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Siamo sicuri che la solerte sinistra italiana sia contenta che Battisti sia finito in cella?

Nonostante le dichiarazioni di facciata, dà fastidio che a firmare la cattura di un terrorista in fuga da 37 anni, condannato all'ergastolo per quattro omicidi, sia stato Matteo Salvini con la collaborazione del neo-presidente brasiliano Bolsonaro


14/01/2019

di Sandro Vacchi


Ho fatto una sorta di minisondaggio personale dopo la cattura di Cesare Battisti. Ho mandato a cinque amici il seguente messaggio: «Visto che hai una casa bella grande, non potresti dare rifugio all'eroico Cesare Battisti, catturato dalla polizia autocratica? L'alternativa per lui sarebbe il carcere di Rebibbia». Due amici mi hanno risposto con battute sarcastiche, uno è un leghista, l'altro un menefreghista. Gli altri tre si sono chiusi in uno stretto riserbo, come si usa dire. Si dà il caso che siano “compagni” tutti di un pezzo, che hanno ultimato la maratona rossa dal Partito Comunista al morente Partito Democratico. 
Anche un fesso come me comprende che il campione esaminato è ridottissimo, e mi limito a riportare il dato di cronaca. Quello non di cronaca, ma la sensazione netta, è che la solerte “sinistra” italiana non sia troppo contenta che finisca in galera un compagno che sbaglia, come definiva in passato i terroristi rossi. Soprattutto, che non sia soddisfatta di una cattura operata da un governo che detesta come quello gialloverde, inevitabilmente premiato da questo successo. 
Non solo: chi è stato il più determinato per arrivare alla cattura del criminale? Il presidente Sergio Mattarella, o il premier Giuseppe Conte, o il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, o il vicepremier Luigi Di Maio? Niente affatto, è stato il più detestato dei detestabili e degli infrequentabili, il campione del sovranismo, del populismo, dell'anticomunismo, dell'antibuonismo, dell'antieuropeismo, dell'antimmigrazione, che risponde al nome di Matteo Salvini, morbo mortale del partito dei dibattiti, delle riunioni di cellula, della chiacchiera intellettualoide, delle fanfaluche sessantottarde. 
Salvini è sgradevole perché parla chiaro nel più tartufesco dei Paesi; è antipatico perché non è morbido, di plastilina, come tanti che l'hanno preceduto; è cattivo, come lo definisce uno dei tre amici che non hanno risposto alla mia mail. Però fa, agisce, in parte mantiene. E conquista milioni di simpatizzanti anche fra chi votava per altri, stufo di chiacchiere e di fuffa ideologica. Per ora non riesce a realizzare per filo e per segno quello che promette, in quanto ha la palla al piede dei grillini, alleati di comodo per consolidarsi al potere. Una volta che potrà fare da solo, l'Italia avrà suo malgrado il nuovo duce, come prevedono, temono, tremano, i compagni più o meno ex, che ex non sono però mai diventati, in quanto hanno mandato il cervello all'ammasso nel momento i cui si sono votati alla più criminale delle fedi. 
Allora potranno prendersela solamente con sé stessi per avergli consegnato il Paese a causa della supponenza, dell'alterigia, del complesso di superiorità che li animano, accompagnati da una incapacità radicale di valutare la realtà tralasciando l'ideologia. Si chiama semplicemente ignoranza, ma non diteglielo: sono convinti di essere i migliori, da sempre, erano arrivati a definire Il Migliore per antonomasia un traditore come Palmiro Togliatti, loro capo assoluto e maggiordomo-spia di Stalin, uno che prendeva i soldi del Cremlino in un Paese della Nato, che non esitò a sacrificare migliaia di alpini catturati dai sovietici, che dichiarava di vergognarsi di essere italiano. 
Cesare Battisti è stato catturato pochi mesi dopo che Salvini aveva promesso di catturarlo. Lo avevano forse mai fatto le decine di governi che l'hanno preceduto nei quarant'anni di latitanza del pluriomicida? Se chi ammazza quattro persone viene preso in breve tempo da quando il motore è stato messo in moto, che cosa possiamo pensare? Che in precedenza non sia stato fatto niente, mentre sarebbe bastata la buona volontà per ottenere il risultato. E i “fenomeni” nostrani si interrogano ancora sui motivi del successo di Salvini il Cattivo... 
Nel suo piccolo, la cattura di Battisti in Bolivia assomiglia a quella di Adolf Eichmann nel 1961 in Argentina. Il banale esecutore del male (definizione di Annah Arendt, che ne seguì il processo a Gerusalemme) fu arrestato da agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano. «Ich bin Adolf Eichmann», ammise laconico con i connazionali dei poveri cristi scampati alle sue camere a gas. Trasportato di corsa in Israele, fu processato e impiccato: era sfuggito alla forca nel '45 a Norimberga, non a chi aveva giurato di prenderlo e di vendicare i propri morti. Postilla: sarà un caso, ma la sedicente sinistra ama i palestinesi e detesta gli israeliani, si autoassolve definendosi antisionista mentre spesso è antisemita. 
