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Se non sparlano di me sono un signor Nessuno

La pseudo-guerra delle fake news, con i democratici a stelle e strisce a darsi da fare. Mentre Matteo Renzi e Luigi Di Maio, per non essere da meno...


27/11/2017

di Sandro Vacchi


E’ una lotta all’ultimo sangue, o meglio all’ultima balla, quella fra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle: oggi, se non sei spiato, sei un povero nessuno, così come un’attrice è da rottamare se non l’hanno palpeggiata almeno un regista, un produttore e un paio di macchinisti: la molestata è una professione, ma anche i politici alla frutta non si fanno mancare niente per “dimostrare” di essere seguiti, falsificati, fraintesi, male interpretati, spiati. Una piccola Watergate non si nega a nessuno, andiamo. Soprattutto se non si conta un bel nulla. 
Fake news: chi ne ha di più, visto che di voti ne raccoglieranno più i Grillini, per lo sconcerto dei Renziani?  “Molti nemici, molto onore”, si diceva un tempo, vale a dire che l’importante è che di una cosa si parli, perché il vero dramma sociale, ed elettorale, è essere ignorati. Laura Boldrini ai funerali d Totò Riina? Putin che attacca Renzi perché l’Italia non va ai mondiali in Russia? Le clarisse che ospitano immigrati in convento? Tutte super-balle, eppure la rete raccoglie migliaia di pesci pronti a essere ritenuti commestibili. 
Secondo il New York Times sarà seriamente compromessa la regolarità delle prossime elezioni di primavera, in linea con un complotto planetario che avrebbe già colpito Francia, Germania, Brexit e naturalmente Stati Uniti, perché è oltremodo impossibile, oltraggioso e irrazionale che uno come Donald Trump possa essere diventato presidente degli Usa, non trovate? 
Rintronati dalla sconfitta alle presidenziali, orfani di Hillary, alla ricerca di una Spectre che abbia potuto osare tanto, i sinceri democratici diffondono nel mondo la patacca delle fake news, bufale 2.0 dietro le quali ci sarebbero, di volta in volta, i russi di Putin, i cerchi nel grano, i cavalieri templari, il fantasma di Julius Evola, l’era dell’Acquario, Archimede Pitagorico, Nostradamus, il Club Bilderberg e – non poteva mancare! – il grande vecchio che tutto sa e tutto muove: Silvio Tutankamon Berlusconi. 
Ci si è messo subito Luigi Di Maio, il miglior fico del bigoncio grillesco (pensate gli altri) a invocare l’intervento dell’Osce perché vigili sulla genuinità delle notizie e la regolarità delle prossime elezioni primaverili. Si sa, i Cinque Stelle sono figli e cugini del web, con la benedizione della Casaleggio & C. Il loro è il partito dell’etere per antonomasia, ma figuriamoci se un furbastro come Matteo Renzi si lasciava sfuggire l’occasione per rifugiarsi in angolo prima della probabile nuova batosta dopo quella costituzionale del dicembre scorso. 
Annusata come un segugio l’aria che tira, tanto fredda che potrebbe portare addirittura al terzo posto (dopo centro-destra e grillini) lo sconquasso di ciò che è rimasto del PD, il mordace Matteo ha già messo le mani avanti. Il New York Times scrive da Roma dell’ossessione del putto fiorentino su una campagna destabilizzante a colpi di fake news; addirittura, il consulente informatico dell’ex premier bugiardone che si sarebbe dovuto dimettere a referendum perduto, tale Andrea Stroppa, è convinto che una campagna di disinformazione sia già stata avviata contro la povera creatura che ha reso ricca l’Italia con gli 80 euro, il jobs act e le mani strette a certe banche specializzate ini beneficienza. 
Chi sarebbero i diffusori di menzogne sui social network per diffamare i buoni e i giusti e farli perdere nonostante tutto il bene da loro fatto all’umanità? In primo luogo Matteo Salvini, non vedete quanto smanetta con lo smartphone? E poi i grillini, che mangiano yogurt e chattano. Infine il Caimano, molto più esperto di cose carnali e polpose, ma comunque proprietario di tivù e maneggione quant’altri mai. Guarda caso, sono gli avversari di Renzi, che con gli avanzi del suo ex partito, spolpato in correnti e refoli, dovrebbe attestarsi attualmente sul 25 per cento, due sotto Grillo e compagnia cantante, addirittura quattro meno dei populisti-neofascisti-fancazzisti. 
