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Sono tre i democristiani che "svergognano" il Pd

Si tratta di Pierferdinando Casini, Matteo Renzi e Romano Prodi. Vediamo di spiegarne il perché


19/02/2018

di Sandro Vacchi


Tre democristianoni tutti di un pezzo hanno dato in questi giorni l'ennesima prova dell'immortalità della Balena Bianca, mastodonte capace di sopravvivere a ogni mutamento politico, storico ed epocale. 
Lo hanno fatto seguendo i crismi eterni dello Scudo Crociato, vale a dire l'adattabilità, la furbizia, l'ipocrisia unita alla faccia tosta, certi che nessun italiano si accorgerà di certi mutamenti di pelle e di casacca, tanto ci sono quei dilettanti dei Cinque Stelle a distrarli coi loro finti rimborsi al partito: nemmeno capaci di rubacchiare qualche soldarello... 
Cominciamo dal compagno Pierferdinando Casini. Perché, non sapevate che è da sempre rosso come un papavero: non di vergogna, però, ma nel cuore. Iscritto alla DC dai tempi dell'asilo, una carriera come figlioccio di Arnaldo Forlani, poi di alleato di Silvio Berlusconi, poi di presidente della Camera come esponente del Centrodestra, il bel Pierfurby è oggi candidato con il Partito Democratico di Matteo Renzi. 
Ebbè, cosa c'è di male? Avrà cambiato idea, dopo quarant'anni, o no? 
Fatto sta che è stato fotografato mentre arringava i “tovarisch” sotto le icone dei santi del Partitone, con l'aggiunta di Giacomo Matteotti, l'unico antifascista non comunista (era socialista) accettato dai comunisti, in quanto ucciso dai fascisti nel 1924. E, coi tempi che corrono, i piddini si appropriano di tutto ciò che sa di antifascismo, ossessionati come sono da un fenomeno talmente mastodontico da suscitare il terrore del mondo intero, vale a dire i milioni di italiani pronti a rifare la marcia su Roma e a rimpinzare Piazza Venezia: proprio vero, eh? 
Il secondo democristiano si chiama Matteo Renzi, detto Morto che Cammina. Non avendo più fanfaluche e pinzillacchere da spacciare ai connazionali, s'è inventato la patente di antifascista. Per ottenerla non si va alla scuola guida, ma all'Anpi, organizzazione di fantasmi in quanto il partigiano più giovane che c'è oggi ha almeno 92 anni, e si risponde a un paio di domandine. Sei fascista? E come no! 
Consideri gli ebrei una razza inferiore? Naturalmente! Cosa pensi del compagno Palmiro Togliatti? Un lacché al servizio di Stalin... Con queste risposte, attenti che la patente non ve la danno. Poi uno può cantare, a scelta, “Bella ciao” o “Bandiera rossa” ed ecco un nuovo patentato antifascista. Gli suggeriamo cosa fare della patente: potrebbe sbatterla in faccia al suo segretario, il suddetto Renzi, che ha ridotto a il suo partito a un ammasso di macerie, o a una comica di Ridolini nella più benevola delle interpretazioni. L'ex boy scout democristiano, il chierichetto più falso del creato al quale i compagni hanno affidato come a un salvatore la guida del partito che fu di Gramsci, Togliatti e Berlinguer, l'uomo che ha rottamato le vecchie glorie ma anche il partito stesso, si permette di dare patenti a chicchessia? Contenti loro... 
Il terzo, ma più nobile, democristiano dalla faccia tosta è il professor Romano Prodi, un tempo detto Mortadella da chi non lo conosce bene: semmai Faina. I piddini, si sa, sono gente astuta. Dato che il Prof. è stato l'unico che ha sconfitto l'odiatissimo Silvio Berlusconi, e lo ha fatto per ben due volte, hanno pensato bene di rispolverarlo e di rigettarlo nell'arena, in quanto i sondaggi preelettorali sono per loro un de profundis. Il piccolo particolare che gli sfugge è che i successi prodiani risalgono il primo a ventidue anni fa, il secondo a dodici; tanto per sottolineare quale senso del tempo e dello spazio alberghi nel cervello delle menti più lucide d'Italia. 
