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Sei amici, una sera d'estate a Parigi e lanterne di desideri in cielo

Torna a brillare sui nostri scaffali la stella di Danielle Steel, la scrittrice più venduta di tutti i tempi, dopo Agatha Christie, con oltre 650 milioni di copie


12/02/2018

di Valentina Zirpoli


Un nome una garanzia: quello di Danielle Fernande Dominique Schuelein-Steel, o più semplicemente Danielle Steel, la scrittrice più apprezzata al mondo, dopo la mitica Agatha Christie, con oltre 650 milioni di copie vendute. Complice una piacevolezza narrativa fuori dal comune (sono poche le autrici che, come lei, riescono a toccare e a conquistare l’animo femminile), pronta a spaziare nei più diversi campi e nelle più variegate tematiche. Per contro la commercializzazione dei suoi libri in una settantina di Paesi la colloca al quarto posto fra gli autori di bestseller del Novecento e all’ottavo fra gli scrittori più venduti di tutti i tempi. 
Nata a New York il 14 agosto 1947, Danielle
aveva iniziato a scrivere storie - come da note pubblicate su queste stesse colonne - quand’era ancora bambina, per poi dirottare la sua attenzione sulla poesia nella tarda adolescenza; lei che, dopo essersi diplomata al liceo francese della Grande Mela (da qui la passione per la Francia, dove vive a corrente alternata con il suo Paese d’origine e dove le è stata conferita la Legion d’Onore), avrebbe frequentato l’università negli States, per poi proseguire gli studi in Europa; lei che a 19 anni aveva scritto il suo primo romanzo, pubblicato però soltanto sette anni dopo; lei che nel 1981 era entrata nella “New York Times best-sellers list” per poi sbarcare, otto primavere dopo, nel Guinness dei primati per il maggior numero di settimane consecutive (addirittura 381) in cui un suo libro era rimasto in classifica. 
Nonostante tutto questo la critica, spesso sbagliando (la sua intelligenza e la sua sensibilità non mancano di trasudare dalle righe della sua scrittura), non è mai stata tenera nei confronti dei suoi romanzi, amati però da milioni di donne e bene e spesso riadattati per il cinema e la televisione. Di certo una donna che non si è fatta mancare nulla la Steel, con nove figli (Beatrix, lo scomparso Nick, Trevor, Todd, Samatha, Victoria, Vanessa, Maxx e Zara) ai quali ha dedicato alcuni romanzi, frutto di cinque matrimoni seguiti da altrettanti divorzi. 
A margine del suo intenso lavoro di scrittrice, ricordiamo che la Steel ha fondato e tuttora gestisce due fondazioni dedicate alla cura delle malattie mentali (suo figlio Nick soffriva di disturbi bipolari, e con le cure adeguate avrebbe potuto sopravvivere) e contro l’abuso sui bambini. E in tal senso sponsorizza una raccolta di fondi che si svolge ogni anno a san Francisco. Città dove vive a corrente alternata e dove nel 2003 aveva sponsorizzato una galleria d’arte per promuovere quadri e le sculture di artisti emergenti. 
Danielle Steel, si diceva, una donna timida e riservata di “origini tedesche, ebraiche e portoghesi” che raramente si concede a interviste. Della quale Sperling & Kupfer, il suo editore italiano di riferimento, ha dato ora alle stampe Una magia a Parigi (pagg. 364, euro 19,90, traduzione di Berta Maria Pia Smiths-Jacob), un romanzo del 2016 subito balzato in testa alla classifica dei libri più venduti stilata dal New York Times. Un lavoro che si rifà a una storia di “straordinaria delicatezza e passione”, emozionando, intrigando e giocando sulla magia che si può nascondere nel nostro quotidiano. Complici, in questo caso, un gruppo di amici e una sera d’estate a Parigi illuminata da mille luci e tanti sogni e desideri. 
Come da sinossi, sei affiatati amici si incontrano a una cena, elegante quanto esclusiva. Un evento che si svolge una volta all’anno nella Ville Lumière, all’ombra dei luoghi simbolo della città, ovvero Notre-Dame, dove a tenere banco è rigorosamente il bianco. Fermo restando il corollario ben descritto dall’autrice e relativo alle altre bellezze cittadine: l’Arc de Triomphe, la Tour Eiffel, Place de la Concorde, le piramidi del Louvre e Place Vendôme. 
Ma torniamo alla cena, dove il simbolo della purezza deve obbligatoriamente tenere banco: dai vestiti degli ospiti alle tovaglie, dai fiori alle porcellane. Il tutto a fronte di una atmosfera speciale che, al termine della serata, quando il sole è ormai tramontato e la luce di migliaia di candele illumina ogni cosa, si accende con il lancio verso il cielo di centinaia di lanterne volanti. Ognuna delle quali custodisce al suo interno un desiderio. E, con lo sguardo rivolto verso l’alto, i sei amici le osservano allontanarsi all’orizzonte. Ancora non sanno che quella sera rappresenterà una vigilia di grandi cambiamenti. Un anno intenso infatti li aspetta - tra successi e fallimenti, rotture e nuovi amori - sino alla prossima Cena in Bianco… 
Che dire: una storia scritta per “i suoi amati e meravigliosi figli”, che sorprende nella sua intrigante semplicità. E dove delicatezza e passione vanno di pari passo, perché la “Cena in Bianco è una poesia d’amore dedicata all’amicizia, alla gioia, all’eleganza e agli incantevoli monumenti parigini”. Una Cena che molte altre città nel mondo hanno tentato di imitare, ma con scarso successo.   

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