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Scoppia la rivolta nelle carceri: 14 i morti e oltre quaranta i feriti

Il divieto di incontrare i propri familiari ha fatto scattare le ribellioni da Nord a Sud e ora il Governo ha deciso di adottare misure alternative per garantire la stabilità


09/03/2020

di Damiano Pignalosa


Oscar Wilde diceva: “La vita carceraria fa vedere le persone e le cose come sono in realtà. Per questo ci si trasforma in pietra.” La realtà è quella di un’emergenza e le pietre in questo caso sono state scagliate verso gli agenti carcerari insieme a lenzuola incediate e oggetti di ogni tipo.
Le misure restrittive messe in atto dal Governo hanno colpito anche le carceri con la sospensione di tutti i colloqui con i familiari per evitare possibili contagi in strutture più che sovraffollate, 61.230 persone a fronte di 50.951 posti. Le rivolte sono scattate da Nord a Sud. Nel penitenziario di Modena è andata in scena la protesta più grave e violenta. A Pavia due agenti sono stati sequestrati e poi liberati (il procuratore aggiunto Mario Venditti ha fatto da mediatore: «Nessun atto di violenza, nessun sequestro»). Nella notte una cinquantina di reclusi era ancora sui tetti, dove venivano appiccati fuochi alimentati con ogni tipo di materiale. A questi, bisogna aggiungere le strutture penitenziarie di Salerno, Napoli, Bari, Frosinone, Reggio Emilia e tante altre.
Proprio in Emilia i reclusi hanno cominciato a protestare nel primo pomeriggio, occupando l’istituto e costringendo una ventina tra agenti e addetti all’assistenza sanitaria ad abbandonare il proprio posto. Due agenti sono rimasti leggermente feriti. Per fermare incendi e devastazioni sono arrivati poliziotti e carabinieri armati di manganelli e scudi, fino all’irruzione decisa per mettere fine alla sollevazione. Alla fine degli scontri e dei disordini sono state contate nove vittime a Modena, quattro a Rieti, una a Bologna e oltre quaranta feriti. Secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, però, i decessi non sarebbero collegati all’irruzioni ma ad overdose di oppioidi o altre sostanze di cui avrebbero fatto incetta nell’assalto all’infermeria. Oppure a inalazioni di fumo. «Chiediamo indagini rapide — dice il presidente dell’associazione Antigone Patrizio Gonnella —. Temevamo che la tensione stesse crescendo, e che ciò potesse portare a delle tragedie». Le colonne di fumo di Modena, insieme a quelle che si sono levate anche da altri istituti, sono il segnale di sommosse contagiose seguite all’annuncio dell’interruzione delle visite dall’esterno. Alle quali il ministero della Giustizia ha risposto chiarendo che l’interruzione dei colloqui «a vista» con i parenti è stata decisa solo fino al 22 marzo. Due settimane (e non tre mesi, come sembrava), nelle quali gli istituti dovrebbero attrezzarsi per assicurare che le visite possano riprendere rispettando le precauzioni prescritte dalle nuove norme per contrastare il diffondersi del coronavirus: distanza di due metri tra le persone. Nel frattempo gli incontri potranno essere sostituiti con conversazioni via Skype, o da un maggior numero di telefonate.
Insomma, dalle corse scellerate alla stazione di Milano per prendere qualsiasi treno che portasse al sud, alle rivolte nelle carceri, l’emergenza coronavirus diventa psicosi in alcuni casi e menefreghismo in altri. Può sembrare quasi noioso e ripetitivo, ma il consiglio è quello di spostarsi il meno possibile e non solo per chi proviene dalle zone rosse, ma anche e soprattutto per chi vive al di fuori di queste aree dove l’emergenza non è ancora arrivata e bisogna tenere alti i canoni di prevenzione.
La paura regna sovrana ma bisogna assolutamente capire un concetto fondamentale: ora più che mai le azioni di ognuno di noi possono evitare l’espansione del virus e tutti i discorsi sulle percentuali di mortalità dello stesso sono superflue, perché se le terapie intensive sono piene e gli ospedali collassano, un incidente, una caduta, un’operazione urgente potrebbero non essere gestibili per la mancanza di posti nei reparti, ecco perché la prima cosa da combattere è la diffusione, siate responsabili e siate altruisti nel rispetto delle normative e del buon senso.  
 

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