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Siponto: la Puglia che non ti aspetti tra antichi ipogei e una curiosa Basilica in rete metallica


20/01/2020

di Valentina Zirpoli


È una delle più antiche città italiane e fu una delle più attive colonie romane, oltre che porto dell'Apulia. Per questo motivo sul suo territorio sorge uno dei parchi archeologici tra i maggiori del Mezzogiorno d'Italia. Stiamo parlando di Siponto, quartiere della città di Manfredonia, in Puglia, più precisamente nella provincia di Foggia, sul Gargano. 
Oltre che per il suo parco archeologico, di grandissimo pregio per le evidenze che presenta, risalenti prevalentemente alla fase romana, Siponto è celebre anche per la basilica medievale di Santa Maria Maggiore, protagonista di un importante progetto di valorizzazione e conservazione ad opera dell'artista milanese Edoardo Tresoldi, per l’Abbazia di San Leonardo, fondata all'inizio del XII secolo, e per i suoi ipogei di frequentazione neolitica.

Il Parco Archeologico e la Basilica di Santa Maria Maggiore

Il Parco archeologico di Siponto riveste una grande rilevanza in quanto testimonia l'importanza raggiunta dall’antica Siponto, colonia romana dal 194 a.C. e tra i principali porti della Regio II, prima di divenire anche sede di una delle maggiori diocesi della regione. 
Nel 194 a.C. Roma fece aspra vendetta sulle antiche città che le furono infedeli. Tra queste, vi fu Arpi alla quale fu tolta la libertà, furono abbattute le mura, le monete proprie e ogni altro diritto, fu confiscato il territorio (e l'approdo marittimo) di Siponto. 
Il centro dauno diventò colonia di cittadini romani. A seguito del progressivo impaludamento della laguna e la conseguente insalubrità l'insediamento fu spostato più a nord nell'attuale Santa Maria di Siponto. Otto anni dopo fu però necessario l'invio di un nuovo contingente di coloni, perché la città era già spopolata, a causa della malaria o della scarsa appetibilità di tale territorio causata dalla siccità. 
I primi cristiani perseguitati si rifugiano sottoterra per pregare negli Ipogei di Siponto. Nel IV secolo con l'Editto di Milano il cristianesimo diviene la religione ufficiale dell'impero. Secondo una leggenda, Siponto diventò una delle prime sedi vescovili d'Italia, il suo primo vescovo Giustino di Siponto sarebbe stato nominato direttamente da San Pietro. Il primo vescovo di cui si abbia notizia certa fu Felice I, il quale partecipò al Sinodo romano del 465. A lui viene attribuita la prima chiesa paleocristiana ad una sola navata con mosaici pavimentali a tessere bianche e nere, situata accanto all'odierna Basilica di Santa Maria Maggiore.


I resti della basilica paleocristiana a tre navate, con abside centrale e pavimento a mosaico, ricordano che Siponto fu sede di una delle più importanti diocesi della regione. Pregiati pavimenti musivi relativi alla fase di edificazione della basilica (IV sec. d.C.) e alla sua ristrutturazione, avvenuta nel secolo successivo, sono visibili all’interno della Basilica Medievale di Santa Maria Maggiore. 
La Basilica Medievale, edificata tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo, è uno dei cardini dell’architettura romanica pugliese. Ha la forma di un cubo sormontato al centro da una piccola cupola e una cripta con ingresso dall’esterno. Tra la fine dell’XII e gli inizi del XIII secolo fu sottoposta a numerosi interventi di rifacimento. Per la costruzione e la decorazione architettonica furono reimpiegati materiali della più antica Siponto (colonne, capitelli). Pregevole il portale con archivolto sostenuto da due colonne poggianti sul dorso di un leone. 
Di particolare interesse artistico sono il portale e l'icona della Vergine con il Bambino, sita all'interno del Santuario.


A partire dal 2016, nel Parco Archeologico di Siponto è stato realizzato il progetto “Dove l’arte ricostruisce il tempo”, una innovativa installazione in rete metallica opera del giovane artista lombardo Edoardo Tresoldi che richiama, nelle forme, l’ultima fase dell’antica basilica paleocristiana. Composta da 4.500 metri di rete elettrosaldata zincata, la basilica di rete metallica è alta 14 metri e pesa in tutto circa sette tonnellate. La coraggiosa scelta di far dialogare archeologia e arte contemporanea rientra in una visione complessiva di paesaggio inteso nella sua complessità temporale fra testimonianze del passato e attualità del presente.


