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Siria, il pericoloso spartiacque tra l'Occidente e l'Oriente

Dopo i bombardamenti effettuati nei giorni scorsi, si annunciano nuove sanzioni verso la Russia, colpevole, secondo la colazione occidentale, di aver guidato i raid siriani con armi chimiche su Douma


16/04/2018

di Damiano Pignalosa


Un weekend di fuoco, di bombe e di paura quello appena passato in Siria. 
La coalizione occidentale, formata da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, ha deciso di colpire Assad, reo di aver utilizzato armi chimiche per sedare le insurrezioni dei miliziani a Douma, accusa tra l'altro subito rispedita al mittente.  Una miscela di gas e armi convenzionali usati contro intere famiglie ammassate in scantinati di edifici semi distrutti a est di Damasco. 
I raid del 7 aprile scorso hanno causato almeno 100 morti e forse mille feriti. Dal canto suo, il governo siriano ha sempre smentito l'uso di gas tossici e la Russia respinge al mittente le accuse di essere coinvolta nei bombardamenti. Il governo siriano afferma che la risposta militare contro i miliziani di Douma è avvenuta dopo che questi hanno sparato diversi mortai e razzi contro quartieri residenziali di Damasco uccidendo quattro civili.
Non solo Assad, ma anche Mosca accusa il Regno Unito di essere responsabile dell'attacco effettuato con il gas sui civili. «Abbiamo dati inconfutabili: l’attacco chimico di Douma, in Siria, è stato organizzato. E i servizi speciali di un Paese, che ora sta cercando di essere nelle prime file della campagna russofoba, sono stati coinvolti in questa messa in scena». 
All’indomani delle dichiarazioni di Usa ed Europa sull’uso delle armi chimiche da parte di Assad in Siria lo scorso 7 aprile, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov interviene e attribuisce la responsabilità dell’attacco ai Paesi occidentali. E in particolare il portavoce del ministero, Igor Konashenkov, spiega di avere le prove video di un coinvolgimento diretto della Gran Bretagna nell’organizzazione della “provocazione” del presunto attacco chimico nella Ghuta, aggiungendo che i “cosiddetti Caschi bianchi” hanno ricevuto pressioni da Londra fra il 3 e il 6 aprile per affrettarne la realizzazione. 
Tutto ciò non è bastato per evitare l'inevitabile, infatti l'attacco è partito con grande soddisfazione soprattutto da parte del presidente francese Macron, che non perde occasione per accusare la Russia di complicità con il governo siriano nell'utilizzo di armi chimiche e coglie la palla al balzo per annunciare che ci saranno nuove sanzioni per Mosca, mentre le truppe americane resteranno in Siria ancora per molto tempo: «L'operazione è riuscita sul piano militare, i missili hanno raggiunto gli obiettivi, è stata distrutta la loro capacità di produrre armi chimiche. E da parte loro non c'è stata nessuna vittima», ha detto Macron. «La decisione di intervenire è stata presa domenica 8 Aprile - ha aggiunto Macron -, 48 ore dopo le prime identificazioni dell'uso di armi chimiche nella Ghuta orientale». 
Il presidente francese ha inoltre rivelato di aver convinto il collega Usa Donald Trump, che aveva espresso il desiderio di ritirare le truppe americane dalla Siria, a «rimanere a lungo».  
In verità in Siria c’è un’esigua presenza americana, appena 2mila soldati ufficialmente lì per combattere lo Stato Islamico, ma far tornare anche quelle truppe avrebbe un valore simbolico più grande, una ritirata strategica dal Medio Oriente che spianerebbe la strada alle ambizioni di Russia e Iran. E questo non è nei piani degli americani. Lo spiega Nikki Haley, braccio destro di Trump, affermando che le truppe americane rimarranno in Siria fino a quando non verranno raggiunti tutti gli obiettivi. Che sarebbero tre: 1) assicurarsi che le armi chimiche non vengano più usate in nessun modo e non ledano interessi americani. 2) sconfiggere lo Stato Islamico; 3) osservare le mosse dell’Iran. 
Insomma, di qualsiasi fazione si parli, arrivano solo dei proclami che si uniscono ad attacchi mediatici volti a rigirare le responsabilità del conflitto da una parte invece che dall'altra. A farne le spese, come sempre, è la povera gente che subisce quotidianamente le decisioni dei grandi della Terra che il più delle volte pensano di essere ad un tavolo per giocare a Risiko come si fa tra amici. Il problema è che qui, di veri amici, non se ne vedono e le bombe scagliate sono vere più che mai. Nell'eterna lotta che porta al controllo del Medio Oriente si rischia di far ripartire delle ruggini che sembravano essere state messe da parte, riportando davanti agli occhi della gente la possibilità di un nuovo conflitto mondiale che divide occidente ed oriente. Intanto restiamo davanti ai monitor nell'attesa di capire se la follia umana prenda il sopravvento o si riesca ad avere un minimo di lungimiranza che porti alla risoluzioni delle controversie nel modo migliore e senza ulteriore spargimento di sangue. 

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