Share |

Santo Stefano Quisquina: paese di santi e pastori artisti tra i Monti Sicani


09/03/2020

di Valentina Zirpoli


La Sicilia conobbe nella sua storia molte dominazioni. Tra queste, il Periodo Greco e il Periodo Arabo hanno lasciato importanti tracce, ancor oggi ben visibili. 
A poco più di settanta chilometri da Agrigento, nella Valle del Magazzolo, sorge, ad oltre settecento metri sul livello del mare, un paese il cui nome racchiude in sé questa antica storia. Stiamo parlando di Santo Stefano Quisquina, il cui toponimo deriva proprio dal greco στέφανος, corona, in quanto coronato dai monti Sicani e per questo consacrato a Santo Stefano Protomartire, e dall’arabo koschin, cioè oscurità, per via della fittezza dei suoi boschi. 
Santo Stefano Quisquina nacque come villaggio agro-pastorale attorno alle sorgenti di Capo Favara. Prima della sua fondazione, alcuni documenti attestano l'esistenza di un casale Sancti Stephani appartenuto già al X secolo, il cui territorio al tempo dei Normanni, era di proprietà dei Sinibaldi (parenti di santa Rosalia), signori della Quisquina e del monte delle Rose. 
Nel 1296 compare, come primo signore di Santo Stefano, Giovanni di Caltagirone, che visse al tempo di Federico II d'Aragona. Molte famiglie nobili governarono Santo Stefano: i Larcan, che nel 1559 vendettero la baronia e gran parte dei suoi beni al Protonotaro del Regno di Sicilia Alfonso Ruiz, che fece dono della baronia alla madre Elisabetta nel 1574. Essendo questa moglie di Carlo Ventimiglia di Belmonte, nel 1599 ogni diritto passò alla famiglia Ventimiglia. Questi dominarono a lungo e durante il loro regno il paese ebbe uno sviluppo demografico ed edilizio. Durante il '700 fecero ricostruire importanti opere come il Castello Baronale e la Chiesa Madre. Nel 1812 il paese entrò a far parte del nuovo distretto di Bivona e il 4 gennaio 1863 assunse definitivamente il nome di S. Stefano Quisquina dopo essere stato chiamato prima S. Stefano di Melia e poi S. Stefano di Bivona.

Santuario di San Giacinto Giordano Ansalone

La settecentesca chiesa madre riassume la storia di tutta la comunità stefanese poiché conserva le maggiori opere artistiche e soprattutto custodisce il grande patrimonio spirituale legato alle tradizioni religiose e alla devozione verso suoi Santi. 
Dall' ottobre del 1987 con la santificazione del domenicano Giordano Ansalone la chiesa è stata proclamata Santuario. 
Giacinto Giordano Ansalone, frate dominicano, nacque a Santo Stefano Quisquina il 1º novembre 1598. Dopo gli studi a Palermo e a Salamanca, predicò il Vangelo in Messico, nelle Filippine e in Giappone, dove fu martirizzato. 
Il 19 novembre 2017, il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo metropolita d'Agrigento, ha dichiarato ufficialmente patrono secondario della città di Santo Stefano Quisquina il santo martire stefanese Giacinto Giordano Ansalone, assieme a santa Rosalia. 
L'impianto della chiesa è basilicale e a tre navate divise da due filiari di 4 colonne di ordine dorico. Il prospetto, molto semplice, è impreziosito da un portale in pietra scolpita e arricchita da teste d'angelo e al centro da rami di palma (simbolo di vittoria) e di ulivo (pace). Il campanile e la casa canonica sono recenti.


L’Eremo di Santa Rosalia

Immerso in un secolare querceto, sorge un altro simbolo religioso di Santo Stefano Quisquina: l’Eremo di Santa Rosalia, costruito nelle vicinanze della grotta in cui si rifugiò per gran parte della sua vita santa Rosalia, la vergine palermitana. 
La giovanissima Rosalia, fuggendo la vita mondana e in cerca di solitudine, di pace e soprattutto di Dio, trovò qui la sua dimora per ben dodici anni (dal 1150 al 1162). 
Il culto ebbe origine nel 1624 al ritrovamento, da parte di due muratori palermitani, della grotta con i resti della Santa e dell'epigrafe che testimoniò la sua presenza in eremitaggio. 
Qualche anno dopo, il mercante genovese Francesco Scassi venne a conoscenza della storia di Santa Rosalia e della grotta e così decise di investire tutto il suo denaro nella costruzione dell'Eremo. Dopo avere edificato la chiesa, delle cellette, una cucina e una stalla, decise di ritirarsi e di vivere con altri tre uomini qui in quest'eremo da lui costruito. Questi fonderanno una congregazione indipendente di frati devoti a Santa Rosalia. 
Il complesso di edifici si è sviluppato gradualmente addosso alla montagna formando un insieme di costruzioni che sono un mirabile esempio di architettura integrata nell’ambiente naturale. All’interno, nonostante le ripetute violazioni, sono presenti affreschi, tele, arredi sacri, un ricco archivio e soprattutto un altare in marmi policromi costruito a mosaico, opere realizzate da artisti di notevole spessore. 
Il 5 giugno 2015, alla presenza dell'Arcivescovo della Diocesi di Agrigento, Cardinale Francesco Montenegro, venne inaugurato "L'Itinerarium Rosaliae", un sentiero lungo 180 Km che collega i due principali Santuari di Santa Rosalia, quello della Quisquina con quello di Monte Pellegrino a Palermo. Si tratta di un sentiero realizzato dalla forestale che ripropone un itinerario naturalistico, attraverso numerosi paesi e riserve naturali del palermitano e agrigentino, che sebbene non ripercorre la storicità della strada percorsa dalla Santa, ne propone una alternativa camminabile e attrattiva per i centri attraversati e per le ricchezze naturalistiche percorse.



Teatro Andromeda

Il Teatro Andromeda di Santo Stefano Quisquina è stato costruito da un pastore artista di nome Lorenzo Reina che ha realizzato, in una zona panoramica della città, un palco circolare e dei posti a sedere costituiti da 108 blocchi di pietra che riproducono la forma delle stelle della costellazione di Andromeda, da cui il nome. Gli ci sono voluti 30 anni di lavoro. 
Il teatro sta riscuotendo un grande successo ed è stato presentato persino alla XVI edizione della Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia. 
In corrispondenza del solstizio d’estate, l’ombra del sole proiettata da un disco posto alle spalle del palco proietta un cerchio che coincide con uno spazio nero circolare sul palco. Allo stesso modo dalla bocca di una scultura al tramonto passa un raggio di sole dalla bocca. 
Viene anche definito il teatro più alto al mondo per il fatto di trovarsi circa a quota 900 metri. 
Attorno alla struttura il proprietario ha creato un percorso artistico con una serie di sculture concesse da altri artisti, come Icaro morente di Giuseppe Agnello del 2007, oppure la scultura Imago della parola. 
Nell'area vengono organizzati eventi artistici e rappresentazioni teatrali promosse dall'artista proprietario.


Fonti: 
www.comune.santostefanoquisquina.ag.it 
www.teatroandromeda.it

(riproduzione riservata)