Il signorino Di Maio, tanto a modino quanto ignorantello, potrebbe ben essere del PD tante sono le boiate che spara, a cominciare da quella sulla necessità di una vigilanza Osce sulle elezioni italiane. Una persona sensata gli riderebbe sul musettto, ma avete presente il dem Matteo Richetti? Ecco, se avesse un neurone nel cranio non scriverebbe forse, come invece fa, «Ci sono pagine non ufficiali legate al Movimento 5 Stelle e alla Lega che creano contenuti falsi con il tentativo di generare determinati comportamenti, aiutando le forze antisistema con una continua delegittimazione della politica. Tutto questo è un pericolo per la democrazia»? Traducete voi, questo non è italiano: capisco soltanto che parla di sabotaggio, nel più puro stile sovietico. 
Democrazia? Richetti ha trovato l’America, sotto forma di scranno parlamentare: se ritiene che un italiano poco più intelligente di lui o di Valeria Fedeli, vale a dire il 90 per cento della platea, non sappia distinguere una cazzata come quella su Laura Boldrini ai funerali di Riina da una notizia vera, sappia che esistono ottimi farmaci prima di passare alla neurodeliri. In un modo o nell’altro, si guardi bene dall’aspirare a governarmi e a occuparsi delle mie tasse, della mia salute, dei miei figli. 
Si domandi invece, scusi se mi permetto: non sarà perché sparate boiate a palle incatenate che la gente vi ignora, vi snobba, quando non vi detesta? La conclamata Leopolda ultima edizione è un piagnisteo disertato non dico dai piddini, ma dagli stessi renziani: dov’erano Gentiloni, Orlando, Padoan e Prodi – Prodi, capite, riesumato da un sarcofago egizio – che dovrebbe riportare in vita il PD? E dovrebbe farlo con l’aiuto del “facilitatore” Fassino, uno che un mese prima di saltare per aria disse a Chiara Appendino: «Se sa fare tanto bene il sindaco di Torino, perché non prende il mio posto»? Detto e fatto, appunto. 
Non ne hanno imbroccata una che sia una da Marx in avanti, i successi li hanno ottenuti solo grazie a genocidi (Stalin), rovine generazionali (il Sessantotto), invasioni (Ungheria e Cecoslovacchia), accordi con i cattolici (compromesso storico) e cattolici tout court (Romano Prodi). Dei comunisti, ex, post, para, meta e chi più ne ha più ne metta, si ricordano, oltre all’ipocrisia invereconda, solo tasse e scissioni, litigi interni e amputazioni che speriamo siano giunte alla fine, perché non gli è rimasto più niente da tagliarsi se non gli zebedei.  E ringrazino la vocazione suicida di chi avrebbero dovuto rottamare. 
Tutto è già compiuto. C’era più gente e imprenditori alla convention di Berlusconi a Milano, perché i saputelli ignoranti quant’altri mai sono riusciti nel miracolo dei pani e dei pesci, cioè resuscitare il loro peggior nemico dell’ultimo quarto di secolo procurandosi nel contempo un danno. Si legga, Richetti (non dico “rilegga”, mi pare eccessivo), Carlo Maria Cipolla in “Allegro ma non troppo”, dove cita quello che sembra proprio il programma del Partito Democratico. “Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.”  Le viene in mente qualcuno? 
Provi a domandare in giro agli italiani, ma può anche risparmiarsi la fatica, perché fra sei mesi le risponderanno. 
Non molti per la verità. Il 40 per cento degli elettori, un numero enorme, ha ormai smesso di votare: un po’ perché non glielo fate fare da un pezzo, grazie ai vostri golpe bianchi per rimanere in sella, con la scusa del popolo bue e ignorante e incolto e da educare; un po’ non votano perché sono schifati, e sapete benissimo da chi e che cosa. Visto che il 30 per cento degli elettori sarebbe inoltre orientato a scegliere Grillo, che voi definite eversivo e populista, il 30 per cento del 60 per cento di elettori votanti fa 18, che si sommano ai 40 non votanti, e siamo a 58. 
Non finisce qui: altri 18 o 19 elettori escono dall’altro bacino populista, qualunquista, menefreghista che tanto detestate. Se oltre alla lingua italiana le sfugge un elementare concetto matematico, 58 più altri 18 fa 76. Tradotto: tre quarti degli italiani non ne possono più di voi, delle vostre manfrine, dei Farinetti del Fico, delle Coop sei tu dove ti trattano a pesci in faccia, delle molestate di professione, dei mezzi successi di Casa Mika (ma che cavolo è?) e degli interi insuccessi di Fabio Fazio pagato da noi. 
Soprattutto non ne possono più delle tasse e delle fake news, meglio conosciute come bufale, che voi, proprio voi falsi progressisti, propinate da anni agli italiani sotto forma di Pil crescente, disoccupazione calante, felicità alle stelle. Questa robaccia, in un Paese serio, si chiama fake news, notizie false, truffa. Vedremo se la primavera italiana smaschererà il vostro sporco gioco.

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