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Siamo diventati una colonia come l'Est lo era dell'URSS

E la festa è solo cominciata: è stata seppellita la flat tax mentre nuove imposte sono in arrivo nonostante le smentite. Come dire, niente di nuovo sotto il sole


24/09/2019

di Sandro Vacchi


La festa è cominciata. Il ministro dell'Economia (pianificata) Roberto Gualtieri ha pubblicamente seppellito la flat tax, affinché nessuno si illuda di poter stare meglio di prima, e lascia liberamente circolare l'idea che le tasse cresceranno, con conseguente calo di un Prodotto interno lordo già ridotto ai minimi termini. Gli sgravi fiscali per i carburanti agricoli? Si potrebbero anche eliminare, no? In fondo i contadini, quei pochi rimasti, mica votano a sinistra; anzi, non votano proprio, come tutti gli altri italiani. 
Forti di questa dittatura di fatto, i governanti giallorossi (poco gialli, i grillini sono ostaggi, lì soltanto per non finire nelle liste di disoccupazione), seminano il terrore. Non sarà quello di Robespierre, ma la ghigliottina è bella affilata per affettare redditi, pensioni, patrimoni e conti in banca. Niente di nuovo sotto il sole: i bolscevichi avevano come scopo aziendale la distruzione di capitalisti e benestanti, la Chiesa ha predicato per secoli la povertà (salvo ricoprirsi d'oro), papa Francesco ha appena rinfrescato San Basilio definendo la ricchezza sterco del diavolo. 
E' il cattocomunismo, signori miei, l'esaltazione della povertà, da un lato beata, dall'altro miserevole, ma guai ad avere due soldi da parte: “Anche i ricchi devono piangere” predicava anni fa Rifondazione Comunista. Eh sì, il risparmiatore, la formichina, e chi si spezza la schiena per una vita e mette da parte qualcosa deve essere per forza un cialtrone nemico del popolo, no? Così il popolo lo hanno prima decimato, poi sostituito col ceto medio, presto con la borghesia. Ma avere soldi da parte mai: il denaro serve ai governi. Fanno eccezione i super ricchi, ai quali tutto è lecito da sempre e che sempre possono venire utili a Lor Signori gli Eletti. 
Ha scritto giorni fa Marcello Veneziani: «La crisi economica e l'austerità hanno ingabbiato i partiti, che per conquistare voti ora si attaccano a simboli e a visioni opposte del mondo e del futuro». Di qui la riscoperta delle ideologie, e dei nemici annessi. 
Ogni giorno che passa sono meno convinto che Matteo Salvini abbia voluto fare il famoso passo più lungo della gamba e l'abbia perciò pagato caro con la folle crisi di Ferragosto, l'uscita dal Viminale, il rimpasto del minestrone. Forse, e il mio è soltanto un forse, il capo leghista ha voluto dire: non mi consentite di governare come vorrei? Tenetevi questi qua e vedrete di che cosa saranno capaci. 
Uscito il gatto, i topi hanno cominciato a ballare. I grillini con un sospirone di sollievo, avvinghiati a poltroncine e poltronissime; i piddini con gli occhi fuor dalle orbite, di nuovo al potere pur da sconfitti; l'Europa comunitaria con un ghigno di soddisfazione, per avere riconquistato l'Italia pericolosamente avviata sulla strada del salvinismo sovranista; scafisti e organizzazioni non governative con ricchi premi e cotillons, la pacchia ricomincia. 
Da quando c'è il nuovo governo, presieduto dal vecchio primo ministro e formato in buona parte dai politici di prima, gli sbarchi di clandestini sono raddoppiati. La renziana ministra delle Pari opportunità e della famiglia, Elena Bonetti, ha rilanciato l'idea dello Jus soli, che sembrava sepolta una volta per sempre come il segreto dei Templari. Gli italiani non vedono l'ora, è vero? <L'80 per cento è contrario? Non me ne frega assolutamente niente> commentò a suo tempo quella bella lenza di democratico del ministro prodiano Pierluigi Bersani, già segretario del PD oggi riciclatosi in LEU per manifesto odio verso Matteo Renzi, pari quasi a quello nutrito nei confronti dell'altro Matteo. Il popolo? Per i compagni è un'entità utile solamente quando si vota, ma dato che in Italia non si vota mai, soprattutto se Salvini è destinato a stravincere... Del resto, non ricordo quale papavero rosso predicasse che, se il popolo vota al contrario del volere del partito, bisogna rifare il popolo. 