Oggi, poi, come fa a digerire il fatto che coautore della cattura di Battisti sia stato Jair Bolsonaro, ultraconservatore neopresidente brasiliano succeduto ai galeotti Dilma Rousseff e Luiz Lula da Silva? Il secondo a Battisti aveva addirittura concesso asilo politico: forse l'aveva scambiato per il suo omonimo, l'eroe irredentista impiccato dagli austriaci a Trento. 
Questo qua, da autentico vigliacco, si nascondeva con tanto di baffi e barba finti, una specie di Walter Chiari nell'imitazione dei fratelli De Rege insieme a Carlo Campanini. Un cialtrone a tutto tondo, dunque, che l'ha sempre sfangata grazie alla complicità di governi tutt'altro che ostili e alla rete di protezione di intellettuali, più o meno veri, farciti di quattrini e di Sessantotto, che finalmente si comincia a giudicare come la rovina che è stata. Anche Battisti si atteggia a maestro di pensiero, e in carcere avrà parecchio tempo per scrivere i suoi libri, come fa troppo spesso chi si atteggia a scrittore ma non ha mai letto niente. 
E chissà quanto si sta disperando Carla Bruni, poverina, ammiratrice di Battisti, ex indossatrice di mezza età, cantante senza voce, ma raffinatissima icona dei compagni ricchi, nonché consorte di Nicolas Sarkozy, il peggiore dei presidenti francesi a pari merito con Emmanuel Macron. 
In Francia il pluriassassino italiano ha ottenuto protezione, asilo, complicità, una latitanza dorata proseguita per anni, alla faccia dell'Europa unita, nonostante i quattro omicidi commessi dall'esponente dei Proletari Armati per il Comunismo: un compagno che sbagliava, naturalmente, vero? Dando la notizia della cattura, il TG3, una volta soprannominato Telekabul e tuttora dipinto di scarlatto (lo sarebbe, se in Italia ci fosse quella dittatura che dicono?) definiva Battisti “ex terrorista”. Ex, capito? Perché, adesso faceva l'idraulico? Come a dire che se non c'è più il terrorismo non ci sono più i terroristi. Dev'essere per questo che tanti brigatisti e killer politici, invece di passare anni in galera, tengono lezione dalle riviste che contano, nei convegni con tanti bei nomi, nei talk show televisivi. 
Ancor oggi una cinquantina di terroristi rossi italiani sono latitanti nel mondo, Francia in testa, dove il più noto è il brigatista Giovanni Alimondi (rapimento Moro), ma c'è anche Giorgio Pietrostefani, di Lotta Continua, condannato per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Altri “compagni che sbagliano” stanno al sicuro in Nicaragua oppure in Svizzera, ma è la Francia il covo dei delinquenti politici nostrani, un po' come l'Argentina lo era dei criminali nazisti. 
“Spregevole assassino comunista” ha definito Battisti il solito scorrettissimo ministro Salvini, provocando un sovrappiù di bile ai raffinati maestrini di pensiero, compresi i miei tre amici silenti. Sì, perché la cattura, al di là delle belle parole, dei complimenti, delle congratulazioni di prammatica, è una Caporetto per la sinistra nostrana, da decenni mutata in destra autentica, fieramente lontana dal popolo, dal proletariato, dalla classe media. Il ministro dell'Interno ha auspicato che Battisti finisca i suoi giorni in galera, perché la pacchia è finita. «La pacchia è finita», disse anche il mese scorso alle ONG respingendo le navi di finti profughi dai porti italiani. 
Io ormai non ne posso più, ma ogni settimana sono costretto a rilevare il fatto che Salvini rastrella consensi, sempre più voti, fregandosene dei vari Renzi, Boldrini, Lerner, Giannini, Fazio, Augias, adesso perfino Claudio Baglioni: un “intellettuale” pure lui, per caso? Lo dico, lo ripeto, lo sottoscrivo dal notaio con tanto di ceralacca: l'unico responsabile del tracollo della sinistra nel mondo, e in Italia in particolare, è la sinistra stessa. Meglio: quella che ama definirsi “sinistra” mentre in realtà è la destra più becera che ci sia: ipocrita, doppiogiochista, infiltrata, spionistica, inaffidabile, furbesca. Dante l'avrebbe confinata nella Ghiaccia del Cocito, dove sono puniti i traditori. 
Concludo con quattro nomi. Andrea Compagna, agente di polizia. Pier Luigi Torregiani, gioielliere. Andrea Santoro, maresciallo. Lino Sabbadin, macellaio. Sono le vittime del delinquente che manterremo in carcere per i prossimi anni. Si chiama Cesare Battisti, ma il nome dell'eroe al quale sono intitolate vie e piazze in tutt'Italia non merita di essere il suo. Gli sia cambiato d'ufficio in Pacchia Finita.

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