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Sulle mille strade del crimine organizzato (e del cuore) con Lorenzo Giroffi

Un romanzo-verità capace di raccontare in punta di penna il ventre nero dell’Europa e non solo. Fra uomini dei clan, faide e un obiettivo: fare il salto nella malavita che conta. Ma c’è un confine invalicabile…


07/12/2020

di LUCIO MALRESTA


Diciamolo subito: quello proposto dal giornalista d’inchiesta Lorenzo Giroffi per i tipi della Rizzoli, La linea della notte (pagg. 266, euro 18,00), si propone come un “romanzo-verità capace di raccontare in punta di penna il ventre nero dell’Europa” e non solo. Una storia che graffia, si addentra fra le pieghe scure dei clan e delle faide, lasciando comunque spazio a quel confine invalicabile rappresentato dalla frontiera del cuore. 
Per la cronaca il nostro autore è nato a Casagiove il 28 gennaio 1986. Ovvero un Comune campano, che si trova in provincia di Caserta, il cui nome risale al 1872 (sino ad allora si chiamava Casanova-Coccagna) quando diversi membri del consiglio municipale ritennero opportuno il cambiamento in quanto ritenevano che in passato, proprio nel loro territorio, ci fosse stato un tempio dedicato a Giove. 
Lui che sarebbe diventato giornalista professionista a soli 23 anni e mezzo, e precisamente il 7 luglio 2009, dopo aver iniziato a darsi da fare con una radio di provincia della sua zona, raccontando vicende di camorra. A seguire avrebbe allargato la sua attenzione alle vicende estere, seguendo in presa diretta le primavere arabe e la guerriglia sui monti del Kurdistan, le rotte migratorie in Africa e la guerra nel Donbass, il golpe in Burkina Faso, la rivoluzione burkinabé e la battaglia di Mosul, i cartelli messicani, la crisi venezuelana e il conflitto libico. 
Autore di diversi libri - Visioni meccaniche, Il mio nome è Kurdistan, Ucraina, la guerra che non c’è (scritto con Andrea Sceresini), La seconda vita di Majorana e Il Fornaio - ha vinto grazie alle sue approfondite inchieste, pubblicate da importanti testate, il premio “Reporter contro l’usura”, il premio di giornalismo internazionale “Maria Grazia Cutuli” e quello dedicato a Ivan Bonfanti. 
Insomma, una lunga militanza sul campo che lo avrebbe portato a dare voce a questo intrigante romanzo, appunto La linea della notte, che si dipana “dalla provincia campana alla guerra in Donbass, dalle periferie romane alla repubblica della Transnistria, seguendo le mille connessioni del crimine organizzato e indagando il cuore nero dell’Europa”. Di fatto una storia a tinte forti che si nutre di verità scomode, ma raccontate con un garbo e una malizia narrativa che non è da tutti. Giocando a rimpiattino - da dilettanti allo sbaraglio quali si propongono i tre protagonisti - con la mala campana, pugliese e balcanica; con le scommesse del calcio; con lo spaccio e le sfide clandestine… 
Detto questo, spazio alla sinossi. Poco più di cento miglia separano le coste pugliesi da quelle del Montenegro e, nella luce limpida di certe mattine, dal litorale italiano si vedono le montagne dell’Albania. Quando si ritrovano dall’altra parte del mare, Anna, Roberto e Gino hanno un unico obiettivo: fare il salto nella malavita che conta ed esorcizzare i loro fantasmi. Ma per riuscirci devono beffare la frontiera di acqua salata e aprire una nuova via per l’eroina. 
Ma chi sono e da dove vengono i tre protagonisti di questa storia? Anna in realtà è una trans. Si chiama Antimo ed è la figlia di don Franco Salano, il boss di Forcella. Ed è cresciuta tra i vicoli dei Quartieri dedicandosi al pizzo e all’usura, sopportata solo per il cognome che porta. Roberto Flores invece ha trentasei anni, viene da Capodrise ed è stato una promessa del pugilato, ma alla fatica della boxe ufficiale ha preferito i soldi facili dei combattimenti clandestini. Cinico e scaltro, è stato un corriere della droga e un soldato sulle piazze di spaccio della capitale. Infine Gino: è lo zio di Roberto e ha passato la vita a fuggire dalla campagna in cui è nato. Per lui l’avidità è un comandamento e il tirare a campare un’arte. 
Sta di fatto che, districandosi tra le faide dei clan balcanici, scivolando in notti buie come la pece sulle onde dell’Adriatico, i tre hanno deciso di prendersi un posto al sole. Ma ancora non sanno che quel posto si trova oltre l’unico confine davvero invalicabile: la frontiera dei loro cuori… 
Fermo restando che “la vera essenza dei tre protagonisti, ma anche di tutti gli altri personaggi che costellano il romanzo - ha tenuto a spiegare l’autore - si svela in una notte oscura come la loro anima, come il buio che si portano dentro”. Un concetto abbinato a quello di confine, di frontiera, geografica e al tempo stesso temporale. Quel limite che Anna, Roberto e Gino “vogliono varcare in cerca di un riscatto da quello che sono. Senza però mai riuscirci in quanto, succubi della loro impreparazione, sono destinati alla sconfitta”.

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