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Storie e segreti delle grandi famiglie italiane

Dagli Agnelli ai Versace, dai Manzoni agli Olivetti, Rossella Monaco racconta le fortune e i protagonisti delle dinastie più potenti e influenti. Con un profilo di riguardo dedicato a Giacomo Matteotti


06/04/2021

di Giambattista Pepi


Il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti, il parlamentare di Fratta Polesine (Rovigo), segretario del Partito socialista unitario (Psu) era atteso a Montecitorio per pronunciare un atteso discorso, ma non vi sarebbe mai giunto. Cercato invano per giorni, il suo corpo fu ritrovato per caso solo il 16 agosto, tra le 7 e 30 e le 8 del mattino, dal cane di un brigadiere dei Carabinieri in licenza, Ovidio Caratelli, nella macchia della Quartarella, un bosco nel comune di Riano, a 25 chilometri da Roma. Era stato abbandonato dai suoi assassini sotto pochi centimetri di terra.  
Autori materiali del delitto furono una squadra di fascisti capeggiata da Amerigo Dùmini. Il movente dell’efferato assassinio - avvenuto all’interno di una Lancia Lambda a seguito di una colluttazione, nel corso della quale venne ferito a morte con una lima - era da ricercare nei veementi interventi pronunciati il 31 gennaio 1921 e il 30 maggio 1924 alla Camera dei deputati con cui il deputato aveva denunciato il clima di intimidazione e i brogli elettorali commessi dalle bande paramilitari fasciste: in particolare durante le elezioni politiche del 6 aprile, stando a quanto dichiarato il 14 giugno 1924 dagli imputati Dùmini, Albino Volpi e Amleto Poveromo, tutti accusati di sequestro di persona e omicidio volontario e poi condannati a sei anni di carcere per omicidio preterintenzionale (tutti gli altri coimputati furono prosciolti). 
In realtà si scoprì che l’assassinio sarebbe stato commesso per impedire che Matteotti riferisse sull’affaire Sinclair Oil: la compagnia petrolifera statunitense, all’epoca sostenuta economicamente da alcuni dei principali gruppi finanziari di New York, tra cui la banca del magnate John Davison Rockefeller che, in cambio della concessione esclusiva per la ricerca e lo sfruttamento per 50 anni di tutti i giacimenti petroliferi presenti in Emilia e in Sicilia aveva versato tangenti, tra gli altri, ai ministri Gabriello Carnazza, Orso Maria Corbino, a Benito Mussolini e a suo fratello, Arnaldo. Il giorno in cui fu ucciso aveva documenti compromettenti procuratisi durante un suo viaggio a Londra, tenuti in una valigetta, che non fu mai ritrovata. 
Quello di Matteotti e dei suoi familiari è uno dei venticinque ritratti di personaggi e di famiglie (certamente uno dei più drammatici e sconcertanti) che, per meriti o fortune avverse, si sono distinte dall’Unità a oggi e descritti da Rossella Monaco nel libro Storie e segreti delle grandi famiglie italiane (Newton Compton, pagg. 320 pagine, euro 12,00). 
Ma per tornare alla vicenda Matteotti, il delitto fece vacillare il regime e tremare Mussolini. Lo sdegno e la protesta per l’eccidio furono generali, ma non impedirono al fascismo di portare a compimento il suo disegno: instaurare una dittatura illiberale e autoritaria che costituì una rottura nella storia politica postunitaria. Dopo averla respinta, Mussolini in un discorso alla Camera dei Deputati il 3 gennaio 1925, si sarebbe assunto la responsabilità politica e morale del delitto Matteotti, sebbene testimoni e storici negli anni successivi abbiano escluso che egli ne fosse il mandante. 
La vedova Velia e i figli Giancarlo, Matteo e Isabella non accusarono mai Mussolini, neppure dopo la sua uccisione e la caduta del regime nel 1945 e - cosa altrimenti inspiegabile e straordinaria - non si costituirono parte civile nemmeno al processo del 1947, in quanto il fascismo (che però nel 1947 non esisteva più) ne avrebbe “comprato” il silenzio.  
L’autrice (nata a Vaprio d’Adda, in provincia di Milano, nel 1986, ha tradotto libri di Charles Dickens, Henry David Thoreau, Julies Verne, Francis Scott Fitzgerald, e pubblicato libri biografici dedicati a scrittori e uomini politici del presente e del passato) ha intrapreso un per­corso alla scoperta dei misteri, dei segreti, delle curiosità e degli occul­tamenti che, per interessi politici, economici o di etica personale, sono stati taciuti o sono passati in secon­do piano. 
Dagli Agnelli ai Versace, dai Manzoni agli Olivetti, dai Ferrari ai Gucci, dai Crespi ai Marzotto gli uomini e le donne raccontati in questa opera sono, a loro modo, simboli delle fasi della storia del nostro Paese e han­no contribuito a scriverla, in diversi ambiti e periodi: dalla costruzione delle città moderne ai primi voli, dai neonati tentativi di progresso industriale alla smaterializzazione di capitali e idee. Dalla Terra allo spazio, dai sacrifici allo spreco, dal­la malattia alla cura, dalle libertà alle chiusure, andata e ritorno. 
“Michel de Montaigne ha detto che governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno e non c’è massima più vera” scrive l’autrice nella postfazione. “La famiglia però io me la immagino come uno scaffale pieno di palle di vetro con la neve: tutto in ogni palla sembra immutabile, per generazioni, a parte qualche scossa, che, di tanto in tanto, aziona una bufera. Ogni pezzo è un destino, un ricordo messo sulla mensola insieme agli altri…”. 
“E siccome lo scaffale si trova in questo nostro mondo, il tempo finisce per intervenire su ogni sfera, ne graffia il vetro, ne rompe persino qualcuna. Ma alla fine - confessa l’autrice - per quanto possiamo fare programmi, decidere per noi stessi e per gli altri, farci influenzare dalle persone che ci circondano e che amiamo, la fortuna, il caso e la provvidenza intervengono sempre a scompigliare i piani, a scuotere la palla di vetro e ricordarci che l’incomprensibile rimane il più eccellente creatore di storie e di senso”.

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