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Scandalo carte Wirecard: scatta l’intervento di Esma sui controllori tedeschi

Ennesimo terremoto finanziario in Germania che suscita molti dubbi sulla gestione e sul ruolo di forza di questa nazione in Europa e sui mercati


20/07/2020

di Damiano Pignalosa


La bufera è partita già da qualche settimana e mina non solo la Borsa, ma l’intera credibilità del sistema finanziario tedesco che, dopo le vicissitudini alquanto negative legate a Deutsche Bank, ora deve fare i conti con il grande bluff di Wirecard. 
Il colosso FinTech produttore di carte di credito e quotato sul Dax ha portato i libri in tribunale per un buco da 1,9 miliardi e per la prima volta si è mossa addirittura l’Esma (European Securities and Markets Authority), il supervisore Ue che protegge gli investitori e interviene a salvaguardia della stabilità del sistema finanziario, decidendo di avviare un’indagine per verificare l’adeguatezza del comportamento delle autorità di vigilanza tedesche Frep (di natura privata) e BaFin (di natura pubblica) in risposta agli eventi che hanno portato al tracollo di Wirecard. L’investigazione, che finirà il 30 ottobre, è mirata alla verifica dei controlli dei supervisori tedeschi su informativa societaria e rendiconti finanziari del colosso FinTech quotato alla Borsa di Francoforte, primo caso di fallimento di una blue chip dell’indice Dax.
Wirecard, con sede in Baviera, fornitore di servizi di pagamento elettronici su scala mondiale, fiore all’occhiello del FinTech tedesco, con una capitalizzazione di Borsa a Francoforte arrivata a 24 miliardi, ha portato i libri in tribunale a Monaco il 25 giugno e dichiarato la bancarotta per un buco da 1,9 miliardi delle controllate in Asia. “Inesistenti” sarebbero alcuni conti correnti presso due banche nelle Filippine e una serie (forse centinaia) di operazioni effettuate con società terze, alle quali Wirecard si appoggiava nei Paesi dove non aveva licenza per operare. Una triangolazione dalla quale dipendevano gli utili e il fatturato del Gruppo. 
Il collasso di Wirecard è una ferita che si è aperta non solo sulla piazza finanziaria tedesca, ma anche sul mercato dei capitali europeo. Dal picco di 191 euro dell’agosto 2018, le azioni Wirecard viaggiano ora attorno ai 2 euro. E sono crollate anche le quotazioni di 500 milioni di bond e 900 milioni di convertibili collocati nel settembre 2019, proprio nell’anno del bilancio mai certificato da E&Y.
L’ennesimo tassello che fa comprendere ai più l’inadeguatezza del sistema di controllo tedesco sulle proprie aziende capaci di portare nel baratro migliaia di investitori e clienti. Questo si ricollega a più mandate anche all’esposizione della Germania sul proprio debito visto che ufficialmente si aggirerebbe attorno al 62% quando invece, nella realtà dei fatti, sarebbe sul 90%. Manovra al ribasso effettuata grazie alla diversificazione dei finanziamenti che arrivano dalle banche dei Lander (regioni), che sul pratico non dovrebbero cambiare il conteggio del rapporto debito Pil, ma che invece permettono ai tedeschi, con una mossa astuta, di non far risultare circa il 30% del debito della nazione sui mercati, avendo in questo modo una valutazione dei Bund di Stato da tripla A con il costo del denaro praticamente pari allo zero se non in negativo e l’aumento e la gestione dello spread nei confronti degli altri Paesi come l’Italia, tenendole in questo modo sotto scacco e aumentando contemporaneamente la leadership a livello europeo.
Sembra una favola ma non lo è, infatti questo quadro assomiglia per di più ad un incubo ed il bello è che viene fatto tutto alla luce del sole con la piena coscienza e conoscenza degli altri Stati membri. Ognuno può trarre le proprie conclusioni, essere d’accordo o in disaccordo, quello che sembra certo riguarda l’estrema necessità di riformare l’Europa intera non verso interessi personali ma comuni e questo dev’essere fatto per davvero senza se e senza ma. C’era un sogno chiamato Europa ma ad oggi all’orizzonte si scorgono soltanto macerie…

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