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Senza procedura d'infrazione, ma italiani sorvegliati speciali

Come volevasi dimostrare: doveva cambiare tutto, invece non è cambiato praticamente nulla


08/07/2019

di Artemisia


Avrebbe dovuto cambiare tutto, invece non è cambiato nulla. Preceduto da una campagna mai vista prima, (per alcuni partiti era in gioco addirittura la democrazia, o almeno questo hanno voluto far credere), con una mobilitazione elettorale da record, il voto delle europee solo ora svela i veri vincitori. I politologi si sono sbizzarriti a spiegare percentuali e tendenze, hanno brindato alla mancata impennata dei voti populisti salutando l’inizio di una nuova fase per l’Europa. 
Ma l’accordo raggiunto nel Consiglio europeo sul pacchetto di nomine ai vertici delle istituzioni continentali, ci dice che la vecchia classe dirigente non solo non è morta ma dà ancora le carte. 
Popolari e Socialisti hanno rinnovato la loro alleanza e trovato un’intesa con i Liberaldemocratici. 
Le forze cosiddette sovraniste, non sono riuscite a decollare e di conseguenza non hanno toccato palla nella formazione dei nuovi assetti di potere. 
Quanto all’asse Parigi-Berlino che i populisti avrebbero voluto disintegrare e i fautori del rinnovamento auspicavano che crollasse lasciando il posto a una gestione più concertata tra tutte le forze dell’Unione, ebbene quell’asse è vivo e vegeto e detta legge. La Cancelliera tedesca, Angela Merkel ha dimostrato di essere ancora un peso massimo negli equilibri decisionali e ha piazzato al posto di Juncker, alla presidenza della Commissione europea, la sua fedelissima ministra della Difesa ed esponente di punta della Cdu, Ursula von der Leyen. Mentre il presidente francese Macron, dato sul viale del tramonto dopo le contestazioni dei gilet gialli, si è preso la sua rivincita, mettendo sulla poltrona di Mario Draghi, al vertice della Bce, Christine Lagarde, oggi la personalità francese più autorevole e più accreditata sulla scena internazionale. 
Ppe-Pse-Alde sempre passando per Parigi e Berlino, hanno deciso le altre tre cariche europee strategiche: l’Alto Rappresentante (ex Mogherini) assegnata al socialista spagnolo Josep Borrell, attuale ministro degli Esteri del governo Sanchez e il Presidente del Consiglio europeo, al primo ministro belga, il liberale Charles Michel. All’Italia va soltanto la presidenza del Parlamento, con David Sassoli. Una non vittoria per il governo italiano dato che l’ex giornalista appartiene all’opposizione Pd. 
La vecchia tecnocrazia che le famiglie sovraniste contavano di scacciare, è stata solo scalfita dal voto e mostra di avere ancora i muscoli per decidere. 
La situazione è ancora più paradossale se si guarda all’Italia dove i populisti hanno avuto un balzo nei consensi ma restano ai margini della cabina di regia europea. Non solo. I 5Stelle non hanno nemmeno un gruppo di riferimento nel Parlamento europeo. 
L’Italia deve accontentarsi di aver incassato la sospensione della procedura d’infrazione. Un “contentino” probabilmente per la capacità diplomatica esercitata dal premier Conte in tandem con il Capo dello Stato Mattarella. 
La partita sui conti pubblici italiani però è solo rinviata. Bruxelles ha chiesto e ottenuto di congelare i risparmi realizzati sulla riforma di quota 100 e sul reddito di cittadinanza. Questo significa che il governo avrà le mani legate e sarà più difficile fare una manovra fiscale ad alto impatto. Gli spazi per gli investimenti saranno ridotti ed è probabile che si vada ad un aumento parziale dell’Iva. 
Insomma una sorta di commissariamento mascherato. 
Dopo le elezioni nulla è cambiato. Anzi per il governo, nonostante il risultato del voto, la situazione è peggiorata.

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