendo un secondo referendum? 
Ne dubito. Non vedo in questo senso alcuna probabilità che ciò avvenga. Gli inglesi sono rigidi: una volta presa una decisione, difficilmente tornano indietro.

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