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Si possono festeggiare gli ottant’anni di un boss con trecento morti?

Succede ne L’ultima cena del clan Sulinado, un thrilleresco romanzo, introspettivo e psicologico, scritto dalla debuttante Tiffany Tsao


09/11/2020

di Valentina Zirpoli


Un’autrice e traduttrice dal vissuto fuori dalle righe quello di Tiffany Tsao, nata a San Diego, in California, da una famiglia cino-indonesiana, che si sarebbe trasferita - quando lei aveva solo tre anni - a Singapore (dove avrebbe trascorso otto primavere) e quindi in Indonesia per altre sei prima di tornare negli States. E qui Tiffany avrebbe frequentato l’università laureandosi in Letteratura inglese con un dottorato di ricerca al seguito. 
Una autrice che attualmente vive a Sidney con il marito e due figli e che si è imposta all’attenzione dei lettori con una giocosa trilogia fantasy per ragazzi, per poi approdare nel mondo degli adulti con L’ultima cena del clan Sulinado (Astoria, pagg. 310, euro 19,00, traduzione di Sonia Folin), un lavoro pubblicato due anni fa dalla Penguin Random House Australia e poi sbarcato negli Stati Uniti per i tipi della Simon & Schuster. 
Di fatto un romanzo ricco di svolte e colpi di scena che - secondo Publishers Weekly - si propone alla stregua di “un thriller potente, capace di dare voce al nucleo corrotto di una ricca famiglia cinese sotto la sua superficie dorata”. In altre parole “un viaggio nel mondo di chi pensa che essere facoltosi e potenti consenta qualsiasi stravolgimento delle norme morali, un viaggio nella mente di una ragazza che si scoprirà avere una personalità alquanto ingarbugliata”. 
Detto questo spazio alla trama. Gwendolyn, detta Doll, ed Estella sono sempre state due sorelle molto unite, peraltro cresciute in un ricchissimo, potente clan della minoranza cinese in Indonesia. Ma ora Gwendolyn è in ospedale, unica sopravvissuta all’omicidio collettivo compiuto dalla sorella ai danni del clan Sulinado. Durante il sontuoso ricevimento in onore degli ottant’anni del capostipite, Estella ha infatti avvelenato la portata principale provocando la morte di tutti i trecento componenti della sua famiglia, compresa se stessa. 
A mano a mano che ritrova più consapevole, Gwendolyn cerca motivazioni, che ci crediate o no, per scagionare la sorella (“Quando erano ancora tutti vivi facevo il possibile per negare la forza dei legami di parentela, ma adesso mi tocca riconoscere…”). Peraltro scavando nella memoria al fine di trovare la causa scatenante di quella brutale strage, nella quale anche lei era una delle vittime designate. Ponendosi diversi interrogativi per giustificare il folle gesto: che sia stata la morte in mare dell’amata zia Sandra? O potrebbe essere stato l’infelice matrimonio di Estella con un uomo violento? Oppure hanno giocato un ruolo importante su questa folle decisione il ruolo delle alleanze e i risentimenti taciuti all’interno del loro mondo da favola? Alleanze e risentimenti difficili da sopportare dal punto di vista emotivo. 
Sta di fatto che, continuando ad attingere dal mondo delle ipotesi, Gwen porta alla luce le troppe nefandezze di una famiglia che ha costruito il suo impero su una rete di corruzione, violenza e crudeltà che non ha risparmiato nessuno. 
Che dire: nella sua prima volta nella narrativa di settore Tiffany Tsao dà voce a un thrilleresco, incalzante dramma familiare capace di agganciare il lettore dalla prima all’ultima pagina (anche se in realtà il romanzo vira sull’introspettivo e lo psicologico), oltre che “a inquietarlo e incantarlo in modo profondo”. Fermo restando che, volendo essere onesti, questo omicidio collettivo, superiore in termini di vittime addirittura a una mega-strage, risulta certamente esagerato. Ma si sa: quando la fantasia si fa largo nella scrittura, tutto risulta tollerato… 
Di fatto una storia che si nutre di una scrittura asciutta e senza fronzoli che ha il suo punto forte nella bravura dell’autrice nel mettere a nudo una lunga serie di componenti emotive, che vanno dagli abusi fisici alle invidie, dai rancori ai soprusi, sino ad arrivare al razzismo e sessismo cui sono state sottoposte Doll e la sorella. 
Ma mentre la protagonista (che si racconta in prima persona) è riuscita a sganciarsi dalla famiglia diventando titolare di una famosa fabbrica di gioielli, Estella ne è rimasta ancorata, complice il matrimonio di interesse con un uomo violento e infedele, a sua volta erede di un altro potente e ricchissimo clan- Un’alleanza con gli Angsono - annota la protagonista - avrebbe aperto la strada a fusioni e a partnership costruttive, consentendoci l’accesso ai potenti della sfera appena sopra la nostra. Insomma, cosa non si fa per guadagnare gradini nella complicata scala degli arrampicatori sociali…

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