Non è meraviglioso? La ministra dello Jus soli è renziana, ma Renzi non è al governo. Ne è stato il padrino, ha fatto di tutto perché nascesse l'aborto, poi l'ha mollato al povero Nicola Zingaretti, portandogli via anche un 4 – 5 per cento di partito. Il fiorentino è più furbo di una faina e ha lasciato ben intendere chi comanda davvero pur non manovrando ufficialmente le leve: una sua mossa e Zingaretti e i suoi ci lasciano le penne, così come Conte, per non dire Di Maio e i suoi orfanelli abbandonati. 
Ha rincarato la dose il renziano Roberto Giachetti, che aveva sfidato la Raggi come sindaco di Roma. Ha detto che il PD è ormai tornato il partito di “Bandiera Rossa”, notificando così una scissione a destra dei renziani. Ricordate l'inno “Bandiera Rossa”, tanti anni fa trasmesso con afflato guerresco domenica a Radio Capodistria? “...Avanti popolo, alla riscossa, bandiera rossa trionferà. Evviva il comunismo e la libertà!” Sarebbe come dire “Evviva Cicciolina e la verginità!”, ma chi se ne frega? per ripetere il dire di Bersani. 
Questi sono i sinceri democratici: democrazia significa potere del popolo, dite un po' voi! Poi Giuseppe Conte va a un congresso della Cgil a Lecce, applaudito da Maurizio Landini e Massimo D'Alema. Conte, avete presente? Lo stesso gagà impomatato che trattavano come un parvenu figlio di nessuno fino a metà agosto, quando al proprio fianco aveva il mostro Salvini. Uscito il leghista, oplà! Conte è dei loro, è buono, è bravo, è europeista, vuole bene alla mamma e anche a Gesù. 
Amici, non stupitevi mai – dico mai! - di cosa sono capaci i comunisti, compresi quelli mascherati da ex. Inventarono i campi di sterminio prima dei nazisti e si allearono proprio con i nazionalsocialisti per spartirsi l'Europa, le SS sfilarono a passo dell'oca sotto le mura del Cremlino. Per quasi 60 anni la Russia è stata la più grande potenza coloniale della storia, con una collezione di Stati non russi dal Mar Baltico alla Slovenia, dall'Albania alle steppe dell'Asia Centrale. E attaccava gli USA imperialisti, e foraggiava i partiti comunisti sue quinte colonne in Occidente, Italia compresa. 
Se poi salta su Viktor Orban, premier ungherese, a dire alla festa di Fratelli d'Italia che adesso gli scafisti avranno buon gioco a rifornirci di carne scura con la scusa dello Jus soli per avere oggi degli schiavi e domani degli elettori ben posizionati, ecco Gigino Di Maio, che non sa neppure dove si trovi l'Ungheria, parlare offeso di indebita intromissione. 
Dev'essersi intromesso anche un signore nigeriano che ha pugnalato la sua ex e dopo due giorni e mezzo era già fuori: in fondo il sole splende ancora. Deve aver scaldato troppo la testa, però, di un altro tizio, italiano di Gubbio, il quale ha avuto un'idea geniale: schedare chiunque partecipi ai comizi e ai raduni di Salvini. Si sa, il vero nemico è lui, lo scopo del governo (di Bruxelles, quello italiano ne è un'emanazione) è tenere il leghista il più lontano possibile dai bottoni del potere e non consentirgli di disturbare il manovratore. 
Tre aguzzini degli ultimi poveracci sbarcati da noi erano mescolati ai richiedenti asilo a Messina? E' il minimo che possa capitare in questo Paese diventato colonia, esattamente come la l'Ungheria e la Cecoslovacchia lo erano dell'Unione Sovietica. Quando si ribellarono furono invase dai carri armati con la stella rossa; a noi l'Unione Europea ci fa invadere dai barconi dei finti martiri, che appena partiti già avvisano i soccorsi dalla Sicilia. Quanto alla stella rossa, ce la mettiamo noi. 
Con Franza e Germania purché si magna, prima coi tedeschi poi con gli americani, prima tutti fascisti poi tutti antifascisti, prima con Conte poi... ancora con Conte, ohibò! Non vale: è lui che ha cambiato casacca. Sempre di ottimo taglio, però.

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