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Sotto la spinta dei Cinque Stelle il Governo adesso tende la mano alle famiglie

Luigi Di Maio punta ad aumentare le agevolazioni e i contributi statali per chi decide di avere dei figli


13/05/2019

di Damiano Pignalosa


Sogno o son desto? L’Italia sembra svegliarsi da un torpore normativo che da sempre non fa altro che accrescere il divario con le altre potenze europee sfociando nelle solite esclamazioni: “loro fanno le leggi giuste perché sono più bravi di noi”. Questa volta sembra che la retta via sia quella indicata da Francia e Germania e, rullo di tamburi, non si tratta né di politiche di austerity, né di fantasiose formule finanziarie. L’argomento in questione è la famiglia e le agevolazioni che uno Stato civile dovrebbe emanare per far sì che l’avvento di un figlio porti gioia e felicità invece che disperazione e preoccupazioni economiche.
Quello a cui si punta è di trovare le risorse necessarie per “allargare” le famiglie italiane spronandole a non aver paura di concepire figli. Questa percorso può essere attuato semplicemente seguendo l’esempio dei partner europei attraverso interventi mirati dello Stato volti a ridurre la spesa che deriva dall’ampliamento del nucleo familiare.
Il primo miliardo da mettere sul piatto c’è già: è quello risparmiato per il reddito di cittadinanza che il vice premier Luigi Di Maio ha già promesso di destinare agli interventi per le famiglie. Ma altre risorse potrebbero arrivare da altre fonti: dai vari bonus per nascite e asili nido (oltre 2 miliardi l’anno) alle risorse che l’Inps mette da parte e non investe totalmente per gli assegni familiari (un altro miliardo) fino a una parziale rimodulazione degli 80 euro di Renzi (in tutto valgono 10 miliardi). Su questa proposta effettuata proprio dal vice premier Di Maio, il ministro del lavoro e dello sviluppo economico aggiunge: «Abbiamo risparmiato un miliardo di euro dal Reddito di cittadinanza perché abbiamo respinto il 25 per cento di richieste che non erano idonee. Questo miliardo di euro lo metteremo sul decreto legge che stiamo scrivendo e che ci consentirà, quando nasce un bambino in Italia, che questo bambino possa avere gli stessi aiuti di un bambino tedesco o francese».
Gli aspetti più interessanti  della riforma sono due: uno è quello dell’abbattimento dei limiti di reddito (oggi viene erogato in proporzione) infatti attualmente per un figlio l’assegno parte dai 137 euro al mese con 14mila euro di reddito per scendere a poche decine di euro sopra i 30mila euro di redditi. Penalizzando così soprattutto le classi medie. In secondo luogo il nuovo assegno famigliare più corposo rispetto a quello attuale sarebbe invece per tutti, anche quindi per i lavoratori autonomi con figli. Questo sarebbe un vero e proprio passo in avanti, fatto soprattutto in un Paese che vanta un numero cospicuo di questa tipologia di individui fin troppo spesso messi in disparte nelle varie agevolazioni economiche per dar spazio in maniera più rilevante ai lavoratori dipendenti.
Una buona strada che tende la mano ai cittadini e in particolar modo alle famiglie. La strada è ancora lunga e bisognerà vedere come il governo riuscirà a chiudere questa partita per poi affrontare le altre tematiche che pesano come una mannaia sulla testa del Paese: la riduzione del cuneo fiscale e la crescita. Nonostante nell’immaginario di molti il passo in avanti fatto verso le famiglie potrebbe rappresentare una mossa elettorale in vista delle europee, dobbiamo dare atto che la manovra serve al Paese anche per ridurre quel gap culturale e civile che senza alcun dubbio esiste nei confronti delle altre nazioni europee. Ora più che mai ci dev’essere coesione d’intenti con un unico obiettivo comune: ridare all’Italia quella forza e quell’importanza che merita con manovre sensate e utili a tutto il Paese.

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