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Silvio Berlusconi torna "trionfante" da Bruxelles

La sortita del Cavaliere, ringalluzzito dai sondaggi, ha tranquillizzato i vertici europei, ma ha accesso lo scontro con Matteo Salvini


25/01/2018

di Sandro Vacchi


Rispetto della regola del 3%, sostegno dalla cancelliera Angela Merkel e appoggio chiarissimo dal Ppe. Silvio Berlusconi è tornato dal suo viaggio a Bruxelles, un posto dove fino ad ora, per usare un eufemismo, era poco amato. I vertici europei, quando non lo accoglievano con sorrisetti e battute beffarde, lo dipingevano, infatti, come un pericoloso avversario, egocentrico, anarcoide e, soprattutto, irrispettoso delle “sacre” regole, o per meglio dire manfrine e spesso fregature, della Commissione Europea e degli organismi collegati: pletorici, faraonici, costosissimi, in buona misura inutili. A quanto pare, però, la situazione è decisamente cambiata… 
Ufficialmente la visita del capo di Forza Italia a Bruxelles ha avuto lo scopo di presentare ai santoni europei il programma di governo del centro-destra italiano, che annusa aria di vittoria alle elezioni del prossimo 4 marzo. Berlusconi ha incontrato il presidente Jean-Claude Juncker, i vertici dei Popolari europei cui aderisce il suo partito, il capo negoziatore per la Brexit e così via. Gli ha raccontato la rava e la fava, presentando un programma che ha tranquillizzato i preoccupatissimi caporioni di Bruxelles, spaventati soprattutto dal mangiafuoco Matteo Salvini. 
Questo almeno ufficiosamente. Sì, perché per come ne è tornato, appare piuttosto evidente come questo viaggio, per il Cavaliere, sia stato più che altro un’abile manovra per riabilitarsi agli occhi dell’Europa prendendone tutte le direttive. Questo per non inimicarsi ulteriormente una realtà con la quale un eventuale governo a guida Forza Italia dovrebbe inevitabilmente fare i conti, a cominciare da questioni basilari come l'immigrazione e la sicurezza. 
A Bruxelles Silvio Berlusconi avrebbe dovuto chiedere meno vincoli e meno austerità per l'Italia imprigionata e impoverita dalle regole comunitarie. Così non è stato. 
Con ogni probabilità, il Cavaliere è obbligato a sottostare ai poteri di Bruxelles che fanno capo alla Germania. Gli stessi poteri che lo hanno messo in ginocchio e organizzato il golpe nel 2011, facendogli capire di avere un solo padrone e che ora tornano ancor più prepotenti a caccia di alleati utili a soffocare il malcontento anti-europeista che si respira un po’ ovunque. Ciò detto, siamo quindi certi che le rivendicazioni berlusconiane di autonomia e di italianità non siano più elettorali che reali, per accalappiare voti fra i connazionali sfiancati da crisi, jobs act, legge Fornero, austerity e via cantando? 
Per Berlusconi questa due giorni è stato un trionfo. Per Antonio Tajani è stato un successo anche maggiore. Anche per il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, si è trattato di un "eccellente" faccia a faccia. Ma se i vertici del Ppe non hanno dato dispiaceri all'ex premier, la sferzata è arrivata dall'alleato italiano Matteo Salvini, che a margine di un incontro elettorale a Milano ha attaccato: «L'Italia non ha bisogno di garanti. Siamo una Repubblica libera e sovrana calpestata dagli interessi di Bruxelles e Berlino, quindi sono gli italiani a dover essere garantiti da questo». Poi, in riferimento alla regola del 3%, ha aggiunto: «Il numerino 3, se danneggia le imprese e le famiglie italiane, per noi non esiste». E ancora: «L'Euro era e resta un esperimento sbagliato che ha danneggiato il lavoro e l'economia italiana. Noi non cambiamo idea. Ci prepariamo a difendere l'interesse nazionale come abbiamo sottoscritto nel programma del centrodestra con la prevalenza della Costituzione sull'ordinamento Ue». 
Berlusconi in patria si è ringalluzzito per sondaggi che danno Forza Italia in testa nella coalizione di centro-destra, quindi capace di tenere a bada gli ultrà di Salvini. L'ex Cavaliere gode inoltre di un consenso personale salito in un anno dal 16 al 28 per cento, dimostrazione di una vitalità politica che rasenta l'immortalità, mentre i suoi nemici giurati sembrano pagare tutti in un colpo la snervante offensiva che per venticinque anni gli hanno portato contro. 
Parliamo di Matteo Renzi e del PD in generale, ormai fondato sulle proprie macerie; della sinistra sbandata e disorientata come non le accadeva dai tempi del fascismo; della lotta a coltello fra i due vecchi arcinemici Carlo De Benedetti ed Eugenio Scalfari, al quale il primo rinfaccia enormi favori fra i quali un'ottantina di miliardi, a suo dire. E sarà un caso. Ma Barbapapà sfoggia nel salotto di casa un quadro che è nella disponibilità di pochissimi paperoni, un Canaletto. 
Quale forza reale avrebbe, però, un Berlusconi capo del partito leader della coalizione di governo che si piega al volere di una Europa che non tende affatto a ridimensionarsi? 
Ecco perché andranno valutate solo dopo l'eventuale – e non affatto scontata – vittoria della coalizione capitanata da Berlusconi le sue promesse: un grande piano di privatizzazioni per ridurre il debito pubblico, salito da 1.909 miliardi di euro quando cadde il suo governo nel 2011 agli attuali 2.275; la flat tax; l'abolizione della legge Fornero; la riduzione di una serie di tasse a cominciare da quella sulla prima casa; il No alle politiche di austerità dell'Unione Europea; il blocco degli sbarchi di immigrati, in un Paese che ne mantiene centinaia di migliaia e che a 70 mila di loro paga una pensione sociale senza che ovviamente abbiano mai versato un centesimo di contributi. Alla luce degli ultimi avvenimenti, saprà e potrà Berlusconi con i suoi mantenere realmente queste promesse? 
A parere di chi scrive, appare decisamente più affidabile una figura anti-diplomatica e anti-europeista al cubo come Matteo Salvini, che parla alla pancia del popolo e che se ne frega dei minuetti della UE, visti per quello che spesso sono: fregature.

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