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Sulle orme di Dante tra Romagna e Toscana: visitando il borgo di Gradara, la giocosa cascata dell'Acquacheta, l'Eremo dei Toschi...


27/07/2020

di Valentina Zirpoli


© Cammino di Dante

Sappiamo che il 10 marzo 1302 Dante Alighieri, dopo un processo farsa al quale preferì sottrarsi, fu condannato in contumacia all’esilio da Firenze con l’accusa di baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia. 
Ciò per il Sommo Poeta significò dire addio per sempre alla sua amata terra e l'inizio di una lunga fase di sofferenza interiore e di ripensamento della sua poetica, che costituì l'humus ideologico e stilistico del suo capolavoro immortale: la Divina Commedia. 
Ma questo fu anche il momento in cui egli iniziò il suo viaggio attraverso i sentieri e le vie medievali che univano la Romagna e la Toscana; un percorso a tappe ricco di luoghi suggestivi che ritroviamo nella sua stessa Opera. 
È da qui che nel 2012, grazie ad una passione condivisa per Dante Alighieri tra entusiasti di trekking e studiosi della Divina Commedia, nasce Il Cammino di Dante®, associazione no-profit che ha ottenuto il patrocinio del Mibac – Ministero per i beni e le attività culturali (www.camminodante.com).    
Lo sguardo è già proiettato al 2021, quando si celebrerà il 700esimo anniversario dalla morte di Dante Alighieri. 
Come altri cammini di tutto il mondo, il Cammino di Dante® è caratterizzato da strutture non sfarzose e costi contenuti a contatto con la natura. Non è solo un percorso di trekking, ma anche un percorso culturale, artistico, filosofico e spirituale tra Ravenna e Firenze. 
Perché quindi non approfittare delle prossime ferie per andare alla scoperta di questi luoghi? 
Di seguito alcune tappe significative di questo suggestivo cammino. 

La Pineta di Classe (Ravenna) 

Il Sommo Poeta richiama la Pineta di Classe, frazione in provincia di Ravenna, nel canto XXVIII del Purgatorio: «tal qual di ramo in ramo si raccoglie per la pineta in su ’l lito di Chiassi, quand’Ëolo scilocco fuor discioglie». 
La pineta è citata e descritta anche nel Decamerone di Giovanni Boccaccio, nella novella ottava della V giornata, che ha come protagonista Nastagio degli Onesti. Scrive Boccaccio che Nastagio: «di Ravenna uscì e andossene ad un luogo forse tre miglia fuor di Ravenna, che si chiama Chiassi». Nastagio si avventura inavvertitamente nella pineta: «piede innanzi piè sé medesimo trasportò, pensando, infino nella pigneta. Ed essendo già passata presso che la quinta ora del giorno, ed esso bene un mezzo miglio per la pigneta entrato». Qui assiste alla scena chiave della novella: la caccia e l'uccisione di una giovane da parte di un nobile che la insegue a cavallo. L'episodio è raffigurato in quattro celebri tavole del Botticelli, ugualmente ambientate nella Pineta. 
La pineta di Classe è un grande bosco di 1082 ettari di superficie, di cui 900 di bosco di conifere, situato nel parco regionale del Delta del Po dell'Emilia-Romagna. 
La flora annovera la presenza di diverse varietà botaniche come il leccio, la farnia, il carpino e ovviamente il pino. Interessanti sono le forme vegetali nei pressi delle radure e delle zone allagate. La fauna ha perso molti dei suoi protagonisti negli ultimi decenni a causa dell'insistente e dannosa presenza dell'uomo. Infatti, nonostante sia area protetta e faccia parte del parco del Delta, vi è permessa la caccia. Tra gli uccelli sono presenti il picchio rosso, la garzetta, il cavaliere d'Italia, l'airone cinerino, la civetta, il gufo comune, l'allocco e la poiana. Sono presenti inoltre la testuggine palustre, la volpe rossa e l'istrice, oltre ad una piccola popolazione di daini.


San Leo (Rimini) 

San Leo, piccolo borgo in provincia di Rimini, viene ricordato da Dante Alighieri nel IV Canto del Purgatorio, dove scrive: «Vassi in San Leo… ma qui convien ch’om voli», definendo la località, posta su uno sperone di roccia, raggiungibile solo in volo. 
Questa località è celebre per la sua fortezza, posta appunto su un enorme e invalicabile masso roccioso, che per la sua posizione strategica, fin dall’antichità, fu un posto inespugnabile. 
Il forte, che ospitò non solo il Sommo Poeta, ma anche San Francesco, venne trasformato, per opera del senese F. di Giorgio Martini, nel più bello e grande arnese di guerra del Montefeltro. 
Nella sua fortezza, inoltre, finì i propri giorni Giuseppe Balsamo, noto come Alessandro conte di Cagliostro, uno dei più enigmatici ed affascinanti avventurieri dell’età dei Lumi. La sua fama d’alchimista e guaritore raggiunse le corti più importanti d’Europa, dove diffuse la dottrina della massoneria egiziana.


