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Sono soltanto regole. Alcune fanno male, altre uccidono. Perché il “Patto” va rispettato

Tradotta in oltre trenta Paesi, l’americana Michelle Richmond regala ai lettori un’altra prova d’autore imbastita su uno strano regalo


23/03/2020

di Valentina Zirpoli


Essere tradotti in oltre trenta Paesi non è da tutti. L’americana Michelle Richmond - nata a Demopolis, in Alabama, il 12 novembre 1970, e ora accasata in California dove vive e lavora - ci è invece riuscita. Agganciando una folta schiera di lettori con The Year of Fog, No One You Know, Dream of the Blue Room e The Marriage Pact, un thriller psicologico pubblicato dalla Rizzoli come Il patto (pagg. 496, euro 20,00, traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani). Un coinvolgente lavoro che proponiamo ai nostri lettori con un certo colpevole ritardo. Ma, come si sa, un buon libro rimase sempre un buon libro. 
Per maggiore chiarezza precisiamo che si tratta di una storia imbastita su un matrimonio fra due professionisti di successo: Jake, uno psicoterapeuta che si racconta in prima persona, e Alice, un avvocato in carriera, astuta e calcolatrice (ama infatti le sfide), che mette il lavoro davanti a tutto e che non risulta certo la parte più sentimentalmente coinvolta nella vita di coppia. In effetti si tratta di una donna capace di mettere a dura prova il marito, che è invece un uomo premuroso e attento alle sue necessità. Così non sorprende che lo faccia cadere (per la verità anche a sua insaputa) in una pericolosa trappola, rappresentata da un “Patto” che potrebbe avvicinarli ma anche allontanarli per sempre… 
Insomma, una storia come tante, ma con un pericoloso valore aggiunto negativo al seguito: alcune regole potrebbero fare davvero male, se non addirittura uccidere. Perché dal Patto che viene sottoscritto nessuno potrà più uscire. Nel senso che se qualcuno sgarra rischierà davvero grosso. Da qui una lettura inquietante, che finisce per rivisitare una normalità malata, imparentata con l’esasperazione e la follia. 
Detto questo, in realtà cos’è e da chi è composto il Patto? “Da un gruppo di individui uniti da una comunanza di intenti e di opinioni e che è stato creato nel 1992 - come spiega un’amica dei due protagonisti - su un’isoletta al largo dell’Irlanda del Nord”. Una congrega che, da allora, “è cresciuta esponenzialmente per dimensioni e impegno. E mentre regole e statuti sono cambiati con il tempo, gli aderenti sono aumentati e si sono diffusi sempre di più, la missione e lo spirito del Patto rimangono fedeli all’idea concepita fin dall’inizio dalla fondatrice Orla Scott”. Insomma, una specie di Club. Già, una specie… 
Tutto inizia quando Alice e Jake decidono di sposarsi e “guardano al futuro come a una distesa di possibilità infinite e felicità condivisa”. Così, sull’onda dell’entusiasmo, lei invita al matrimonio un suo cliente importante che, come dono di nozze, la gratifica di una scatola che cambierà per sempre le loro vite. 
In effetti “si tratta di un regalo anomalo, un invito a sottoscrivere - appunto - un non meglio precisato Patto, tramite l’adesione a un club esclusivo e glamour che accoglie una cerchia ristretta di persone affermate e unite dallo stesso obiettivo: ricavare il massimo dalle potenzialità del matrimonio, non solo per assicurare una vita di coppia piena e soddisfacente, ma soprattutto per tutelare la sacralità del vincolo nuziale”. 
Le regole sono semplici: “Scambiarsi un regalo al mese, concedersi un viaggio ogni trimestre e, quando il coniuge chiama, rispondere sempre. Piccole attenzioni, a prima vista, per iniettare linfa nella relazione”. E allora ecco Alice e Jack firmare il Patto sena preoccuparsi delle possibili implicazioni. Non rendendosi conto che il mancato rispetto delle regole potrebbe comportare conseguenze dure quanto inaspettate. 
Sta di fatto che il Patto, “seducente e pericoloso come il canto di una sirena”, trascinerà la nostra coppia in una nuova, certamente mai immaginata vita. Che a poco a poco “si svelerà ai loro occhi in tutta la sua morbosità e pericolosità. Perché il Patto non tollera errori o debolezze all’insegna di controlli stretti sui suoi membri. A fronte di un imperativo: nessun matrimonio può fallire e nessuno può uscirne”. 
Così Alice e Jake si renderanno presto conto che “dietro alla patina scintillante che avvolge il bel mondo californiano si nasconde un’altra verità, dai risvolti ben più cupi, sordidi e ineluttabili. E che la distanza che separa il sogno dall’incubo è sottile come un velo”. 
Il giudizio? Un lavoro che abbina una intrigante leggibilità alla riflessione sul ruolo della coppia nel matrimonio, forte di una scrittura impregnata di tensione e di inquietudine, che si addentra alla chetichella sui lati più oscuri della natura umana, che lascia percepire i rischi che si corrono quando ci si accollano regole assurde senza valutarne appieno le conseguenze. Il tutto supportato da un sottofondo di inquietudine e di ansia, se non addirittura di paura e di terrore, dimostrando - se mai ce ne fosse bisogno - quanto sia pericoloso il mondo delle consorterie, delle società segrete e delle sette.

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