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Sia chiaro: "Questa casa non è un hashtag!". O forse sì

Genitori alle prese con figli iperconnessi in una guida per uscirne vivi. E se pensate di avere delle scuse, come l’incompetenza tecnologica, questo libro di Alessandro Curioni vi dimostrerà che state mentendo a voi stessi


08/01/2018

di Stefania Maroni


Il titolo potrebbe valere l’acquisto, ma Questa casa non è un hashtag! Genitori e figli su internet senza rete (Mimesis edizioni, euro 12,00) offre 160 pagine di divertimento educativo, quindi a maggior ragione la spesa vale la candela. Se l’autore non si scandalizza potremmo parlare di “edutainment”, il malevolo neologismo anglofono che unisce l’aspetto educativo con quello di intrattenimento. Come non sorridere, infatti, leggendo che le attuali mamme si sono formate con “personaggi che hanno dato una nuova dimensione all’idea di sfortuna e infelicità: Candy Candy e la sua impossibilità di avere una storia d’amore, Anna dai Capelli Rossi, orfana seriale capace di fare fuori tre padri adottivi, e Lady Oscar rifiutata dal genitore, tisica e di inquietante ambiguità sessuale”? 
Allo stesso modo è impossibile evitare di riflettere quando l’autore, a proposito della presenza genitoriale sulla Rete, ammonisce: “Dovreste avere inteso che le domande che farete probabilmente saranno molto più utili e importanti delle risposte che darete. Infine avete scoperto che l’arma più potente a vostra disposizione è l’esempio, perché loro vi vedono”. La particolarità di questo libro crediamo dipenda dal fatto che Alessandro Curioni appartiene con ogni probabilità a quel genere di soggetti “rotti a ogni esperienza”. Non soltanto di mestiere si occupa di sicurezza informatica, ma è anche padre di ben due nativi digitali e alla più grande, diciassette anni suonati, ha lasciato lo spazio di un intero capitolo perché esprima i suoi pensieri sul tema. 
Alla giovane Curioni tocca il compito di rivelare alcuni aspetti non proprio noti del mondo giovanile oltre lo schermo. Cosi scopriamo che sulle chat “…le regole principali sono abbastanza semplici, ma ci sono sfumature particolari che spesso variano a seconda delle città, dei luoghi e dei contesti. Una prima, importantissima regola è quella di evitare le abbreviazioni: se un tempo rendevano l’utilizzatore al passo coi tempi e sembravano un codice molto “trasgry”, oggi il termine affibbiato a coloro che usano delle k al posto di “ch” e la “x” al posto di “per” è quello di “bimbiminkia”, con la “k”. 
Sempre lei rivela che “Nella vita virtualesi va a tentoni, non si capisce bene come dobbiamo muoverci anche se ogni errore sembra possa essere corretto da un semplice clic. In realtà nessuno ci spiega come comportarci di fronte a un fallimento o a un pericolo in quel contesto. Il mondo oltre lo schermo pare talmente poco reale che al primo sbaglio spegniamo tutto terrorizzati, nella speranza di fare sparire anche quello che abbiamo fatto”. Ci sarebbe molto altro, ma non è nostra intenzione rovinarvi la sorpresa e il divertimento. 
Ma ritorniamo al quadro generale che dipinge il libro e viene riassunto nell’affermazione con cui esordisce Curioni: “Tutte le volte che vedo un dodicenne con uno smartphone, immagino mio padre che alla fine della quinta elementare mi mette in mano le chiavi di un auto e mi annuncia: “È tua”. Ecco il punto di partenza e anche di arrivo di tutte le riflessioni di questo saggio. Il problema non sono i giovani e la loro presunta dipendenza dal “telefonino”, ma gli adulti che gli mettono in mano uno strumento potentissimo e hanno anche la pretesa che imparino a usarlo da autodidatti. 
Sulle straordinarie potenzialità del mezzo non si discute e sul fatto che sia impossibile per loro rinunciarvi anche. Basterebbe tenere presente che i tanti oggetti della nostra adolescenza come stereo, televisione, telefono, orologio, enciclopedia, macchina fotografia e vi dicendo, per loro sono tutti raccolti nello smartphone e si comprenderebbe il “peso specifico” dello strumento. Allo stesso modo dovremmo rammentare che qualcuno ha insegnato a noi a utilizzare ognuno di questi oggetti, quindi è arrivato il momenti di rimboccarsi le maniche e ricominciare a fare il nostro mestiere di adulti. 
E se pensate di avere delle scuse, come l’incompetenza tecnologica, questo libro vi dimostrerà che state mentendo a voi stessi.

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