Prodi, che detesta starsene con le mani in mano, ma ancora di più chi gli ha fatto lo sgambetto, non vedeva l'ora di fare il democristiano esperto e scafato con quei democristiani dilettanti e alle vongole che sono i comunisti nostrani. Non li ha mai chiamati compagni, mai! Una volta rifiutò di parlare sotto un ritratto di Che Guevara di fianco a Gianni Minà: non è mica un Casini qualsiasi. Oh, amici – ha dunque sorriso – con quale onore parteciperò alle vostre iniziative per la vittoria della democrazia, dell'antifascismo e semmai anche della mia Reggiana che sta andando maluccio. Eccolo quindi in pista a sponsorizzare il grigiastro Paolo Gentiloni, appartenente an una razza (si potrà dire?) che in cuor suo detesta: quella dei ricchi sessantottini: è conte, vive in un palazzo, militava nell'estrema sinistra. E' salito con lui su un palco, lo ha lodato, i nostalgici si sono sbrodolati in lodi, poi, così di passaggio, il Professore ha detto che non voterà per il PD: che è il partito di Gentiloni e di Renzi. 
Mai mossa fu più democristiana: il vincente, l'antiberlusconiano per eccellenza, la Madonna pellegrina da portare in processione sulle piazza d'Italia, non voterà per “loro”, quindi nemmeno per Casini che li rappresenta a Bologna. Ha bofonchiato, curiale, parroco dalle sette vite e dai dieci artigli, che lui non può fare scherzi al suo amico Giulio Santagata, e che quindi voterà la listarella di Insieme. Che sarà piccola e ininfluente, ma è stata fondata da un amico di sempre; vero e fidato, pensava Prodi senza però dirlo, in quanto Santagata c'era già ai tempi del suo primo governo, e ancora prima. E non gli ha fatto nessuno dei quattro sgambetti di cui dicevo sopra. 
Primo sgambetto: caduta del primo governo Prodi ad opera di Fausto Bertinotti. Seconda entrata a gamba tesa sul secondo governo ad opera dei dalemiani, che poi sostituirono il Prof a Palazzo Chigi. Terzo fallo da ammonizione, anzi, per lui da radiazione eterna: la sua mancata elezione alla presidenza della Repubblica attuata da 101 franchi tiratori mai individuati, quando tutto il partito sembrava mobilitato per Prodi. Quarto e ultimo fallo subito dal Professore: la mancata elezione al Quirinale anche quando Giorgio Napolitano decise di por fine al secondo mandato. Il partito, unito, scelse Sergio Mattarella. E chi guidava il partito? Matteo Renzi. 
Se voi foste un prodiano, o meglio ancora Prodi in persona, vi fidereste mai di Renzi? Soprattutto se vuole usarvi come specchietto per le allodole in vista di elezioni che si preannunciano una Waterloo? E, se voi foste Renzi, avreste mai la faccia tosta, l'ardire, l'insolenza di rivolgervi ancora a Prodi? Sì, se foste Renzi sì. Capito perché non capiscono un tubo? Prodi avrà mille difetti, ma di certo è una persona seria e nel PD attuale le persone serie non possono stare. Visto che non è mai stato né mai sarà comunista (nemmeno Renzi, se è per questo), non va con Liberi e Uguali della Boldrini, di Bersani e dell'odiato D'Alema, ma in un partitucolo amico, ininfluente, che però significa: pur di non mettermi con voi mi nascondo in cantina. 
Sugli altri versanti, i Cinque Stelle sono sormontati dallo scandalo dei parlamentari che non versavano parte dello stipendio al partito, e a favore di imprese ed economia, come annunciato. Non hanno rubato, ma hanno fatto una figura da peracottari, gente senz'arte né parte tesa probabilmente a intascare qualcosa in vista della perdita del lavoro in politica. Poi chi si li prenderebbe? Ricordiamo soltanto, a onore del vecchio PCI, che i parlamentari di quel partito versavano una bella fetta dello stipendio percepito da Camera e Senato nelle casse delle Botteghe Oscure. Perfino i giornalisti de “L'Unità” erano pagati sì secondo il contratto nazionale, ma dovevano lasciare una quota al partito. Molti di loro ci hanno rimesso fior di contributi, prima che il giornale fallisse più volte: a causa di iniziative editoriali demenziali come figurine e videocassette, oltre che di direttori all'aragosta e in tacchi a spillo e dell'abbandono delle facoltà di raziocinio dei vecchi vertici, oltre che della prona assuefazione antiberlusconiana portata avanti per anni mentre il mondo andava da un'altra parte. Per volere di chi? Del partito dei più intelligenti, delle menti fervide, di chi non si è mai accorto di niente: nemmeno dei democristiani che gli sfilavano il potere da sotto le natiche.

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