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Scuola al collasso: mancano insegnanti, banchi e dispositivi di sicurezza

Ai nastri di partenza l’anno accademico 2020/21 che porta con sé incredibili ritardi seguiti da una corsa contro il tempo per poter dare agli alunni le garanzie necessarie per riprendere gli studi in modo corretto


14/09/2020

di Damiano Pignalosa


Che negli scorsi mesi la scuola non fosse una vera priorità per il Governo si era capito, anche perché c’era l’urgenza di dover gestire al meglio la questione sanitaria, ma arrivare alla riapertura degli istituti in pieno affanno e con molti buchi da colmare non fa bene al Paese ma soprattutto agli alunni.
Orari ridotti per la prima settimana, attesa di banchi e mascherine ma soprattutto dei docenti, perché le nomine degli insegnanti di ruolo sono ancora in corso. Oltre 5,6 milioni di alunne e alunni riprenderanno le lezioni, stando ai dati forniti dal ministero dell'Istruzione. «Piccole criticità nessuno le nega: le stiamo risolvendo in un periodo difficilissimo», ha sottolineato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. «Ci saranno difficoltà, disagi, soprattutto all'inizio», ha riconosciuto il premier Giuseppe Conte in un messaggio su Facebook pubblicato alla vigilia della riapertura.
Le difficoltà e i disagi questa volta hanno dei numeri ben precisi e non operano con il favore delle tenebre: 2,2 milioni di banchi monoposto da consegnare, 60mila cattedre da assegnare, 170mila alunni disabili che ancora non hanno il loro insegnante, 50mila studenti senz’aula e 77 milioni di mascherine da inviare. Questa non è più una lotta contro il tempo ma una vera e propria ammissione di colpevolezza, visto che proprio il 14 settembre hanno riaperto i battenti le scuole in gran parte delle regioni italiane.
Nessuno dice che sia facile organizzare una macchina così complessa come quella della scuola, ma senza dubbio, soprattutto dopo i mesi di lockdown, bisogna pensare al futuro dei nostri ragazzi che proprio negli istituti scolastici iniziano il loro percorso di vita arrivando, in futuro, a guidare in prima linea questo Paese. C’è da dire che per alcuni c’è ancora tempo per correre ai ripari. Sono infatti sette le regioni che hanno deciso di posticipare la data dell’avvio delle lezioni. Una scelta che in qualche caso è stata fatta per “scavallare” la tornata elettorale del 20 e 21 settembre. La campanella non tornerà a suonare in Friuli Venezia Giulia, dove si tornerà nei banchi il 16. Il 22 sarà la volta della Sardegna, il 24 di Puglia, Calabria, Basilicata, Abruzzo e Campania. In quest’ultima regione il governatore Vincenzo De Luca ha confidato che non è detto che si riaprano le scuole il 24. Le lezioni sono già ricominciate il 7 settembre in Alto Adige. In totale, conteggiando le regioni dove la scuola ha già aperto e quelle dove ripartirà il 24 settembre, sono oltre 8,3 milioni le studentesse e gli studenti che rientrano quest'anno tra i banchi: 7.507.484 negli istituti statali, ai quali si aggiungono i circa 860 mila delle paritarie.
In attesa di vedere come ci si potrà adattare in questi mesi e sperando che l’emergenza sanitaria sia controllata il più possibile e non faccia più segnare i numeri di cui tutti vogliamo dimenticarci, la speranza è quella che in questo momento la scuola diventi tra le primissime priorità dello Stato, anche perché una nazione senza un sistema d’istruzione competitivo e funzionante non ha diritto di essere annoverata tra le più evolute al mondo. Siamo sicuri che a tutto si porrà presto rimedio e auguriamo agli alunni un buon ritorno a scuola in piena sicurezza…

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