Gli Ipogei

Gli Ipogei di Siponto sono grotte in parte naturali, scavate dal mare e in parte modellate dall'uomo. Furono abitate dal neolitico fino all'età del ferro. In seguito, furono aree sepolcrali pagane per la Siponto romana. 
Successivamente, i primi cristiani sipontini le utilizzarono sia come chiese rupestri per i primi riti cristiani, che per le sepolture. Le tombe furono scavate nel tufo e presentano ambulacri ed arcosoli. 
Gli ipogei rimasero una necropoli fino al XIII secolo, quando Siponto fu abbandonata per fondare Manfredonia. Furono utilizzate come cava di tufo per costruire la città di Manfredonia, poi ebbero la funzione di ricovero per animali e pastori o furono impiegate come vere e proprie abitazioni. 
Gli Ipogei Capparelli rappresentano la più grande Necropoli paleocristiana della Daunia. Ogni ipogeo è composto da 1 a 4 ambulacri o vestiboli divisi da grossi pilastri di roccia. Gli interni presentano arcosoli (monosomi e bisomi), che si susseguono lungo tutte le pareti, tombe biloculate o polisome, loculi per bambini, nicchie poggia-lucerne, croci greche incise. 
Sotto la moderna parrocchia di S. Maria Regina di Siponto si trovano gli ipogei di Santa Maria Regina. Risalgono ai secoli IV-X d.C. Dovettero avere un periodo di utilizzo piuttosto lungo con un nucleo più antico e un successivo ampliamento. 
Il primo ipogeo presenta 51 loculi che misurano 0,4m larghezza x 0,4m altezza x 1,70 lunghezza. Presentano tracce di calcina, usata lungo i bordi dei tegoloni che chiudevano ogni tomba. I resti di scheletri di bambini e adulti sono raccolti in un loculo distrutto, sotto un arcosolio. 
Si passa al secondo ipogeo attraverso un passaggio ottenuto col taglio della roccia di divisione, che ha così distrutto i diaframmi centrali di molti loculi. Questa grotta è costituita da un ambulacro centrale a croce greca, dal quale si aprono tre arcosoli polisomi contrapposti. 
Gli Ipogei Scoppa si trovano a ridosso e all'interno della pineta di Siponto e furono scoperti nel 1937, nel corso di lavori di bonifica. 
Il primo fu un edificio di culto paleocristiano del V secolo, dedicato ai Santi Stefano e Agata, attribuito a Lorenzo Maiorano. Sono visibili resti di mosaici policromi risalenti al V-VI secolo, resti di colonne, sepolture subdiali, resti di sarcofagi distrutti per costruire un canale di bonifica, coperchi di sarcofago in blocco litico displuviato con foro per il refrigerio. Una rampa di scalini danno accesso all'ipogeo, con 4 arcosoli all'interno di ciascuno dei quali rimangono le impronte di 5 sepolture. L'ipogeo fu successivamente trasformato in conserva idrica. 
Anche il secondo ipogeo fu interamente ricavato per escavazione all'interno del deposito geologico di natura calcarea. Un corridoio conduce ad un ambiente con due arcosoli e 20 loculi.


L’Abbazia di S. Leonardo

San Leonardo in Lama Volara è un'abbazia dedicata a San Leonardo di Noblac. 
Fondata all'inizio del XII secolo, entrò in declino già nella seconda metà del Duecento, passando sotto l'amministrazione di diversi ordini religiosi fino alla definitiva chiusura dell'ospedale nel 1809, che decretò il suo abbandono. 
Non è nota la data esatta della fondazione dell'abbazia, ma si sa che nel 1127 era officiata dai canonici regolari di Sant'Agostino, dunque è verosimile che il complesso sia stato costruito all'inizio del XII secolo o alla fine dell'XI secolo. Alla fine del secolo, all'abbazia erano già affiliate altre dieci chiese della zona, alle quali se ne aggiunsero altre quattro durante la prima metà del Duecento, indice dell'importanza acquistata in breve tempo. Questo periodo, dunque la prima metà del Duecento, può considerarsi il periodo più florido per l'abbazia, dopodiché ha inizio un rapido e inesorabile declino, dato soprattutto dalla scarsità di risorse economiche. Nel 1261 l'abbazia passa ai frati dell'Ordine Teutonico, che ne fanno il centro della loro attività in Puglia, rimanendovi fino alla seconda metà del Quattrocento. Usciti di scena anche i teutonici la gestione della chiesa, ormai considerata Badia, viene assegnata ai cardinali delle diocesi locali. 
Nel 1527, durante l'assedio di Manfredonia, le truppe di Odet de Foix occupano il convento, ma non dovettero procurare troppi danni se già nel 1538 la chiesa risulta officiata. Nel Seicento la chiesa passa ai frati minori i quali, durante la loro gestione, operano alcune modifiche al convento. Nel 1763, ad esempio, viene costruita ciò che oggi è la parte ancora abitabile del convento. I francescani lasciano la chiesa all'inizio dell'Ottocento, portando con sé l'originale simulacro ligneo di san Leonardo del Duecento, la statua della Madonna e le reliquie del corpo di san Celestino Martire, che vengono trasferite alla chiesa di Santa Maria delle Grazie di Manfredonia. Il Re di Napoli Gioacchino Murat, con decreto del 21 gennaio 1809, sopprimendo l'ospedale di San Leonardo, ne assegnava le rendite all'ospedale di Foggia, con l'obbligo di ricevere a mantenere gli infermi della zona di San Leonardo. L'abbazia viene completamente abbandonata. Il complesso subisce una serie di danni durante la seconda guerra mondiale, riparati nell'immediato dopoguerra da don Silvestro Mastrobuoni, che riapre la chiesa al culto e ne diventa parroco. Attualmente funge ancora da sede della parrocchia di Siponto. 
Tra il 2000 e il 2001, la facciata, alcuni esterni e alcuni interni dell'Abbazia sono stati utilizzati dal regista Pupi Avati per il suo film I cavalieri che fecero l'impresa. Nel film sono riconoscibili nella scena in cui tre dei cinque protagonisti della storia, ovvero Vanni delle Rondini, Ranieri di Panico e Giacomo d'Altogiovanni (impersonati rispettivamente da Thomas Kretschmann, Marco Leonardi e Raoul Bova) bussano alla porta del monastero per cercare ospitalità e riposo durante il loro viaggio e vengono in seguito imprigionati dal padre superiore, poiché Giacomo è indemoniato, all'insaputa dei suoi due compagni, che vengono di conseguenza considerati suoi complici e condannati.


Fonti: 
www.comune.manfredonia.fg.it

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