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Se c'è un cadavere che non è morto il sorriso è assicurato

Torna in pista, per i tipi della Emons, l’eccentrico commissario Kluftinger, uscito dalle piacevoli penne di Volker Klüpfel e Michael Kobr


04/03/2019

di Massimo Mistero


Non succede spesso che un autore sappia abbinare l’ironia e il sorriso alla narrativa gialla, dove a tenere banco sono nella maggioranza dei casi i toni cupi contraddistinti da misteri, vendette, sangue e colpi di scena. Accogliamo quindi con piacere, per la seconda volta, il ritorno sui nostri scaffali dei tedeschi Volker Klüpfel e Michael Kobr, due amici di lunga data (erano compagni di banco) i quali, per creare aspettativa, si erano firmati semplicemente K & K quando avevano debuttato con Spiccioli per il latte. Un romanzo del 2006 che ha venduto 850mila copie solo in Germania (ma sono circa cinque milioni quelle commercializzate complessivamente dalla nostra premiata ditta, nella cui produzione figurano anche alcune opere estranee alla narrativa di genere) e che è approdato in Italia grazie ai tipi della Emons per la collana “Gialli Tedeschi”. 
Un debutto all’insegna di un apprezzato quanto intrigante protagonista, l’eccentrico commissario Kluftinger, solo Klufti per chi lo conosce bene (tanto più che gli autori hanno tenuto nascosto il suo nome di battesimo), contraddistinto da una buona dose di provincialismo che si rapporta con i suoi tradizionali pantaloni di cuoio, i quale strada facendo ha tenuto banco in altri dieci romanzi, molti dei quali insigniti di importanti riconoscimenti, come un doppio Mimi, il premio dei librai tedeschi dedicato al giallo. 
E ora eccolo di nuovo in scena, il nostro protagonista (un brontolone che sa il fatto suo, taccagno quanto basta, ma professionalmente ineccepibile), nel Mistero in fondo al lago. Il commissario Klutfinger al castello di Lutwig (pagg. 346, euro 14,00, traduzione di Anna Carbone), un lavoro ovviamente proposto dalla Emons che si rapporta con la seconda indagine seguita dal nostro intrigante antieroe. Le cui storie hanno fra l’altro beneficiato di due adattamenti cinematografici, di uno spettacolo teatrale e di un comedy show. Per non parlare delle versioni in audiolibri, lette dagli stessi autori, nonché della sponsorizzazione di articoli di merchandising come vestiti e borse, oltre che di giochi da tavolo. Ovviamente griffati, vista la notorietà del loro personaggio, come Klutfinger. 
Anche in questo romanzo a tenere banco è una vicenda che avvince e convince, ricca di humor, la qual cosa rappresenta una specie di toccasana per i tempi grami che stiamo vivendo. State a sentire, tanto per rendervene conto: “Dov’è il cadavere?”. È proprio questo il punto: non c’è nessun cadavere”. “Come dici? Non vorrai dirmi che hai perso un intero cadavere? Una cosa del genere non me l’aspettato nemmeno da te, Klufti”. “No, no, certo che no. È solo che il cadavere non è morto”. 
E per quanto riguarda la trama? Il nostro Klufti ha deciso di concedersi una gita di famiglia sulle rive di un pittoresco laghetto di montagna, quello dell’Alatsee, una delle bellezze naturali che tiene banco nell’Algovia. Ma evidentemente la vita non manca di riservargli sorprese. Proprio lui, che mangerebbe spätzle anche a colazione e che detesta persino il cellulare quando gli parla in inglese, ha da poco scoperto che Miki, il nome della nuova fidanzata di suo figlio, non è un diminutivo di Michaela, bensì di Yumiko. Proprio così, una giapponese. 
Ma questo è solo contorno rispetto a quello che gli sta per succedere, a fronte di una storia che spazia fra presente e passato. Durante la passeggiata sulle sponde del citato laghetto, che si trova nei pressi del celebre castello di Ludwig, “manca poco che inciampi in un cadavere riverso in una pozza di sangue”. L’uomo indossa solo una muta da sub: ma cosa ci fa in pieno inverno, conciato così, in quel luogo dove peraltro le immersioni erano vietate da anni? Non bastasse, come in ogni buona trama, nulla è come sembra. Neanche i morti. “E mentre una strana reticenza avvolge il passato del lago, le indagini zoppicano”. 
Sta di fatto che, “fra un poderoso raffreddore, un misterioso segno tracciato sulla neve, la rivalità con quella virago della collega locale che si chiama Friedel Marx, le chiacchiere che si rapportano con il Reich (ma il riferimento al nazismo è trattato con garbo e senza retorica), le storie di tesori nascosti e di intrighi a fronte di non pochi imprevisti e colpi di scena, Klufti riuscirà a cavarsela bene ancora una volta”. Facendo venire a galla una verità che si annida nelle nebbiose maglie del passato. 
Detto questo, qualche nota sugli autori.Volker Klüpfel è nato nel 1971 a Kempten, dove si è laureato in Scienze politiche, Storia nonché Scienze del giornalismo e della comunicazione, mentre oggi vive ad Agusta, dove lavora - dopo un’esperienza al Memminger Zeitung - presso la redazione culturale dell’Augsburger Allgemeine. Michael Kobr, classe 1973 e a sua volta nato a Kempten, ha invece studiato romanistica e germanistica, materie che ha insegnato in un liceo di Durach, nell’Algovia, località dove si è accasato con la moglie e le figlie.

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