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Sugli "Eurobond" Berlino si condanna all’autodistruzione

Il Covid-19 è servito, se non altro, a fare chiarezza sui rapporti di forza all'interno dell'Unione europea


14/04/2020

di Artemisia


L’Unione è finita. Ammesso che sia mai esistita. Il Covid-19 è servito, se non altro, a fare chiarezza sui rapporti di forza all’interno dell’Europa. 
Basterebbe citare la prima pagina del Die Welt, con l’ignobile titolo che diffidava la Cancelliera Angel Merkel dal dare il consenso ai prestiti all’Italia perché andrebbero alla mafia, per capire che la solidarietà non abita nella Ue. 
La riunione dell’Eurogruppo, con questi precedenti, non poteva che concludersi nel modo che tutti temevano, ovvero la considerazione del Mes, il meccanismo di stabilità, come uno dei pilastri per aiutare i Paesi in difficoltà, ma circoscritto, questa volta, senza condizioni ai soli aiuti sanitari. La ricostruzione dopo la pandemia sarà finanziata da un fondo, ancora da definire nelle modalità e nel plafond. 
Ad aprire il fronte del No agli Eurobond, per far fronte alla crisi della pandemia, è stata l’Olanda, ma è evidente, anche ai più ciechi, che dietro c’è la Germania. E non potrebbe essere diversamente, dal momento che la Cancelliera Merkel, accreditata per un altro mandato, ha un interesse di politica interna a sposare la linea del rigore contro i Paesi considerati “cicale”. 
La Cdu sta strappando consensi alla destra e un cedimento ora vorrebbe dire perdere terreno. Tant’è che come ha rivelato El Pais, Berlino si sarebbe adoperata per escludere dalle riunioni preparatorie dell’Eurogruppo, il presidente del Parlamento europeo Davide Sassoli. 
Su questo non abbiamo però sentito nessuna rimostranza da parte del premier Giuseppe Conte e nemmeno dal diretto interessato. Sempre secondo El Pais, che cita fonti diplomatiche, la Merkel avrebbe voluto addirittura escludere dalle riunioni la presidente della Bce Lagarde, considerata troppo “morbida” verso Italia e Spagna. Il timore era di veder spostare la linea delle decisioni verso i Paesi del Sud. 
Ma cosa sono gli Eurobond? Sono titoli pubblici – l’equivalente dei nostri Btp o dei Bund tedeschi – emessi però non da un singolo Paese, ma da un’agenzia o un ente dell’Unione europea e ripagati da ognuno in base al suo peso nell’economia europea. Il vantaggio è che i tassi di interesse da pagare agli investitori per convincerli a comprare quei bond, finanziando così l’intera Unione, sarebbero più bassi rispetto a quelli dei titoli nazionali. Gli interessi di un ipotetico Eurobond sarebbero sicuramente più bassi rispetto a quelli pagati dai Paesi del Sud Europa, a partire dall’Italia che oggi paga agli acquirenti dei suoi Btp un tasso intorno all’1,6%. Gli Stati a basso debito pubblico, come la Germania, non ne avrebbero un vantaggio perché può vendere i suoi titoli di debito ad un interesse più basso e nel casso di Berlino addirittura negativo. 
Allora verrebbe da chiedere perché i Paesi del nord Europa dovrebbero avallare gli Eurobond senza trarne nessun vantaggio. La risposta sta non solo nel richiamo al valore della solidarietà, elemento fondante dell’Unione. 
Oltre a una questione etica c’è un aspetto economico. Anzi questo viene prima. Più l’Europa è forte, con meno Paesi indebitati e fragili, e più è in grado di far fronte alla concorrenza dei colossi asiatici, a cominciare dalla Cina, degli Stati Uniti e della Russia. 
Un’Europa debole è destinata a soccombere e con lei anche l’economia tedesca e dei Paesi nordici che ora non sono in grado di guardare oltre il loro orticello di convenienze domestiche. E infine, Berlino che non si è mai curata del surplus della bilancia commerciale, in aperto dispregio delle regole europee, a chi venderà si sui prodotti dal momento che il secondo mercato di riferimento per il suo export, l’Italia sarà meno forte e quindi meno disposto a acquistare merce straniera? Stupisce quindi la cieca ottusità di un Paese che pure ha sempre voluto arrogarsi il ruolo di guida dell’Europa. Il premier Giuseppe Conte ha ribadito che il Mes non è uno strumento adeguato per l’Italia e ha insistito sull’Eurobond. 
Sarà difficile far passare questa linea al Consiglio dopo che all’Eurogruppo il No è stato così netto.

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