Cascata dell’Acquacheta (Forlì Cesena)

L’imponente Cascata dell’Acquacheta viene descritta nel XVI canto dell’Inferno di Dante. 
Alta circa 70 metri e larga, alla base, 35 metri, viene paragonata dal Poeta all’orrido salto del fiume infermale Flegetonte: «Come quel fiume c'ha proprio cammino prima dal Monte Viso 'nver' levante, da la sinistra costa d'Apennino, che si chiama Acquacheta suso, avante che si divalli giù nel basso letto, e a Forlì di quel nome è vacante, rimbomba là sovra San Benedetto de l'Alpe per cadere ad una scesa ove dovea per mille esser recetto; così, giù d'una ripa discoscesa, trovammo risonar quell'acqua tinta, sì che 'n poc'ora avria l'orecchia offesa». 
L'Acquacheta è un corso d'acqua tosco-romagnolo, affluente del fiume Montone, che nasce sull'Appennino toscano nei pressi del monte Lavane nel comune di San Godenzo, in Provincia di Firenze. Poco prima di passare per San Benedetto in Alpe in provincia di Forlì-Cesena, dove unendosi al Troncalosso forma il Montone, precipita in modo spettacolare da un alto salto di arenaria, dividendosi in mille, rumorosi rivoli. L'altezza del salto più alto delle cascate è di circa 90 metri, collocandola di fatto tra le maggiori dell'Appennino settentrionale. Oggi la cascata è inserita nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, di cui rappresenta uno degli elementi naturali più importanti e si raggiunge tramite due ore di sentiero dalla frazione di San Benedetto in Alpe (FC). 
La cascata dell'Acquacheta è oggi meta di turismo, sia per il valore letterario del luogo (che rientra nei cosiddetti "parchi letterari"), sia per il suo valore naturalistico.

 


© Cammino di Dante

Premilcuore (Forlì Cesena)

Altro luogo caro a Dante è Premilcuore, uno dei luoghi più caratteristici del crinale appenninico, in quella striscia di territorio in cui i costumi e le usanze di due regioni si uniscono e si fondono nella Romagna-Toscana. 
Secondo la tradizione Premilcuore sarebbe stata fondata nel 215 d.C. dal centurione Romano Marcelliano che con alcuni soldati si sarebbe rifugiato lungo la boscosa e disabitata vallata del Rabbi per sfuggire alla vendetta dell'imperatore Caracalla il quale lo riteneva responsabile di aver fomentato una sommossa contro di lui. Romano Marcelliano, rifugiandosi in tali aspre zone, iniziò una nuova vita, dedicandosi alla pastorizia, all'agricoltura e alla caccia. Con il passare del tempo vi si unirono altri esuli romani che, assieme alle poche altre genti della zona, diedero inizio alla piccola comunità. 
Da non perdere, la meravigliosa Grotta urlante, una delle cascate più belle e suggestive della zona, che si trova in località Giumella, a circa 3 Km lungo la strada che porta a Firenze, sotto quello che anticamente era chiamato “Ponte a scanno”, costruito intorno al XVII secolo. Il ponte è formato da un’unica arcata di 16 metri che si eleva su una gola dove le acque del fiume precipitano in un gorgo profondo, appunto la Grotta urlante. 
La bellezza di questa cascata è stata menzionata anche dal Financial Time nel 2015.


Eremo dei Toschi (Firenze)

L'Eremo di Santa Maria o Eremo dei Toschi, in località San Godenzo, domina, da una posizione isolata, sulla Val Montone e sullo spartiacque appenninico principale. 
In questo luogo, immerso in un paesaggio straordinariamente integro, è ancora possibile percepire le condizioni di quiete e isolamento che mille anni fa hanno ispirato l'edificazione di questo romitorio. 
La Chiesa, tuttora consacrata, è storicamente integrata nel complesso colonico ancora abitato e funzionale per le attività di coltivazione e allevamento tradizionali. 
Le prime notizie dell’Eremo risalgono al 1021. Nel 1028 il vescovo di Fiesole, Jacopo il Bavaro, la concedeva ai monaci benedettini dell'Abbazia di San Gaudenzio in Alpe. Nel 1482 la chiesa passò, insieme al monastero da cui dipendeva, all'ordine dei Servi di Maria della Santissima Annunziata di Firenze. La piccola comunità religiosa dei Servi di Maria fu soppressa nel 1652. 
L'edificio, recentemente restaurato, si presenta ancora nella sua struttura ottocentesca ad un'unica navata. Da qui proviene una campana, datata 1294, ancora conservata presso la chiesa di San Gaudenzio.


© Cammino di Dante

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