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Sino a che punto il vaccino anti-Covid assicura la copertura contro il virus?

E ancora: si può essere contagiosi anche dopo la somministrazione? In Israele è successo


25/01/2021

di Artemisia


Fino a che punto il vaccino anti-Covid-19 garantisce la copertura contro il virus? E poi, chi si è vaccinato può trasmettere il contagio? Sono due degli interrogativi ai quali non si riescono ancora a dare risposte precise e certe. L’ultima notizia arrivata da Israele, uno dei Paesi più avanti con la vaccinazione, ha suscitato molte perplessità nei media. 
Il ministero della Salute ha riferito che oltre 12.400 residenti israeliani sono risultati positivi al Covid dopo essere stati vaccinati, tra cui 69 persone che avevano già ricevuto la seconda dose. 
Ciò equivale al 6,6% delle 189.000 persone vaccinate che hanno effettuato i test del Covid dopo essere state vaccinate. 
Secondo i dati del ministero, 5.348 persone sono state trovate infette fino a una settimana dopo aver ricevuto il vaccino, delle 100.000 persone che sono state vaccinate e poi testate una settimana dopo – un tasso di infezione del 5,4% di quelle vaccinate durante quel periodo. 
Altre 5.585 persone sono risultate positive al virus tra l'ottavo e il 14° giorno dopo aver ricevuto il primo vaccino, l'8,3% delle 67.000 persone che sono state vaccinate e testate durante quel periodo post-vaccinazione. 
Le persone sono risultate positive al test, anche più di due settimane dopo aver ricevuto la prima dose, tra il 15° e il 21° giorno, un periodo durante il quale è già prevista l'immunità parziale. Delle 20.000 persone testate durante questo periodo post-vaccino, 1.410 persone sono risultate positive, circa il 7,2%. Delle 3.199 persone che hanno effettuato i test del coronavirus tra il giorno 22 e il giorno 28 dopo il primo vaccino, 84 sono risultate positive (2,6%), comprese 69 persone che avevano ricevuto anche la seconda dose. 
Nell'ultimo mese sono state vaccinate in Israele circa 2,15 milioni di persone, di cui 300.000 hanno già ricevuto una seconda dose. 
In questa fase è ancora difficile trarre conclusioni definitive sull'efficacia del vaccino, nel bene e nel male. Alcuni problemi potrebbero essere legati al fatto che la maggior parte di coloro che sono stati vaccinati per primi e che hanno quindi accumulato il maggior tempo dopo la vaccinazione, hanno più di 60 anni. E come è noto l’efficacia di qualsiasi vaccino diminuisce con il crescere dell’età. Questo si può vedere nel vaccino antinfluenzale che è meno del 60% efficace tra coloro che hanno 65 anni e oltre, mentre è efficace dall'80 al 90% tra i giovani. Secondo Pfizer, il grande salto nell'immunità dovrebbe avvenire tra il giorno 15 e il giorno 21, quando l'efficacia del vaccino dovrebbe passare dal 52% all'89%, dopodiché la seconda dose ha lo scopo di portare la percentuale vaccinata al 95% di protezione. Non è ancora chiaro però in che misura il vaccino protegga dalle mutazioni del virus. 
Il giornale Calcalist ha scritto che il Comitato Helsinki per i diritti umani dovrebbe annunciare che Pfizer sta conducendo esperimenti umani non autorizzati in Israele. Il Comitato incaricato della supervisione degli studi sull’uomo dovrebbe presentare un parere al Ministero della Salute affermando che il processo di immunizzazione condotto con Pfizer è uno studio clinico e quindi deve essere approvato in anticipo dal Comitato. Il ministero della Salute ha però smentito questo fatto. Il dubbio però rimane.

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