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Scommettiamo che i nuovi Pd stanno diventando i 5 Stelle?

Giocando, in questo modo, a favore di Matteo Salvini, che in cuor suo pensa a una leadership senza i grillini. A sospettarlo è il solo Luigi Di Maio, mentre Roberto Fico si atteggia a Laura Boldrini


02/07/2018

di Sandro Vacchi


Dopo il Ventennio avremo il Trentennio? Matteo Salvini, accusato di fascismo con la consueta fantasia dai terrorizzati avversari, ormai incapaci di controbattere qualcosa di sensato, lo ha detto a Pontida davanti a un esercito di leghisti in delirio: «Governeremo per trent'anni». Mi sembrano un tantino molti, fatto sta che non si era mai visto un partito che pochi anni fa raggranellava il 4 per cento, essere oggi al 31,2 dei consensi, secondo l'ultimo sondaggio Ipsos. Megamedia dà invece la Lega al 28,1 per cento, un alito di vento dagli improbabili “alleati” Cinque Stelle, i quali quattro mesi fa, alle elezioni, avevano quasi il doppio dei voti salviniani. 
Vent'anni fa i politologi, gli analisti, i soloncini, i vignettisti, i comici, l'intellighenzia all'amatriciana del Belpaese, ricordate come prendevano per i fondelli le truppe del senatur Umberto Bossi, le ampolle con l'acqua del fiume Po, gli elmi con le corna? E quelle cadenze bergamasche, bresciane, friulane, varesotte, così poco chic? E le felpe verdi invece dei blazer, e i titoli di studio non da Accademia dei Lincei? Come se Roberto Saviano, Massimo D'Alema, Valeria Fedeli, si fossero laureati con Curtius o Heidegger... E i figli di Bossi, gli “studi” del Trota, i fondi del partito insabbiati, la Padania che non esiste, l'ictus del senatur, i pittoreschi parlamentari con i jeans e le cravatte da cow boy. La Lega è stata, dopo Silvio Berlusconi, il bersaglio prediletto di coloro che tutto sanno, ma niente capiscono, tant'è che sempre perdono. 
E adesso Salvini ha in vista un obiettivo ambizioso, ma non irraggiungibile: governare senza i grillini. Pare che fra questi ultimi lo sospetti solamente il suo parigrado Luigi Di Maio, il quale infatti è il più salviniano del movimento Cinque Stelle. Avete invece presente Roberto Fico, che ci tiene tanto a definirsi “terza carica dello Stato”? Si veste da profugo, si atteggia a Laura Boldrini, va a Pozzallo e dice che l'Italia deve aprire i porti alle navi delle Organizzazioni non governative. 
Questo mentre il ministro dell'Interno, che ha competenza in materia, e per inciso si chiama Matteo Salvini, ha appena affermato il contrario, e ha aggiunto che già tre navi cariche di carne umana sono state dirottate su porti di altri Paesi: roba mai vista in sette anni di governi PD. Preso in contropiede dal suo collega di partito, Di Maio ha chiarito che parlava a titolo personale; Salvini ha detto più o meno la stessa cosa, ma con parole poco diplomatiche da par suo ha aggiunto che il ministro è lui, e che Fico si limiti a fare il suo mestiere. 
Si dà il caso, tuttavia, che il suicidio dell'ex Partito Comunista Italiano, che ha cambiato più nomi che strategie, abbia liberato spazi a sinistra, almeno fra quei “pensatori” che si ritengono di sinistra in quanto considerano barbari, xenofobi e razzisti gli elettori di Salvini, il leader politico che dal 4 marzo ha preso il volo verso le stelle, semmai bypassando i Cinque Stelle. 
Dalla sua il Matteo Ruspante ha diversi atout. Il dilettantismo dei sindaci grillini, Virginia Raggi in testa, si contrappone alle buone amministrazioni, in genere, delle regioni verdi. Il premier “facente funzioni” Giuseppe Conte, scelto dai pentastellati, è una figura decisamente di secondo piano, che tutti vedono sottomesso ai due galli nel pollaio. E fra i due galli quello che canta più forte è il leghista: sostenuto senza incertezze da tutto il partito, apprezzato addirittura da molti avversari per la sua determinazione contro delinquenti e clandestini, per non dire nella controversa questione degli approdi in Italia, delle cooperative di accoglienza, del traffico di esseri umani. 
Gli esanimi resti del PD lo attaccano a testa bassa ma senza testa come quasi sempre. Di chi sarebbe la colpa della serie di naufragi con decine di morti davanti alle coste della Libia? Di chi carica uomini, donne e bambini su carrette sfondate fatte apposta per affondare. 
Barconi? Ma fate il piacere: non starebbero a galla per mille metri nemmeno al largo di Cesenatico. Eppure la colpa è del cattivaccio Salvini perché dice che non tocca a noi fare i samaritani del Mediterraneo, al contrario di quanto è accaduto finora, tanto che l'Unione Europea dava per scontato che l'Italia dovesse prendersi tutti gli imbarcati dell'Africa. «Arrivano navi di organizzazioni straniere, finanziate da stranieri, con bandiere straniere, equipaggi stranieri. Vedranno l'Italia soltanto in cartolina», dice il ministro dell'Interno. E' quanto pensa tutta la destra e buona parte della sinistra che però non può ammetterlo: ci si stupisce ancora che prenda valanghe di voti? 
La Lega è il più vecchio partito in Parlamento, i suoi alleati grillini sono invece soprattutto una piattaforma digitale della famiglia Casaleggio ispirata dall'ex comico Beppe Grillo. 
Indebolendosi a destra a favore del Carroccio, il Movimento scopre di avere una forte ala sinistra che va in cerca dei consensi del defunto PD. Fico? Non solo: la Taverna, la Lezzi, il giuslavorista Alleva ex del Pci. C'è chi parla di giglio rosso grillino, sull'esempio del Giglio magico di Renzi. 
D'altra parte, l'alleanza con la Lega i Cinque Stelle l'hanno stretta esclusivamente allo scopo di prendere il potere, inserendo nel contratto di governo temi-chiave dei leghisti unicamente a questo scopo: uno per tutti, la lotta all'immigrazione clandestina. Se fosse prevalsa l'opzione Mattarella di un governo Pentastellato più Cari Estinti, cioè i piddini, l'Italia continuerebbe supinamente a prendersi tutti i disgraziati dell'Africa e anche di altri continenti. 
La realtà è che il nuovo PD sono i Cinque Stelle. Fanno proposte tipiche dei governi di sinistra, a cominciare dal reddito di cittadinanza; mandano il sottosegretario al Gay Pride, roba che ai leghisti importa un fico secco, o addirittura gli fa un po' senso; esponenti di primo piano del Movimento, come Fico, sugli immigrati fanno gli stessi piagnistei della Boldrini, sua “predecessora” alla presidenza della Camera. E pensano di finanziare il reddito di cittadinanza e quello di inclusione togliendo ai “ricchi”: tipico dei Robin Hood ispirati dalla demagogia sinistrorsa, secondo i quali i benestanti, la classe media, chi prende stipendi o pensioni non da fame, ma guadagnati onestamente, sono dei cialtroni affamatori del popolo. 
Come si fa, a parlare di “pensioni d'oro” per quelle dai cinquemila euro mensili in su e a definire nababbi chi le incassa? Sapete quanto prende il novello Savonarola che le ha prese di mira, cioè Luigi Di Maio? Quattordicimila euro al mese. E ha trentuno anni e nemmeno mezzo contributo. 
Il reddito di cittadinanza dovrebbe essere finanziato con i tagli alle “pensioni d'oro”. Dovrebbe essere la Grande Befana soprattutto al Sud, dove migliaia di elettori Cinque Stelle si sono presentati all'incasso, come ai bei tempi gli elettori di Achille Lauro, il quale distribuiva prima la scarpa destra, poi la sinistra. La manciona, fino a 780 euro, altroché gli ottanta di Renzi, è uno dei massimi esempi di demagogia populistica e andrebbe in larghissima parte al Sud, dove si concentrano i poveri (veri o falsi) d'Italia. 
I pentastellati hanno preteso di inserire nel contratto anche il reddito di inclusione, fino a 534 euro mensili purché a un certo punto ci si metta a lavorare, come hanno preteso i leghisti. I fondi? Boh. 
Tagli alle pensioni, nuove tasse a cominciare dalla patrimoniale, altro tipico oggetto di antiquariato di sinistra, contratti di lavoro sempre meno tutelanti sull'esempio del jobs act, una brusca frenata alla riforma della vituperata legge Fornero... Insomma, sacrifici. 
Come le elargizioni di Di Maio sono attese soprattutto al Sud grillino, cosi sono guardate con estremo sospetto, diciamo pure respinte con forza, da chi incassa pensioni consistenti e teme di vedersele ridurre. Sono ex manager, dirigenti d'azienda, partite Iva, artigiani benestanti che lavorano da mezzo secolo, grossisti... Gente che risiede in gran parte al Nord, vota Lega e non ha alcuna voglia di vedersi sotto casa i “negher”, in casa gli zingari e i terroni col cappello in mano campare alle loro spalle. L'ho detta in modo crudo, ma la pensa così l'elettorato che sta facendo volare Salvini verso il Trentennio di governo, come dice lui. 
Un elettorato stufo di un Inps foraggiato dai suoi contributi e dissanguato non tanto dalla previdenza, cioè dalle pensioni, quanto dall'assistenza. E che cosa sono il reddito di cittadinanza e quello di inclusione? L'assistenzialismo è tutt'altro che morto, alla faccia del nuovo governo e di chi si illudeva che, finalmente, le pensioni venissero tassate come rendite, non come redditi, cioè fino al 43 per cento, dopo che per decenni lo stipendio è stato decurtato in quella misura per accantonare fondi per la pensione, una rendita, che dovrebbe essere tassata intorno al 13 per cento e che invece è tagliata due volte affinché l'Inps possa compiere anche la sua opera assistenziale. Eppure Inps vuol dire Istituto nazionale previdenza sociale. Previdenza! 
Quando a Di Maio saranno comunicate le vere cifre delle “pensioni d'oro”, se non è del tutto un kamikaze come i piddini, metterà da parte certe fisime. Oppure ci penserà la Corte Costituzionale: non fosse altro perché i giudici pensionati della Consulta portano a casa assegni altroché d'oro. E non si è mai visto un giudice castrarsi, nemmeno in nome dei compagni grillini. E' più facile che salti per aria la previsione di Salvini sul Trentennio al governo.

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